Donne e conoscenza storica
       

Links del sito:

Le donne a Abu Ghraib
di Stephanie Hiller tr.it sta in Awakened Woman

Sommario di scritti del sito contro la guerra e altri links

Quando il dibattito delle donne abita il mondo

di Donatella Massara

 

Sulla presenza delle donne aguzzine nel carcere delle torture di Abu Ghraib sono stata divisa fra più posizioni. Anzitutto quella che giudico razionalista delle mie amiche più anziane, sono loro a declamare che la questione delle foto delle torture è di scarso conto essendoci sempre stata la violenza femminile e sadica nella storia e riguardando la minoranza della minoranza delle donne. Queste amiche si dichiarano infastidite per il clamore suscitato fra le donne che scoprirebbero adesso che ci sono anche le donne cattive. Pensano inoltre che la maggior parte delle donne siano assolutamente indifferenti a quanto è successo o sta succedendo.

Contemporaneamente altre continuano implacabili a parlare. Anche se danno fastidio a alcune con le loro parole forse sentimentali, forse ingenue, alla ricerca di una motivazione, di una presa di distanza che allo stesso tempo cerchi di fare i conti con un inconscio collettivo e personale e comprenda la pulsione aggressiva che per forza abbiamo vista in azione dentro di noi, fuori di noi. Difficile è prendere le distanze perché siamo effettivamente troppo lontane spazialmente, si pretende di fare i conti con un immaginario comune che non sa che farsene di questi orrori per prendere coscienza; perché noi abbiamo già visto 'la banalità del male', noi di appartenenza europea cresciute e cresciuti con a fianco lo sterminio della popolazione ebraica, avvenuto appena qualche anno prima che noi nascessimo, noi che abbiamo saputo presto che esistevano i campi di concentramento, le camere a gas, poi la bomba atomica, Hiroshima e eravamo adolescenti di dodici, tredici anni, quattordici anni.

Eppure non si riesce a smettere di pensarsi perché non abbiamo trovato risposta, non ci sposta di un cm sapere quanto e come le donne entrano o sono entrate nella perversione della violenza e neppure sapere che per le soldatesse è un deterrente contro il nemico.
E anche se tutti gli argomenti che razionalizzano porgono effettive risposte, queste si esauriscono di senso e di forza persuasiva appena un'altra lettera di una donna appare in rete, un altro articolo circola, un'altra dice e si interroga, inquadrando il problema là dove si congiungono le questioni fra la politica delle donne e quella critica e accusatrice verso le guerre e gli interessi dei governi.

Allora la vera questione è che queste lettere, queste interrogazioni parlano e richiedono di nuovo alle donne di pensarsi come soggetti politici, come differenza. E se anche tutto ciò non cambia la situazione che ci mette in mezzo a più posizioni, che ci fa dire che siamo tutte nella coscienza di ciò che siamo così nella profondità recondita del nostro inconscio, vale la pena non tacere, perché la parola accosta quello che l'immagine nega, obbliga a prendere distanza nella lontananza, la parola ricompone un'unità accettabile e problematica e soprattutto la parola crea relazione, mette a fuoco i significati obbligando a rivedere quello spazio lontano che c'è fra coscienza e inconscio e a guardare nel vuoto o a riempire un già pieno; secondo il gusto di come prendiamo la libertà a parlare ci si impegna a misurare i rapporti e i valori nelle cose che stanno accadendo, sono già accadute sapendo che eppure non sono mai uguali. Perchè nella storia gli accadere non sono mai uguali.

In questa direzione propongo in lettura la mia traduzione di Le donne a Abu Ghraib di Stephanie Hiller che le donne della Libera Università delle Donne hanno messo in rete nel loro sito mirrorando il sito della rivista americana on line Awakened Woman di cui l'autrice dell'articolo tradotto è la direttora.

A questo articolo nel sito della rivista americana si accompagna la risposta di una soldatessa che spiega le sue ragioni di femminista 'pagana' irritata per ciò che è capitato a Abu Ghraib e sicura che presto i nuovi soldati e le nuove soldatesse gentili e rispettosi delle norme ringiovaniranno l'esercito americano. Il femminismo a cui la soldatessa ispira il suo comportamento è l'uguaglianza con gli uomini e - dice: questa pratica non puo' avere fraintendimenti e mezze misure. Questa lettera non priva di intelligenza mi ha richiamato un film di qualche anno fa di Ridley Scott Il soldato Jane. Un film che nel 1998 avevo citato nella relazione per la maturità con cui presentavo la mia esperienza didattica su Donne e guerra per la cattedra di filosofia e storia in una classe V del Liceo Scientifico L.Cremona. Il film era stato dibattuto in classe. La relazione è attualmente leggibile nel sito dello SWIF - Scuola
LINKS
vai al sito dell SWIF a Approfondimenti tematici

Il dibattito sulla guerra in Irak sta proseguendo in

Guerrepace


sulla e newsletter di Awakened Woman. The Journal of women's spirituality

nel sito della Libreria delle donne in La posta in gioco con una lettera di Tiziana Plebani e altre