Donne e conoscenza storica
       

SEMINARIO DI DIOTIMA a Verona: Incontro con Lia Cigarini

di Donatella Massara

In questo sito:

Lia Cigarini, Fonte e principi di un nuovo diritto
sta in:
La politica del desiderio, Pratiche, 1996 (1a)

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Via Dogana 56-57
E gli uomini?

Vorrei raccontare la storia della donna che non sono stata. Improvvisamente mi sono accorta mentre sondavo dentro di me di che cosa avrei voluto scrivere che il mio desiderio era di riallacciarmi a una storia interrotta per riprenderla a raccontarsi nell'immaginazione.
C'è un punto di interruzione nella mia storia e una scelta che ne ha escluse altre. La protagonista del mio romanzo e che non ha importanza che lo scriva veramente o no sono io che in realtà non sono io. Ecco che allora mi si evidenzia il tragitto di una emancipazione. Chi non sono io ma che potrei essere è una donna che si emancipa liberandosi dall'offesa di una libertà dimezzata, di una identità non protetta dal desiderio dell'infanzia. Io sono madre allora forse di un figlio, una figlia, sposata, lavoratrice e per fare queste scelte mi occorre un'emancipazione, soddisfacente. Emanciparsi dal desiderio infantile di essere il mondo.
Era questo quello che credevo di volere fare prima dell'incontro con Lia Cigarini alla sessione seminariale inaugurale di Diotima.
Lia Cigarini mi riporta a quella che io sono e questa capacità di farmi sentire in contatto con me stessa fa sicuramente di lei una madre simbolica.
Rientrata nella mia storia che non avrebbe potuto essere che quella che ho
, scritta nella storia fino dalla prima età, passo alla relazione introduttiva, al dibattito e alle risposte di Lia Cigarini.

Il tema come è noto sono gli uomini e le donne che possono ripartire, con l'anno zero, a rilanciare una relazione di differenza. Nell'apparente insieme caotico di queste relazioni Lia Cigarini ha invece visto, per prima forse, un ordine che si è delineato. La situazione attuale è che gli uomini praticano la conoscenza e interpretano il mondo nell'universale, questo non riconosce la differenza e ingloba le donne. Sta evidenziandosi, però, il riconoscimento della differenza, se è vero che un uomo - interrogato su che cosa era per lui irrinunciabile - ha risposto: <<la democrazia>>. Questa affermazione, raccolta negli scambia fra Lia e un suo amico, evidenzia che per alcune donne conta di più, invece, il regolare la vita comune attraverso le relazioni. Adriana Sbrogiò di Identità/Differenza ha condiviso questa posizione. Questa posizione assunta nel conflitto uomo/donna ci dice che relazione di differenza si puo' praticare. E per me è questo l'aspetto interessante e che permette di non cascare nella malinconica idealizzazione dello scambio fra i due sessi, dove il conflitto parla nel fondo solo dell'amore degli uomini per gli altri uomini.
In aggiunta è stato detto che la democrazia è oggi definibile: dittatura della maggioranza. La relazione di differenza può guardare invece più concretamente a ciò che si incarna nel lavoro delle donne e degli uomini.
Con gli uomini tuttavia <<non abbiamo trovato la leva>> per fare lo scambio ed è questo il punto, come ho detto, più importante; infatti la <<relazione di somiglianza>> non c'è e la ribellione - che pure possiamo condividere contro questo capitalismo - è inaccettabile praticata nelle forme di azione politica come sono oggi offerte. C'è però una pratica possibile che è stare nell'asimmetria della libertà, accettare l'universale maschile come altro, perché io sono altra e irrudicibile all'universale maschile. E' questa una posizione che rivede l'invalidazione di tutto ciò che era di produzione maschile praticata nel primo femminismo.
Nonostante un filo di tristezza legasse insieme queste cose, come se crescere significasse lasciare fuori una parte di sé, tantissime donne e qualche uomo hanno seguito nell'aula colma la relazione con una contenuta allegria e si sono inserite nel protendersi di un quesito: <<Chi te lo fa fare?>>. Chi me lo fa fare, dunque, di ritrovarmi nella politica maschile per rinnegare la posizione femminista che invalidava tutto quello che era di produzione maschile e riconoscerla invece come un rovesciamento? Nella pratica politica della relazione di differenza si tratta anzitutto di non ripetere l'errore maschile che esclude le donne includendole.
Oggi mettiamo in prima fila il desiderio di esserci mentre avviene il cambio di civiltà e la ritrascrizione di un mondo dove si offrono anche le parole nuove per praticare il conflitto uomo/donna.
Nella politica ci sono però significati diversi.
Per gli uomini la politica è convinzione etica oppure perseguimento del potere. Per le donne invece - dice Lia: la politica è creazione di contesti, dare le cose buone che si possono assaporare, perché non ci sia spreco di sofferenze, più agio, più piacere.
La politica delle donne è dunque più ricerca del modo di rendere possibili le cose che risultati concreti, bisogna praticare la relazione di differenza perché quello che è stato costruito non sia lacerato in un mondo di guerra infinita, quale è il nostro; la posizione è stare all'asimmetria nella libertà, questa non è rivincita, non complementarietà, non contrapposizione, né l'essere compresa nell'universo maschile. Perché quello che abbiamo costruito non sia un contesto deperibile, occorre che ci siano modificazioni profonde e interiori che può garantirsi solo una pratica di relazione con l'altro. Alcune donne - annotazione ripresa nell'intervento di Luisa Muraro:<<sono eroticamente attratte a livello mentale verso l'altro sesso>> l'attrazione che nell'altro femminismo era nascosta, tuttavia oggi <<viene a prendere un suo senso e può essere giocata>>. Con questo ulteriore punto di vista e dopo avere assistito al dibattito mi spiego, però, come la storia delle donne abbia visibilità solo per le donne. Quelle che sono eroticamente prese nel fascino cinetico della politica maschile, vedono e si accorgono soprattutto degli uomini e di fatto reponsabilmente trasmettono una storia molto maschile. Nei contesti politici invece le donne ci sono sempre state. Esse non sono sempre e solo le madri 'della patria' o le celebratrici del potere maschili. Sono state citate, come esempio, anche le donne dei girotondi, che hanno visto la necessità di accogliere una opposizione che i politici di sinistra non riuscivano a capire.

Quindi, l' incontro è stata una grande lezione di politica, una parte che Lia Cigarini ha interpretato in questi anni nel panorama della politica delle donne, concepita come una rete di scambi soprattutto relazionali, ai quali lei si è attenuta credendo in uno spazio creato apposta perchè esistesse e crescesse la politica delle donne.