Donne e conoscenza storica

 

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Le fotografie del ciclo-1994-
'Women of Allah'

 

 

Immagini di Shirin Neshat

 

Le bellissime immagini di Rapture, il video del 1999 del quale avevamo ammirato le fotografie a Milano nella Galleria di via Solferino

Le mostre di Shirin Neshat dal sito della galleria di Barbara Gladstone a New York

A Torino- Castello di Rivoli, Museo d'Arte Contemporanea, piazza Mafalda di Savoia la mostra di Shirin Neshat si svolge dal 30 gennaio al 5 maggio

Su Shirin Neshat vai a:

Sull'immagine epica/simbolica come forma di distacco indispensabile per parlare della storia e dei conflitti

di Valentina Berardinone

per gentile concessione dell'autrice
articolo già pubblicato in Via Dogana, maggio 2000, Il viaggio di Shrin Neshat

Incontro alla Triennale con Shirin Neshat
di Donatella Massara

Riprendo dalla rivista Carnet - gentilmente offerta durante l'incontro - una risposta di SHIRIN NESHAT all'intervista che le è stata rivolta in occasione della sua visita in Italia. (Carnet- 2 febbraio 2002, Islam svelato, intervista di G.E.Mazzoleni)

La libertà negata, soprattutto quella della donna, è forse la più grossa colpa che l'Occidente attribuisce all'Islam. Pensa che il nostro sia un giudizio troppo sommario?

Le donne islamiche sono un mistero per l'Occidente, sono indescrivibili secondo i criteri occidentali; ma l'errore più grande è commiserarle come vittime. In Iran sono le donne che protestano, sono pericolose e per questo il governo cerca di opprimerle. Credo che le donne creino una rete, un movimento. Non sono per nulla rispondenti all'immagine proiettata all'esterno che le vuole immobili, passive: le donne dell'Islam hanno un'incredibile capacità di resistenza. Ma è profondamente sbagliato cercare di giudicare il rapporto uomo-donna nell'Islam con i criteri occidentali: le donne musulmane non vogliono competere con gli uomini, anche se vogliono avere una loro voce nella società. Questa mancanza di competizione fra i sessi in Occidente viene percepita come ignoranza o stupidità, e questo è un giudizio che mi fa infuriare: in Iran il 63% degli studenti universitari è donna. L'anno scorso mi ha disgustato il servizio che Cristiane Amanpour ha realizzato con CNN su un gruppo di giovani donne iraniane che sotto al velo indossavano vestiti occidentali e si recavano ai party per bere e ballare. Trovo che sia così limitativo, meschino e "occidentale" ridurre la resistenza delle donne iraniane alla voglia di fare baldoria. Certo esistono anche queste, ma non sarebbe stato più onesto e interessante fare un servizio sulle migliaia di donne che hanno lottato duramente per avere una rappresentanza in Parlamento?

Che cosa possono insegnare le donne musulmane a quelle occidentali?

A resistere e a fiorire nelle situazioni più avverse. In un mondo che le opprime e che nega molti beni materiali le donne iraniane hanno trovato sollievo nella cultura, nel pensiero e hanno sviluppato idee. Ora che c'è un cambio di potere le donne iraniane stanno occupando uno spazio consistente nel mondo artistico, in letteratura e nel cinema e il loro ruolo politico è fondamentale. Un film proiettato in un minuscolo villaggio delle montagne può aprire gli occhi molto più di un comizio.

L'artista inaugura in questi giorni una mostra al Castello di Rivoli a Torino. Ieri era alla Triennale di Milano per una conferenza. In una sala stracolma di giovani donne e ragazzi oltre che di donne della Libreria delle Donne e altre milanesi professioniste architette, fotografe e giornaliste, Shirin Neshat ha raccontato il suo impegno. E' nata nel 1957 in Iran, ha studiato all'Accademia di Belle Arti e poi si è trasferita in USA, dove ha studiato filosofia. Si definisce un prodotto transculturale. E' riconoscente agli incontri avvenuti con altri artisti nella galleria d'arte del suo primo marito. Nel 1993 incomincia la sua ricerca artistica. Ritornata in Iran ha fotografato soprattutto le donne. Siamo noi donne i soggetti che introducono e accostano la cultura e la società islamica. In maniera originale la fotografa ci mette davanti alla differenza sessuale come esplicativa del senso delle cose che contano per capire il mondo. Dopo la rivoluzione khomeinista Shirin ritorna in patria a capire che cosa è successo in Iran; la prima immagine alla quale ci mette di fronte è una donna con la canna di fucile tenuta dai piedi: noi ne vediamo le piante e leggiamo i caratteri arabi - è il testo di una poetessa araba del medioevo.

Il passo decisivo, l'artista, lo compie nel 1997-98 passando ai video. Il suo lavoro si espande all'uso di più tecniche ed è aiutata da uno staff di sette persone che sono artisti di varia provenienza: danza, musica etc.
La sua filosofia fa riferimento agli opposti. Usa infatti due schermi, in alcuni casi tagliando in due l'immagine e obbligando a guardare su due spazi visivi separati.
Occidente e Oriente, maschio e femmina, pubblico e privato, musica libera e musica sufi e via dicendo; sono questi principi che lei vede opporsi nella comprensione della civiltà islamica distorta dall'occhio occidentale bloccato alle proprie rigidità di appartenenza.

Nel corso della serata ha presentato un video girato in Marocco su commissione di Philip Glass a lei, oltre che a altri tre filmakers. La musica del compositore accompagna le immagini di un funerale. Gli uomini portano un feretro coperto di tela bianca e le donne scavano una buca. Il video finisce quando una bambina dà fuoco a una lunga e sottile serpentina che circonda queste decine di uomini vestiti di nero. Incisive ma non violente queste immagini collocano le donne - come ha detto l'artista - in mezzo alla natura. Lo sfondo del filmato sono le zolle aride e gialle del deserto. <<Ho voluto togliere le donne dalla città dove di solito le vediamo>>.
I filmati con i quali si presenta a Torino sono del 2001. Ce li ha raccontati. Protagoniste le donne, le vediamo collocate in diverse situazioni: una ascolta una radio e canta con lei. In Iran le donne non possono cantare in pubblico. In questa situazione la donna è in casa e lei ha voluto rappresentarne il momento di completa libertà del privato. In un altro filmato, interpretato da un'attrice professionista e girato in Marocco, ha voluto rappresentare la follia. Una donna si toglie il velo e delira, è al centro dell'attenzione di tutti ma alla fine ritornerà a essere separata dalla società.

Shirin Neshat è una donna molto bella e dolcissima, mi è piaciuta molto quando a una domanda del pubblico ha risposto che il suo successo le è arrivato del tutto inaspettato e che intende soprattutto conservare in vita la sua creatività, perché ha molto bisogno di esprimersi; non intende quindi mai abdicare alla fede in se stessa per stare ai desideri del pubblico. La sua prima affermazione è stata prendere le distanze dalla stampa dicendo che non è la rappresentante ufficiale delle donne islamiche, come l'hanno descritta i giornali. E' un'artista che vuole esprimere la sua ricerca personale.