Donne e conoscenza storica

 

 


Abstract per progetto Unidiversità
dall'intervento di Antonietta Lelario al Convegno che si svolge a

Ancona, 6 Dicembre, 2001

Facoltà di Economia (Aula 27) - Università di Ancona

La Dimensione di genere nelle Università delle Marche

di Antonietta Lelario


- L'autoriforma: la politica di stare alla realtà che cambia
Commento le seguenti affermazioni: Stefano Ciccone "Una rivista che avesse deciso qualche anno fa di dedicare un proprio numero, come ora Iter, al rapporto tra formazione e identità di genere difficilmente avrebbe ospitato un intervento sull'identità maschile…"; M. Luisa Boccia, interpretando Carla Lonzi, sul manifesto del 22 novembre: "Il conflitto generazionale ha origine nel sistema patriarcale ed è questo che fa della donna l'alleato storico della ribellione del giovane…"

- Prendersi la libertà che c'è
Nell'autoriforma molti hanno contestato che si possa utilizzare la logica dei crediti e dei moduli per far avanzare la coscienza di sé, l'ampliamento degli spazi di significato, la ricerca di nuovi modi di guardare e utilizzare il sapere, diciamo così antiaccademici. Il rischio di rimanere all'interno di una logica utilitarista (crediti) o contenutista (moduli) è in effetti forte. Io trovo anche forte il rischio di mettersi in una posizione di negazione della realtà che può indurre depressione nelle donne e nichilismo negli uomini o riduzione della politica alla sola protesta. D'altra parte nella scuola la maggior parte delle iniziative sensate nasce al di fuori delle figure e degli spazi previsti istituzionalmente, quindi dalla capacità di muoversi con libertà. Insomma la verifica mi sembra che sia nel vedere chi rimane padrone, ancor più padrona, del senso di ciò che facciamo e come lo nominiamo e lo mettiamo in circolazione.

- Dove collochiamo l'autorità
Personalmente ho imparato ad apprezzare nel tempo l'esperienza di Diotima che sintetizzerò in questo modo: le docenti di quella comunità hanno spostato l'autorità, dall'istituzione, alle donne con cui erano in relazione; su questo hanno fondato la qualità del loro lavoro, mantenendo stretto il nesso tra sapere e vita. Per me queste indicazioni contenute nella loro pratica sono importantissime. L'autoriforma è un'altra esperienza che va in questa direzione. Abbiamo voluto fin dall'inizio il confronto con gli uomini, il nostro riferimento sono colleghi e colleghe molto diversi tra loro e mettiamo al centro la nostra capacità di ascoltare gli e le studenti. Per quanto riguarda l'autorità, senza voler negare la disparità di esperienza, di intuito politico, di efficacia espressiva che c'è tra noi e conta, direi tuttavia che stiamo praticando la ricerca di un'autorità circolante, molto legata al mettersi in gioco di ciascuno, alla sua capacità di nominare la realtà e alla nostra di riconoscergliela.
Comunque sapere che c'è il problema del luogo da cui attingiamo l'autorità e dei modi in cui la gestiamo mi sembra fondamentale.

- L'originalità italiana
Migliori risultati rispetto ai paesi anglosassoni. Radicalità e ampiezza di spettro delle posizioni critiche (da M. Montessori, a L'erba voglio, da De Bartolomeis,alle ricerche sul corpo a scuola, da don Milani alla pedagogia della differenza…). Insomma non abbiamo bisogno di copiare da nessuno ammesso che serva qualche volta copiare.

- I paradossi della nominazione
Mi pare di cogliere nella lettura della realtà, due paradossi che hanno effetto frenante sul libero dispiegarsi della differenza.
Uno è quello che nasce dal bisogno di visibilità e nello stesso tempo dalla difficoltà a simbolizzarsi, l'altro è quello che chiamo del doppio vincolo, rifacendomi a Bateson.
Si esprime speranza verso le virtù femminili contando sulla sensibilità, evidentemente riconosciuta alle donne, sulla loro attenzione verso le situazioni di debolezza, sul loro rifiuto delle logiche di forza, sulla loro capacità di umanizzare i luoghi in cui stanno, ma senza fare un patto con loro e senza affrontare il problema delle modifiche necessarie perché queste capacità possano esprimersi, ripensando per esempio le strutture, i tempi, i rapporti, la presenza dei corpi, lo spazio per le emozioni…
Ciò comporta per le donne un messaggio ambiguo che chiede loro di agire, ma nello stesso tempo di essere invisibili, di umanizzare i luoghi, ma senza nominare l'opera femminile come tale. Questa modalità è stata studiata da Gregory Bateson e riconosciuta alla base dei rapporti schizofrenici per esempio tra genitori e figli.
Se quello che ho detto è vero, si tratta per le donne di una contraddizione nuova, da società in crisi, ben diversa dalla proposta sociale di carattere emancipatorio fatta negli anni del boom.