Donne e conoscenza storica

 

 


La Ladra di Saint Lubin
di Claire Devers


Quando la differenza diventa un segno della necessità femminile
22 maggio 2001: proiezione al Circolo della Rosa

di Donatella Massara - Laura Modini -
Oriella Savoldi
-Gabriella Lazzerini - Nilde Vinci.

 

Circolo della Rosa e Associazione Lucrezia Marinelli hanno presentato in via Calvi - 22 maggio 2001- il film La Ladra di Saint Lubin di Claire Devers.
Ha presentato il film Oriella Savoldi, sindacalista della Camera del Lavoro di Brescia, molto attenta a come si esprime la differenza sessuale nei luoghi di lavoro.

La trama del film è ampiamente citata dal commento di Oriella e dal dibattito che ne è seguito oltre le mura del Circolo.
E' anche raccontata, insieme a un'intervista alla regista sul film, in una sezione dell'opuscolo Gauche/Droite, la rassegna svoltasi a Milano allo Spazio Oberdan nel novembre 2000.
vai a: L'Occhio delle registe sulla storia - Ricostruzione storica: La Voleuse de Saint Lubin.


Ma torniamo a Oriella e a quanto da lei detto in questa serata, gentilmente messo in rete da Gabriella Lazzerini:

"Mi piace il cinema che trovo, spesso, più avanti della politica nel mettere a fuoco ciò che succede nella realtà, nell'intuizione della lettura della realtà. Il film parte da un fatto di cronaca, è la storia di una donna povera, con due figlie da crescere, un lavoro che da noi oggi viene definito precario, alle prese con la difficoltà della vita, della sopravvivenza, in una società complessa come quella europea, per la quale vengono pensate forme di assistenza. Situazione, quella della protagonista, che oggi viene nominata con l'espressione "nuove povertà". E' ambientato in Francia, ma potrebbe benissimo essere situato in Italia, in una cittadina o una periferia italiana e tocca molti dei temi attuali del dibattito politico. Lei fa un lavoro a part time in un macello, vuole lavorare piuttosto che valersi interamente dell'assistenza perché "mi hanno insegnato che per vivere bisogna lavorare" ed è attentissima a far quadrare un bilancio sempre sull'orlo della crisi, ma rimasta senza denaro per un imprevisto, ruba in un supermercato, ruba carne, non pasta, come le viene rimproverato, per il benessere delle sue figlie. Per questo va in tribunale ma nella prima causa, una giudice la assolve interpretando il suo gesto come dettato da stato di necessità, forzando arditamente la legge. Ma questa sentenza viene messa in discussione in un secondo appello che la condanna, mentre il fronte nazionale cerca di strumentalizzare il suo caso come esempio da usare contro l'immigrazione, ma lei rifiuta. Nel film di volta in volta vengono messi a fuoco i significati che si incontrano e si scontrano nella realtà. In primo luogo i significati della protagonista, quelli di cui lei da conto nel film e che orientano le sue scelte di vita. E contestualmente il film testimonia di una società fortemente strutturata dal pensiero maschile, ne illumina i dispositivi: centri di assistenza, tribunali, commissariato, supermercati, la fabbrica ecc.. attraverso cui la società viene fatta funzionare. Questo è evidente anche nel fatto di come questa società sia impermeabile al senso che orienta la protagonista nelle sue scelte, nei suoi gesti. A parte la giudice che resta colpita dalla suo sforzo di far quadrare dignitosamente i conti e la assolve, si vorrebbe altro comportamento da lei: non il suo rigore di non far debiti o non emettere assegni a vuoto, non il suo stare attaccata alla verità di quanto ha fatto senza mendicare pietà; si vorrebbe che accettasse la strumentalità di chi vorrebbe aiutarla, o farne notizia. Resta in una solitudine che è grandezza. La regista non aveva in mente, nel fare il film, la differenza di significati che orientano donne e uomini, ma ha saputo ascoltare e stare nella vicinanza di un fatto di cronaca.
E il suo atteggiarsi fa venire in mente un altro caso recente di cronaca, la vicenda di Antonella Barbi."

