Donne e conoscenza storica
    



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Studio Gaffurio

 



 

Indice dei testi:

Nomadismi :

percorso creativo

poesia

testo critico di Anna Scarvino

 

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Tra-me-tra-noi

 

Nomadismi
assemblaggi, sculture, opere sospese


di Giuliana Borgonovo e Luciana Spanu

"Spesso accade che le mani sappiano
svelare un segreto intorno a cui
l'intelletto si affanna inutilmente"
(C.G.Jung)

di Anna Scarvino

La mostra Nomadismi, segna un'ulteriore tappa del percorso creativo delle artiste dello Studio d'arte Gaffurio.
Si tratta di assemblaggi, sculture, spessori materici, opere sospese, dove da subito - dall'attimo stesso in cui si varca la soglia di questo suggestivo spazio espositivo - è percepibile la sensazione di essere di fronte all'arte che getta un ponte verso "l'oltre" che porta alla condivisione e al confronto con il proprio habitat.
Sono opere, in alcuni casi di forza espressiva "primitiva" o "arcaica", che cercano nella propria memoria l'origine possibile e la necessità ultima dell'opera.
Nidi, culle, capanne, soglie che - se certamente appartengono alla memoria, alla fantasia e per molti aspetti all'antropologia delle artiste - sottendono un percorso più ampio: l'indicazione di spazi, tracce e cammini di vita.

E' interessante notare come spazio espositivo e opere costituiscano un tutt'uno dove le installazioni rappresentano filamenti di un percorso che dalla quotidianità del lavoro e dello "spazio studio" si elevano, irrompono, o viceversa si appoggiano o si proiettano verso altri luoghi degli avvenimenti e della propria reazione emotiva al mondo.
Insomma un luogo - da cui muoversi per ripercorrere gli spazi della mente - che sente le arie del tempo e la stratificazione degli eventi.
Basta soffermarsi sull'opera "tenda nomade" - che ha come sfondo il campo profughi di EI Haji, Kenia - per respirare tutto ciò: il contrastro fra quanto puo essere faticoso e difficoltoso il cammino della vita, rappresentato dall'ampio poster fotografico, e la possibilità, sempre viva, di ritrovare uno spazio tutto per sé; un luogo prezioso " la tenda", dove custodire con cura le "gemme" della propria ragione di vivere.

E poi vi sono altri transiti che le singole opere sprigionano.
Nell'opera "dal dolore … i colori", l'uso del rilievo che richiama la lava del vulcano non è solo immagine ad effetto tesa ad evocare la forza esplosiva e incontenibile del gesto artistico.
Essa contiene in sé anche il segno generatore di un nuovo habitat attraverso - e non malgrado - l'azzeramento di quello precedente.
Anche qui è possibile leggere tracce, tagli, impronte e affermazioni di identità che divengono segni, fissati in modo indelebile, ma che anche lasciano intravedere la possibilità di nuovi percorsi.

Un forte e pregnante richiamo alle proprie origini "antropologiche e profonde" è invece riscontrabile nella scultura-composizione "sa mama 'e su sole", leggendario personaggio fiabesco di origini sarde chiamato in causa come spauracchio dai genitori quando i figli vogliono andare fuori a giocare nelle ore piu calde del pomeriggo e si possono prendere facilmente delle insolazioni.
In questo caso la leggiadria, la grazia, il colore splendente e la preziosità degli abiti di questa composizione - in contrasto con un immaginario popolare che la raffigura come una "icona minacciosa che porta via"- segna e comunica ancora (oltre che un'infanzia vissuta in "felice leggerezza") quanto dall'habitat mentale e antropologico di origine si possa attingere per ri-collocare una grazia e una natura preziosa mai offuscata e illuminante del proprio odierno percorso di vita. Insomma una memoria privata si, ma capace di contaminare e divenire - per la sua forza dirompentemente aggraziata - una memoria condivisibile che attinge per la sola forza evocativa delle forme e dei colori al grande vaso della memoria antica del mondo che ciascuno di noi porta nell'anima.

Non si può non notare la frequenza con cui ritorna nelle opere esposte il tema dell'intreccio fra casa interiore e mondo esteriore, fra vecchi materiali e nuovi innesti, fra anse/ripari e porte/soglie/fiumi nella ricerca di equilibri sostanziali ma mai irrigiditi.
Nell'osservare queste opere, sia singolarmente che nel loro percorso, si resta affascinati dalla capacita di narrazione che emanano pur in assenza di alcun racconto.
E' questo l'incanto evocato da una tensione segreta e intima, che lega in uno spazio dilatato e indefinito i segni, i colori, i materiali e le forme.
Ha scritto Foucault che c'è un gap insuperabile tra la parola e l'immagine, tra ciò che si vede e ciò che si racconta (ed anche ciò che si ricorda, se il ricordo è il racconto - spesso "parziale" e razionalizzato - che noi facciamo a noi stessi di esperienze del nostro passato).

Questo è certamente uno dei principali punti di forza dell'arte: quello di essere un linguaggio espressivo intraducibile in altri codici. E il suo grande potere è la capacità di possederci, di entrare in noi e non uscirne più proprio come le immagini e i simboli evocatemi dalle opere di Giuliana Borgonovo e Luciana Spanu.