Donne e conoscenza storica

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"L'informazione si è militarizzata... Ribellarsi a questi schemi è rischioso, ma è un rischio che bisogna correre per fare informazione. Florence Aubenas ha sempre corso il rischio di informare: in Ruanda, Kosovo, Algeria, Afghanistan e Iraq. Anche per questo ci sentiamo al suo fianco". - sono queste le parole usate da Giuliana Sgrena dopo il rapimento della giornalista di Liberation e sono le parole che rappresentano il suo modo di fare giornalismo nei territori in guerra.
"I giornalisti sono ostaggio di tutti gli effetti perversi provocati dall'occupazione militare e dalla privatizzazione della guerra. - spiega - L'ostilità degli iracheni verso l'occupazione si è ampliata fino a coinvolgere tutti gli stranieri. Del resto - aggiunge - quando si spaccia un intervento militare come 'missione di pace' non si può pretendere che dall'altra parte si facciano distinzioni sottili".
Giuliana Sgrena


Giuliana Sgrena è nata a Masera, provincia di Verbania, il 20 dicembre del 1948. Prima di entrare al Manifesto ha collaborato anche ad un programma radiofonico della Rai e ha iniziato la sua attività giornalistica nel periodico Guerra e pace fondato tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Lavora alla redazione esteri de il manifesto dal 1988 È stata la prima giornalista italiana a seguire le drammatiche cronache dall'Algeria, in mano ai radicali islamici, ed anche la prima ad andare in Afghanistan quando a Kabul c'era ancora il regime dei Talebani. Conosce a fondo il mondo islamico ed in particolare la vita delle donne e del dominio esercitato su di loro dalle componenti più oscurantiste dell'islamismo militante. Era a Baghdad durante i bombardamenti, per questo è tra le giornaliste nominate "Cavaliere del Lavoro", e vi è tornata più volte dopo, cercando prima di tutto di raccontare la vita quotidiana degli iracheni e documentando con professionalità le violenze causate dall'occupazione di quel paese. Giuliana continua ad affiancare al giornalismo un impegno anche politico. E' tra le fondatrici del movimento per la pace, negli anni '80: c'era anche lei a parlare dal palco della prima manifestazione del movimento pacifista. Fa parte di Controparola, gruppo di giornaliste e scrittrici che si batte da anni per i diritti delle donne. E' partita per Baghdad il 23 gennaio scorso.
Autrice di diversi libri, tra i quali: "Alla scuola dei taleban" "La schiavitù del velo", "Kahina contro i califfi ", "Il fronte Iraq".

in questo sito: 25 settembre 2001 Il Manifesto
A scuola con i taleban di Giuliana Sgrena

Il Manifesto 29,6,2002
I Signori della guerra contro le donne di Giuliana Sgrena

una pagina sul sito della Libreria delle Donne

VIVIEN BRIANTE

LUISA MURARO:

Care amiche e amici del manifesto, si vuole correre a liberare Giuliana, si vorrebbe toglierla dalle mani di quelli che l'hanno sequestrata, non si può, scrivo a voi per dirvi che Giuliana è una bravissima giornalista, che in tante, tantissime le siamo riconoscenti per il suo lavoro e i suoi articoli, per l'attenzione che lei sempre ha per le donne, la loro politica, la loro a volte nascosta presenza. Recentemente è stata alla Libreria delle donne; ha parlato da donna informata, intelligente, prudente: era consapevole dei rischi. Che torni al più presto... una vuole fare qualcosa, che cosa? Intanto, ho pensato che farò l'abbonamento al manifesto, è il suo giornale, no? Un abbraccio.
Luisa Muraro

SIMONA PARI SIMONA TORRETTA

(in sito della Libreria delle Donne - Milano l'articolo completo )
Giuliana conosce bene l'Iraq e conosce il Medio Oriente. Con rispetto, passione e umiltà attraversa mondi distanti, rendendoli vicini. Il suo è uno sguardo di donna, curiosa e attenta. Proprio a Baghdad, durante l'ultimo caffè nel nostro ufficio, le avevamo fatto i complimenti per una mostra di fotografie scattate in Afghanistan. Erano ritratti di donne. Ci aveva colpito l'estrema dignità che emergeva dalla fragilità di molti di quegli sguardi femminili. E' un alfabeto segreto, quello che permette di comunicare e di decifrare forza là dove c'è vulnerabilità. Allo stesso alfabeto abbiamo attinto tutte e tre quando ci siamo incontrate appena tornate in Italia, in ottobre. Non ci siamo dette molto. Perché tra noi, ci eravamo già capite.

CONTROPAROLA: GOVERNO INTERVENGA.

(DWPress) - Roma - "Noi di 'Controparola', un gruppo di giornaliste e scrittrici di cui fa parte anche Giuliana Sgrena, fortemente preoccupate per la nostra amica, chiediamo alle autorita' e al governo di intervenire con urgenza e con ogni mezzo per ottenere il suo rilascio". È il testo della lettera al governo inviata da Maria Rosa Cutrufelli, Cristiana Di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti, Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Carla Ravaioli, Loredana Rotondo, Marina Saba, Mirella Serri, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini, appartenenti al gruppo di Controparola che si batte da anni per i diritti delle donne.

ELENA DONI:.

(Dwpress) - Roma - "è stata una dei primi giornalisti in Italia a occuparsi con competenza e
umanità del movimento fondamentalista islamico, ed è sempre stata dalla parte delle donne islamiche, come testimoniano i suoi libri." - così Elena Doni, giornalista e scrittrice che fa parte, insieme a Giuliana Sgrena, del gruppo 'Controparola' racconta l'esperienza dell'amica. Piu' volte inviata di guerra, esperta di Medio Oriente, Giuliana "aveva anche frequentato un corso di arabo" - ricorda Doni -. Il gruppo di Controparola le avrebbe chiesto, non appena fosse tornata dall'Iraq, di tenere un incontro alla Casa internazionale delle donne, roccaforte del postfemminismo romano, sul futuro delle donne in Iraq'. Prima di partire, racconta Elena Doni, "il suo interprete le aveva detto: non avrai mica intenzione di girare anche questa volta in posti pericolosi?". Parole che ora sembrano quasi una premonizione


DACIA MARAINI:

(Dwpress) - Roma - "Giuliana è una persona generosa, che non ha paura di niente e che ha ottimi rapporti con le donne irachene. Ha sempre combattuto per i loro diritti e penso che i
rapitori lo sappiamo". Dacia Mariani è collega e amica della giornalista rapita in Iraq.
''Giuliana - ricorda Maraini- è impegnata e appartiene a diverse organizzazioni come le "Donne in nero" una associazione di donne, che lavora per il dialogo e mette insieme palestinesi e israeliane e il gruppo "Controparola" che riunisce giornaliste di varie estrazioni che da anni organizzano campagne per dare spazio alle donne nel mondo dei media e difendere la dignità femminile".

LUCIANA CASTELLINA:

(Dwpress) - Roma - "Siamo in attesa di notizie e naturalmente molto preoccupati". Così Luciana Castellina una tra le fondatrici del Manifesto che insieme agli altri colleghi attende notizie di Giuliana Sgrena nella redazione del quotidiano.
"Purtroppo sappiamo solo quel poco che è già stato detto. Giuliana - sottolinea Castellina - non è mai stata una reporter che restava in albergo. Ha sempre fatto un certo tipo di giornalismo, parlando con la gente, girando. Non possiamo che augurarci che questa brutta vicenda si concluda molto rapidamente".