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Intervista a Luisa Muraro di Bruna Miorelli a Radio Popolare
27.9.2001
(a
cura di Donatella Massara)
Maria Nadotti e Paola Redaelli che erano presenti nel corso
del 'Telefono aperto' della Libera Università delle Donne
di Milano hanno partecipato a questa trasmissione con impressioni
e risposte. Riassumo qualche frase.
Maria Nadotti ha rilevato l'assenza delle donne nelle narrazioni
mentre le donne ci sono nel lavoro capillare e silenzioso. Il
silenzio ha un grande valore. C'è una manipolazione maschile
per dare alle cose lo schema dell'agire - reagire, chi la fa
l'aspetti, anche il pacifismo ci arriva in maniera pregiudicata:
è solo quello di Berkley, mentre sono tante le università
scese in campo. Parlare di Berkley evoca un preciso periodo
storico, il '68 e quindi indica un movimento molto più
esteso.
E' la stessa rimozione che tocca alle donne presenti ma silenziose
nelle narrazioni del potere.
Paola Redaelli precisa che c'è: una riduzione al silenzio.
Il suo desiderio è ritrovare la parola in una situazione
del genere, sentire il proprio sentire individuale e dargli
valore.
Ognuna ha le sue emozioni. La prima idea al momento del cozzo
è stato pensare oddio è il momento del crash fra
due civiltà. Poi guardando meglio si capiva che era lo
scontro fra due simboli fallici uguali, non due universi simbolici
o culture diverse, esse appartengono a un'unica scena virile.
Intervista ( stralciata) a Luisa Muraro:
Domanda
:Si puo' dire sì alla pace ?
L.M.: Vicino a casa mia ci sono due negozianti che hanno
messo fuori cartelli con scritto pace, pace in tante lingue.
Sì, si può dire pace ma dirlo in maniera intelligenza
e pacifica , con quella che è la intelligenza dell'amore,
dirlo a chi è sottosposto a propaganda, stress ideologico.
Domanda:
Ci sono state in questi giorni manifestazioni pacifiste ma sono
giovani , sembra che abbiano meno problemi , ti sembra siano
pochi quelli che vogliono manifestare per la pace ?
L.M.: Io sono convinta che quel movimento contro la globalizzazione
che io chiamo movimento per la globalizzazione della possibilità
di essere felici è cresciuto grazie a scambi di parole
e relazioni che hanno fatto il giro del mondo; non è
tanto la manifestazione - che pure è importante - sono
altri i momenti che permettono di crescere.
C'è una semplificazione in questi momenti , allora semplificare
per andare alle cose essenziali non per seguire istinti gregari,
animali. Semplificare per andare alla essenzialità delle
parole e farsi capire anche da chi è su posizioni diverse.
Domanda:
Per le donne c'è un confronto anche relazionale che passa
per Internet, ci basta ?
L.M.: Io sono per esperienze visibili penso ci sia necessità
di più forza e di più parole e so che ci sono
in rete quelle che vogliono arrivare a questo.
L'opera di mediazione che le donne compiono si sta infittendo
ogni tanto c'è qualcuna che prende la parola
L'invisibilità femminile è dovuta all'iperprotagonismo
maschile che a volte è coatto. Si è visto a Genova:
quando la situazione è cambiata, le donne sono state
in secondo piano.
Gli uomini dvono imparare a leggere il silenzio delle donne.
Dopo il Kossovo c'è stato un silenzio dolorosissimo delle
donne dei DS. Gli uomini l'hanno saputo ascoltare ? No, e poi
si è visto il risultato elettorale
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Uso strumentale che gli uomini di potere fanno con le parole,
Susan.Sontang la sta denunciando.
Lo dico anche a me stessa si puo' fare anche un cattivo uso
di parole come pace c'è un'autenticità indispensabile.
Il movimento di insegnanti dell'autoriforma sta preparando un
testo perché ci sia una profonda modificazione di sé
nel linguaggio. Daanni viviamo in un linguaggio degradato e
la confusione in cui si trovano gli americani è dovuta
in parte a un linguaggi propagandistico e non veritiero.
Domanda: Donne giovani in R Popolare pensavano alle donne
afgane e quasi quasi dicevano di essere - se non con gli americani
- però contro Laden e 'se lo facessero fuori non gli
dispiacerebbe '
L.M.: Si dice per brevità 'americani' ci sono
tante posizioni, ci sono tanti personaggi: la famiglia Bush
è stata in rapporto con la famiglia Laden: i giochi sono
sempre più ristretti; io sto con gli americani che non
vogliono la guerra e ce n'è; ho paura del formarsi di
schieramenti perché poi siamo tutti strumentalizzati.
Per quanto riguarda l'insofferenza delle donne afgane e yemnenite
e tante altre; io la condivido per me è soprattutto indignazione
per la politica del potere e degli USA che hanno mandato i talebani
per un calcolo - attraverso il Pakistan - a combattere in Afghanistan,
mentre gli USA si (presentano come i difensori dei diritti).
C'è una ipocrisia terribile nella politica dei diritti
che io l'ho abbandonata completamente per una politica di relazione
Che con la violenza si sconfigga il regime dei talebani vuole
dir che con la violenza ci sarà un altro governo altrettanto
violento.
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