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sito: Maria Zambrano
Maria
Inversi


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Spettacolo
di Maria Inversi, recitato, diretto, scritto: lettura di
Maria
Zambrano, La tomba di Antigone
di
Donatella Massara
Sabato
6 aprile al Circolo della Rosa e poi lunedì 8 all'onnicomprensivo
Artemisia Gentileschi di Milano, Maria Inversi ha recitato la
lettura di Antigone scritta dalla filosofa spagnola.
Il
testo è di eccezionale bellezza e l'attrice-regista sta
raggiungendo negli anni una straordinaria capacità interpretativa.
Spirituale e purificata ma non disincarnata Maria trasferisce
vigore e energia nel testo cristallizzando in ogni parola una
misteriosa sapienza, la voce-corpo-parola vola nello spazio
essenziale del cono di luce e ci tiene ammagliate/i per un'ora
di spettacolo.
Affiancano
le letture brani musicali, una interruzione vocale, il freddo
della caverna, dunque, dalla quale, per pochi secondi, odiamo
uscire la voce di Antigone. Ma una grande pietà cade
per tutto lo spettacolo, clemenza per noi che partecipiamo nell'ombra,
costretti a capire che Antigone non è mai morta, così
vuole Maria Zambrano, sepolta viva la giovane parla e ci spiega
il disegno assurdo di una donna che avrebbe dovuto celebrare
le sue nozze, ma ci dice:
Quest'
immagine, però, mi svaniva subito, e la vita promessa
tornava ad apparirmi senza nome nè forma alcuna, come
uno spazio chiaro; come un orizzonte e come una terra diversa,
senza orme di piedi umani. La sognavo, e allora la vedevo;
ma sentendola deserta, come un appello che ostinato mi attirava
verso un punto invisibile, per sentieri che non conducevano
da nessuna parte.
Sogno
della sorella
[...]
Perchè
il sangue non deve restare duro come pietra. No, che scorra,
il sangue, perchè questo è: una fonte, un ruscello
che la terra inghiotte. Il sangue non è fatto per ridursi
a pietra e attirare così gli uccelli di malaugurio,
condor tignosi che vengono a sporcarsi il becco. Il sangue,
così, porta sangue, chiama sangue, perchè ha
sete, il sangue morto ha sete, e poi arrivano le condanne,
più morti, sempre di più, una sfilata senza
fine. E io ho versato acqua, tutta quella che ho potuto, per
calmare la sua sete, per dargli vita e perchè vivo
scorresse finchè la terra non ne fosse imbevuta, finchè
la terra non se ne impregnasse. Perchè dalla terra,
in seguito, sgorga; chè vuole sgorgare, il sangue.
Sgorga in una sorgente, in una fonte nella quale gli uccelli,
anche quelli di malaugurio, bevono e si lavano il becco, lisciandosi
poi con questo le piume e diventando, così, buoni.
Il rosso, del sangue, la terra se lo tiene per darlo ai fiori,
quelli che nascono senza un perchè, i fiordalisi, le
violette, i papaveri che nascono dove meno li si aspetta.
La terra lo sistema tutto, lo distribuisce tutto. Be', tutte
queste cose, voglio dire, le fa se la lasciano. e non la lasciano,
no; loro, quelli che comandano, non la lasciano mai. La lasceranno
fare in pace il suo lavoro, una buona volta? Le sottraggono
i morti, o glieli gettano con una maledizione attaccata al
collo. E poi - vedi me, qui? - le gettano creature vive, vive
come lo sono io, più viva che mai, vivente per davvero.
Antigone
[...]
E io resterò
qui, come una lampada che si accende nell'oscurità.
Dovrei arrivare ancora più in basso e sprofondarmi
fino al centro stesso delle tenebre, che chissà fin
dove si estendono, per accendermi dentro di esse. Perchè
io ho fiducia solo in quella luce che si accende dove maggiore
è l'oscurità, facendo di essa un cuore; là
dove la luce del Sole che ci illumina non è mai arrivata.
Sì: una luce senza tramonto nel centro dell'eterna
notte.
Ancora risplendi, ancora mi ferisci col tuo riverbero; sono
ancora viva: vedo, respiro e tocco e, dato che nessuno mi
chiama, non so se potrei anche udire.
Perchè se l'uomo del potere fosse sceso qui in un altro
modo, nell'unico in cui avrebbe dovuto arrischiarsi a venire,
con la Legge Nuova, e qui stesso avesse ridotto in cenere
la legge vecchia, allora sì che io sarei uscita con
lui, al suo fianco, portando la Legge Nuova ben alta sopra
la mia testa. Allora sì. Ma nè egli lo ha anche
solo sognato, nè altri lo sogna, là sopra.
Zambrano
Maria, La tomba di Antigone, Diotima di Mantinea, La
Tartaruga edizioni, 1995
AA.
VV., Antigone e il sapere femminile dellanima. Percorsi
intorno a María Zambrano, a cura di Maria Inversi,
Edizioni Lavoro, Roma, 1999
Maria
Inversi, Al di là del filo (invenzione lettereria), dramma
originale in due atti, Premio di scrittura teatrale femminile,
Inner Wheel Roma Romae 2000, Borgia editore.
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