Donne e conoscenza storica

 

 

 

Cambiare le carte in tavola

Le donne invalidano la tradizione storiografica maschile

 

Il 27 maggio al Circolo della Rosa il gruppo delle storiche di Marirì Martinengo, di cui faccio parte, ha invitato all'incontro "Tè, storia e pasticcini" le insegnanti, le ricercatrici e le appassionate di storia e di politica delle donne per una conversazione politica.

Abbiamo sentito l'esigenza di ampliare il confronto e interrogare in modo più approfondito il senso di scacco, che abbiamo registrato nei luoghi in cui operiamo e che abbiamo investito dei nostri desideri. La pretesa di cambiare la storiografia per iscrivervi la differenza sessuale, cui abbiamo lavorato per anni, è illusoria e ingannevole?

Nel corso del dibattito tutte le presenti concordano che c'è stato un terremoto simbolico. Ma come ci giochiamo il momento presente?

Siamo adesso ad un passaggio doloroso, nel senso che ci siamo rese conto della contraddizione fra due pratiche: da un lato promuovere e desiderare la libertà femminile, a partire da sé, dall'altra cercare di dire e insegnare una storia di donne e uomini, come se fossero alla pari.

La prima pratica ha provocato una rottura simbolica, un vuoto, una sorta di mise en abime (azzeramento) che ha fatto percepire il senso di illusorietà o meglio impossibilità di inserire le donne nella storia costruita dagli uomini con i loro canoni storiografici.

Non si può riscrivere la storia di donne e uomini, se non in chiave ideologica, come tentano di fare Anna Bravo, Anna Foa, Lucetta Scaraffia (I fili della memoria. Uomini e donne nella storia) con un'operazione, che pur presentandosi come la più avanzata nel settore della manualistica scolastica, rivela la trama di un'operazione forzata, ispirata al paradigma della cittadinanza inclusiva, in cui non c'è traccia del desiderio di libertà che le donne hanno espresso nella civiltà anteriore alla rivoluzione francese, presa come inizio del paradigma dell'uguaglianza.

In un manuale di storia siffatto la soggettività forte di donne come le trovatore, le mistiche le badesse sarebbe imbarazzante, invaliderebbe lo schema concettuale preso a prestito dalla storiografia maschile progressista, il quale recita che solo con la scolarizzazione le donne hanno cominciato a scrivere e a dire cose interessanti e significative.

Al contrario, le insegnanti presenti, che hanno sperimentato nella scuola o all'università l'insegnamento della storia facendo conoscere i testi e le opere delle trovatore, delle badesse o delle mistiche hanno scoperto che queste donne hanno prodotto scritti validi ancora oggi pur non essendo state scolarizzate e istruite, come gli studiosi loro contemporanei, in senso tradizionale.Io personalmente, insegnando alle mie allieve la storia russa antica attraverso biografie e scritti di donne, ho sperimentato un crescente amore per lo studio di queste, che scalzava e spostava sempre più lontano, fino ad azzerarlo l'interesse delle allieve per la storia tradizionale, quella delle imprese maschili , di solito guerresche.

Alle giovani generazioni piace una storia improntata sulla differenza e sulla libertà femminile.
Molto meno favorevolmente, questa impostazione mentale è accolta dalle colleghe e dai colleghi, che frappongono una sorta di resistenza emotiva, diventando sordi al dialogo con quelle che loro chiamano le sirene della post-modernità.Infatti io spesso mi trovo a confliggere più con gli adulti che con le giovani generazioni.

E' necessario un gesto, che ci faccia attrici delle situazioni, per accelerare l'uscita dall'attuale paradigma. Secondo me, il cammino tracciato dal dibattito è andato più verso questa direzione, anche se è rimasta aperta la questione, poiché alcune sostengono la necessità di reimpostare la storiografia tradizionale, per far capire e spiegare come si è arrivati al '900, stando in una relazione non conflittuale con i colleghi.

Secondo alcune non siamo in una situazione di scacco, ma forse è più giusto dire che "sotto scacco" è un'impresa che vuole cambiare quella storiografia, che 'per farsi' ha dovuto espellere le donne.

La conversazione continuerà nel prossimi incontri di "Tè, storia e pasticcini" in programmazione per il mese di ottobre al Circolo della Rosa.

Laura Minguzzi