Donne e conoscenza storica


Presentazione a Tiziana Plebani:
4/6/2002 al Circolo della Rosa di Milano

di Marirì Martinengo

Benvenuta e grazie a Tiziana Plebani che ha aderito all’invito che Donatella Massara ed io le abbiamo rivolto, perché venisse a parlarci del suo libro Il “genere” dei libri. Storie e rappresentazioni della lettura al femminile e al maschile tra medioevo ed età moderna ( Franco Angeli, 2001) e della sua ricerca. A noi due il libro è piaciuto molto e ci è parso importante per la novità dell’argomento, infatti vi si scrive un capitolo di storia poco o niente visitato: la storia del rapporto delle donne con il libro, come ascoltatrici, lettrici, fabbricanti, raccoglitrici di stracci, rilegatrici, committenti, editrici, illustratrici, e scrittrici; argomento affascinante e pertinente per noi libraie, per cui abbiamo desiderato che altre lo conoscessero. Tiziana è una studiosa del libro: è responsabile della Conservazione e del Restauro dei libri presso la Biblioteca Marciana di Venezia; insegna inoltre all’Università, sempre di Venezia, nel corso “Conservazione dei Beni Librari e Documentari”. Tiziana alla conservazione e al restauro dei libri, unisce la pratica della cura anche in altri ambiti: cura per la sua famiglia, e, insieme ad altre donne, per l’ambiente dopo Cernobyl, per la pace durante la guerra nell’ex-Iugoslavia ed ora continua la riflessione in Rete di donne per la pace. In lei è sempre presente la valorizzazione delle cose trattate con maestria, l’attenzione per la cultura del quotidiano e per la parola femminile messaggera di sapere e di conoscenza della realtà.
Come ha scritto sull’ultimo numero Via Dogana, I corpi della cultura, lei prende in considerazione il libro, non tanto e non solo per quello che vi sta scritto, ma per tutto il lavorio che rende possibile la scrittura (e poi la lettura), cioè la fabbricazione, la produzione di esso, dalla carta alla stampa alla rilegatura all’editoria, alla manutenzione, alle tante mani e intelligenze che si sono espresse in queste operazioni: quanto di umano e di relazionale fa di esso l’oggetto che conosciamo e che anche per questo ci è caro.

Molte di noi qui fanno parte della Libreria delle Donne, altre la frequentano e amano il mondo dei libri; io, per esempio, leggendo le pagine di Tiziana, mi sono resa conto che amo anche il corpo dei libri, per usare una sua felice espressione: i luoghi dove sono presenti fisicamente, il loro odore, sempre, sia quando sono freschi di stampa sia quando sono vecchi, ingialliti e un po’ ammuffiti, il fruscio della carta, il contatto delle dita con questa, i colori, i volumi ben allineati negli scaffali. E sono molto riconoscente verso quelle di noi, penso soprattutto a Renata Dionigi, che si prendono cura materialmente della nostra Libreria, la fanno vivere col paziente lavoro quotidiano, l’assidua presenza, la fedeltà negli anni. Ultimamente, in seguito ad un nubifragio, il magazzino è stato allagato ed è grazie alla sollecitudine e al lavoro di alcune che molti volumi sono stati salvati.

Tra le tante cose interessanti del ”genere” dei libri, una mi ha colpito e si è impressa nella mia mente in modo particolare: io avevo un pregiudizio, abbastanza comune ai nostri tempi, che la lettura di questo testo ha dissolto, che cioè la cultura coincidesse con la scrittura; le mie ricerche di questi anni erano tutte dedite infatti a ritrovare donne del passato che avessero lasciato testimonianza scritta; niente di più falso di questa coincidenza, Tiziana getta il cono di luce sulle parole scambiate nei rapporti e nelle relazioni, sulla gestualità (a me viene in mente la danza), sulle narrazioni di eventi, di memorie familiari e di favole, sulla trasmissione del sapere riguardo alla cura del corpo e della vita. Queste espressioni sono state privilegiate dalle donne e sono un grandissimo patrimonio culturale, circolante nei secoli presi in considerazione come sapere vivo e riconosciuto come tale; esso, tramandato nel tempo, è giunto fino a noi, ed ha avuto ricadute, lasciando tracce nell’arte, nella religiosità, nella medicina, come c’insegna a vedere Tiziana, cui piace dirigere l’attenzione sulle cose non immediatamente visibili. Fino a tutto il ‘500 non esisteva gerarchia di valori tra parlato e scritto.

Recentemente ho visto un film, non nuovo per la verità, intitolato Costanza da Libbiano, con attrice protagonista una bravissima Lucia Poli; vi si rappresenta il processo per stregoneria, tratto fedelmente dagli Atti processuali, subito dalla donna, nel XVI secolo, in Toscana; Costanza è una narratrice straordinaria, e, al pari di una raffinata e faconda romanziera, crea con le parole, i gesti, le espressioni del viso e del corpo, fatti e situazioni fantastiche, personaggi favolosi e inquietanti, episodi tratti dalla sua realtà, calamitando l’attenzione degli uditori, tutti uomini, incatenati dalla sua affabulazione; il segretario trascrive le sue immagini e il dialogo intercorso tra lei e gli inquisitori si configura come un’azione drammatica a forti tinte.

Lo storico Georges Duby, pover’uomo, scriveva: “Nell’occidente medievale le donne parlavano. Parlavano anche molto. Gli uomini trovavano che parlavano anche troppo e… tuttavia, per loquaci che siano state, fino a noi non è giunto quasi niente delle loro parole. Prima della fine del XIII secolo il loro silenzio è quasi totale”. Duby si riferiva alla scrittura, faceva coincidere la cultura con la scrittura, niente scrittura niente cultura, niente arte, niente creatività, niente donne….A parte che, ben prima del XIII secolo, ci sono state fior di scrittrici, come, per non ricordare che le maggiori, Duoda, Rosvita e numerose trovatore…

Tiziana scrive ancora che la fruizione del libro è stata, in varie epoche, collettiva, la qual cosa pone in essere una pratica di relazione, di cui il libro è la mediazione; questo si è verificato anche ai giorni nostri: io ricordo che negli anni ’80, nella nostra Libreria discutevamo dei libri letti e, attraverso queste discussioni, ha preso forma il nostro pensiero, si sono allacciate relazioni fra di noi, si è consolidata la nostra pratica.

L’ultima cosa che voglio dire è che Il “genere” dei libri mi è stato inviato in regalo da Tiziana alcuni mesi fa, io l’ho poi passato a Donatella, Donatella a Marina e così via…, ne parlavamo fra di noi, con le amiche con cui lavoro... (il libro allora non si trovava in commercio), così l’abbiamo conosciuto ed ora finalmente lo si può comperare e… Tiziana è qui fra noi.