E' l'operaia licenziata dalla ditta dove lavorava per essersi opposta al mancato rispetto delle norme alimentari, nelle direttive dell'azienda, durante il confezionamento di insaccati di pollo. Di questo caso si sta occupando il sindacato che ha impugnato il licenziamento.
Il riferimento è quanto mai appropriato perché la protagonista di questa storia vera non solo lavora in una ditta di prodotti alimentari, ma soprattutto ruba per dare da mangiare alle figlie un quantitativo di proteine sufficiente a farle crescere. Per vie molto diverse ma con una tensione qualitativa che a me pare comune le due donne sono protagoniste di fatti di cronaca.

La cronaca - lo si sa- non è storia.
Ma le donne come ci ha insegnato La folla nel cuore di Luisa Muraro sono spesso protagoniste della cronaca. O, come dire: la loro vita si confonde con la cronaca fino a che dopo molti anni se qualcuna se ne accorge questa diventa storia. Ed è capitato alle numerose donne riscoperte nel passato remoto remotissimo.
Oriella Salvoldi non ha parlato di questa contiguità fra i casi di cronaca femminile. Invece la preoccupazione di una donna per il cibo che sia rivolta alle figlie o a un generico pubblico di consumatori a me indica un fronte di lotta molto femminile, giustificato da una specie di filo inesorabile della necessità materiale che non tarda a caricarsi di forza simbolica.

Ho sentito invece una critica molto interessante rivolta da Oriella a questa regista.
Devers avrebbe coscientemente in mente la destra e la sinistra e non la differenza sessuale. Essa ci sarebbe tuttavia comunicata nella realtà della vicenda e della narrazione cinematografica.
E' stata Nilde Vinci a ricordarci che la differenza sessuale prende un significato quando la giudice decide di fare valere la sentenza di stato di necessità.
Certo valeva anche per un uomo. Tuttavia a me pare che, in questo caso, ancora, lei sia un soggetto scelto non a caso. Le donne oggi sono i segni primi delle nuove povertà. Una donna oggi è un soggetto che corrisponde a uno stato di cose che cerca la qualità e che non ha i mezzi per averla.
E si scontra contro questa assenza di qualità. Non voglio dire che un uomo non ci arrivi, però
in questo film viene messa in scena la differenza sessuale perchè c'è .

Discutendo del film con Laura Modini siamo arrivate a dire che la protagonista è presente nella rappresentazione di un mondo e di un modo di pensare femminile. La differenza femminile, senza cadute, viene fuori molto concreta, realistica e non ideologica. La magistrata infatti non giudica ideologicamente ma basandosi sulla politica dell'esperienza. Infatti quando va dal suo diretto superiore chiede di essere inquisita lei e non che venga mandata in appello la sentenza. Rifiuta di essere identificata ideologicamente come esponente della sinistra e preferisce essere ritenuta incompetente.

DEVERS, CLAIRE - Francese, nata a Parigi il 20 agosto 1955, la madre è italiana ed è una ceramista, mentre il padre dirige una società discografica. Nel 1968, pur giovanissima, partecipa con grande entusiasmo al movimento parigino. Dopo il diploma si iscrive a Filosofia all'Università di Vincennes. Laurea nel 1977 Lavora come critica per la rivista Cahiers du Cinema. Nel 1982 tenta la strada dell'IDHEC. Dopo tre anni inizia a realizzare alcuni cortometraggi. Il suo primo film del 1985 viene premiato anche a Cannes nel 1986 con la Camera d'or. Gira film televisivi e per il cinema esplorando diversi generi.


filmografia
Son premier long métrage Noir et blanc réalisé en 1985 reçoit le Prix Perspective du cinéma français et la Caméra d'or au Festival de Cannes 1986. Elle alterne depuis les films pour la télévision et pour le cinéma. Pour la télévision, elle a réalisé Le Crime de Monsieur Stil (1995), Mylène (1996) ; au cinéma elle explore des genres très différents : Chimère, son second long métrage avec Béatrice Dalle, Wadeck Stanczack et Francis Frappat (sélection officielle au Festival de Cannes 1989), Max et Jérémie (1992), où elle met en scène
Philippe Noiret et Christophe Lambert. Elle prépare actuellement un long métrage pour le cinéma.