Donne e conoscenza storica
    

 

 

Pinuccia Barbieri, Lia Cigarini, Vanna Chiarabini, Serena Fuart, Silvia Motta, Oriella Salvoldi, Christiane Vaugeois, Parole che le donne usano per quello che fanno e vivono nel mondo del lavoro oggi, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle Donne, 2005

di Donatella Massara

 

Il quaderno di Via Dogana 'sul lavoro' -un quasi dizionario- riassume, organizzando parole chiave, gli incontri sui lavori che si sono avuti al Circolo della Rosa e alla Libreria delle Donne. Sono stati incontri dove le invitate erano donne rappresentative della nuova presenza femminile sul lavoro, più qualitativa che numerica, se è vero come dice un recente studio che il tasso di occupazione femminile in Italia è tra i più bassi del mondo, il 36,8% (vedi l'articolo sul sito della Libreria delle Donne)

Il Quaderno distilla parole usate in questi incontri e le riprende sistemandole con cura dietro a alcuni temi prevalenti e significativi.
(Sul sito della Libera Università delle Donne: l'Indice e la Premessa del libro)

Il libro è stato scritto con semplicità e chiarezza un risultato ottenuto perchè quelle che ne dichiarano la creazione hanno lavorato sui materiali grezzi con attenzione e con il desiderio di comunicare lingua corrente, quella che si è parlata durante gli incontri.

L'anima del libro è il desiderio delle autrici di fare circolare parole sulla differenza femminile, quella che ancora fatica a entrare nella produzione teorica degli studi sul lavoro; una scelta in stile alla pratica politica che scommette sulla parola e sulla ricerca di un linguaggio per esprimersi oltre canoni e linguaggi specialistici, una pratica scelta su altre che - il quaderno dice - in questi decenni ha dato i suoi risultati.

Sono molti anni che le donne della Libreria discutono del lavoro femminile e adesso anche direttamente della presenza sempre più evidente delle donne nei luoghi del lavoro di impresa, dove molto spesso donne anche giovani ricoprono ruoli dirigenziali.

Il corpo femminile è presente nell'autocoscienza del libro non solo perchè un capitolo gli viene dedicato ma anche perchè l'autocoscienza si rafforza fra i corpi femminili. L'autocoscienza mette le presenze femminili in una situazione di orizzontale circolarità dove la singola costituisce la relazione per un'altra che ritrova quella parte di sè dimenticata, non ancora scoperta. E' un libro quindi che la riattualizza; come specifica L.C. intendendo con essa più la pratica politica del raccontarsi fra donne che la fedele trascrizione della narrazione autobiografica. Di questo libro si è discusso 23 marzo dopo le 18 e 30 al Circolo della Rosa. I temi che più hanno attirato le donne e qualche uomo che ne hanno discusso, sono soprattutto quelli collegati alla creatività e al potere femminile.

La creatività delle donne è di grande interesse perchè potrebbe, se valorizzata e accettata nella sua libertà, cambiare le regole del lavoro, cambiare gli assetti sociali; allo stesso tempo alcune si interrogano sul potere. Chiarito che il potere non è femminile nè maschile ma è un dispositivo - per dirla con Foucault. Chiarito secondo alcune come L.M., che il potere appartiene al campo del simbolico e troverà il suo modo di esprimersi anche attraverso le donne, presentandosene la necessità; allora perchè parlare del potere e affrontarne esplicitamente le valenze ? Perchè il lavoro femminile sempre con le caratteristiche enunciate si presenta attraverso il Quaderno molto ridimensionato sul fronte del successo, essendo questo anche frutto di grossa sofferenza per le donne. Inoltre i grandi poteri sono ancora tutti nelle mani degli uomini, o quasi.

Il tema del potere coinvolge le sindacaliste e chiede che non rinuncino a battersi, come può essere capitato dove occorre con più continuità, fare valere la differenza femminile. Le situazioni di grave crisi che pesano sulle donne e per le quali occorre appunto battagliare e non rinunciare al potere, è il tema che stanno dibattendo le stesse donne del sindacato e che affrontano nelle esperienze di lavoro.


Il potere possiede le condizioni anche per farci sognare un' età dell'oro dove donne potenti e creative mitigherebbero le regole più ottuse della società maschile. Intanto sono convinta che il potere richieda una legittimazione per essere tale, e quindi è componente di un rapporto se non anche motivo di relazioni. Per come si profila in società dove non c'è dispotismo, al potere, quindi, ci si può anche sottrarre. Questo è quello che fanno di solito le donne. C'è sottrazione sia all'assunzione che all'assoggettamento. Visto così il potere, almeno in luoghi dove esiste la libertà di scegliere, come sul lavoro, è più che una fatalità insormontabile, aspetto che invece è proprio al mondo della politica con le leggi che regola, è una componente aggirabile e se riconosciuta, parte di uno scambio dove chi contrae ottiene sempre qualcosa.