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Archivio
La Civetta
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Le
giovani donne e le loro
'madri simboliche'
di Nilde Vinci
Le
donne c'erano anche questo è avvenuto a Genova
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Donne
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di Paola Vagliani
In Rete:
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delle Donne di Milano (v. anche Rassegna Stampa)
Marea
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Informazione e testimonianza
femminile
di
Donatella Massara
Genova
per me: io e mia madre davanti alla televisione
A Genova
non ci sono andata all'inizio con un'ombra di rimpianto e poi
decisa a non esserci. Ho seguito nonostante non abbia figli
nè in piazza nè in altre parti del mondo minuto
per minuto scontri e notizie, su Primo canale. Con la faccia
corrucciata e preoccupata, all'ora di andare a dormire ho spedito
in rete tutto quello che avevo sul computer. Mia madre ha sprangato
bene tutte le porte finestre e io ho condiviso con lei l'impressione
di non essere almeno quella sera in un paese amico. E l'invasione
della scuola Diaz non c'era ancora stata.
Dopo di che ho cominciato a raccogliere e leggere attentamente
le testimonianze soprattutto quelle in rete che adesso sono
pubblicate in Paese delle donne e nel folder di DonnaPensieroScrittura
Ringrazio tutte le donne che hanno scritto perchè ne
ho ricavato senso della realtà e politica. E vorrei che
si andasse avanti così usando il dono prezioso della
scrittura. Da lì viene - ripeto -un senso di realtà
che non trovo nelle posizioni maschili.
E' poco quello che sto dicendo ma non ho in mente nient'altro
e per una che ha fatto dal 1977 un'altra pratica (quotidiana)
credo sia sufficiente.
I mass
media 'vedono' le donne senza consapevolezza
Nonostante
i massmedia (televisioni e giornali) diano una raffigurazione
al maschile del movimento antiglobalizzazione, le donne sono
presenti in questo movimento e in maniera anche contradditoria.
Sono presenti fra chi milita nei movimenti e chi svolge controinformazione
e fra chi ha elaborato una critica e una teoria che soddisfi
il bisogno di comprensione politica.
COSTATARE CHE LE DONNE SONO POCO RAFFIGURATE IN QUESTO MOVIMENTO
come è visto dai mass media NON SIGNIFICA CHE NON CI
SIANO.
Soprattutto non significa che le donne non abbiano visibilità.
Vandana Shiva, Naomi Klein per citare le più note e rappresentative
sono conosciute e hanno diffuso migliaia dei loro libri.
Il problema è che questo movimento - come altri - utilizza
strutture antiquate di comunicazione. Le donne anche se ci sono
e si presentano come donne arrivano a noi trasmesse da mezzi
di comunicazione che più hanno potere comunicativo e
meno hanno interesse a cambiare.
Questa esperienza diventa preziosa perché ci fa vedere
che le donne possono scomparire dal piano che chiamo simbolico
anche se sono presenti con i loro corpi e le loro parole.
Per spiegarmi meglio cito un massimo di potere e un minimo:
Bush e una donna qualsiasi.
Il primo non ha nessun vantaggio a spostarsi dal piano di rappresentazione
che gli ha garantito e consegnato il potere. Quindi non può
neanche scegliere fra diverse possibilità , opzioni o
convenzioni, altrimenti metterebbe in pericolo la sua identità.
La seconda è nella posizione di potere scegliere, invece.
E' in questa posizione che una donna parla della differenza
femminile
A dispetto di altre situazioni nel movimento antiglobalizzazione
vediamo che le donne scelgono di rappresentarsi come donne o
di non ignorare che ci sono altre donne. Questa posizione femminile
acquista valore simbolico se c'è consapevolezza
Il piano 'simbolico' è infatti quello della consapevolezza,
quindi affermazioni, idee, fatti raccontati nei quali c'è
la consapevolezza della differenza femminile.
E' questa consapevolezza che manca alla visibilità delle
donne nei movimenti politici. Infatti il piano simbolico dal
quale apprendiamo le informazioni che riguardano la nostra vita
e quello che succede nel mondo è muto dal punto di vista
delle donne. Nonostante che le donne siano riconoscibili presenti
e abbiano visibilità.
Scrive Milagros Rivera Garretas in Nominare il mondo
al femminile. Pensiero delle donne e teoria femminista (a
cura di Emma Scaramuzza, Editori Riuniti, 1998)
<<Un contributo fondamentale della teoria della differenza
è stato dimostrare che la differenza femminile è
assente dalla realtà così come è stata
ed è nominata dalla conoscenza dominante. Non segna il
limite dell'eterosessualità, come diceva il pensiero
lesbico dell'omosessualità: è semplicemente un
non pensato e - diciamo oggi - un non praticato o, per meglio
dire, una pratica da cui la politica dell'emancipazione ci ha
sradicato>>
Assumersi
la differenza femminile non è una cosa leggera. Il potere
politico maschile non ci riesce
Vale
la pena vedere come ci riescono le donne.
Il Manifesto vede le donne attraverso Ida
Dominijanni (vai a Rassegna Stampa) e spazi aperti a alcune
posizioni (id.Oriella
Salvoldi) femminili. Però le parti del giornale ritagliate
attorno a questi articoli rimangono invariate e mute di saperi
femminili, esattamente come altri mass media.
Altri luoghi precisi e femminili hanno dedicato spazio alla
testimonianza e al pensiero delle donne nel movimento antiglobalizzazione.
C'è la consapevolezza, in queste testimonianze, tutta
protesa a fare contesto e a inserirsi in esso; tesa a denunciare
ingiustizia, repressione, malessere.
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