Donne e conoscenza storica

 


La piazza delle madri del fazzoletto bianco di Daniela Padoan e Dario Barezzi: inventare l'agire politico e sottrarsi alla rivendicazione.
di Sara Gandini

Al Circolo della Rosa di Milano, venerdi' 13 luglio, ore 19 c'è stata la proiezione del video
La piazza delle madri del fazzoletto bianco di Daniela Padoan e Dario Barezzi (60').
Il video presenta un'intervista a Ebe de Bonafini sulle Madri di Plaza da Mayo.
Queste donne argentine s'incontrano da 25 anni in una piazza a chiedere giustizia per i loro figli spariti nel nulla. Ne e' nata una discussione davvero interessante.
Ebe affermava che per le Madri di Plaza de Mayo era importante mettere il corpo in piazza perche' queste occasioni avevano permesso anche di prendere consapevolezza, mentre i loro uomini, che alla fine producevano solo documenti e discutevano di appartenenze partitiche, si sentivano impotenti.Queste donne manifestano un'energia autentica che non ha bisogno di un nemico, e sono risultate invincibili dalla dittatura.
La cosa importante da capire e' come andare a queste manifestazioni, perche' molto spesso anche nel '68 si sono assunte modalita' compulsive, adolescenziali, reattive, muscolari assolutamente inutili.
Luisa Muraro sosteneva che la cosa importante e' inventare un agire che diviene trasformazione della realta'. Le Madri di Plaza de Mayo hanno fatto un'azione simbolica con l'invenzione politica del negare la morte dei loro figli, non consumando il lutto. Ne hanno fatto un agire politico che ha dato loro forza, perchè non era la negazione del dolore ma di un fatto. Ebe dice con forza che loro dichiarano di non accettare la morte dei loro figli ma affermava di essere per sempre incinta dei loro figli. Negare la morte ha voluto dire sottrarsi alla logica della rivendicazione e a quella politica, che le avrebbe portate solo a chiedere giustizia dei morti e risarcimenti economici. Come il cristianesimo, con la resurrezione del Cristo, ha negato la morte del Cristo cosi' queste donne hanno puntato su una scommessa politica che va oltre la dimensione privata e diviene uno sproposito che dà forza.

Dopo Genova 20-21 luglio contro G8 del Global Social Forum, considerazioni di Sara

Ero in dubbio se andare a Genova, a parte la paura, sono sempre stata
contraria ai teatrini adolescenziali che spesso si vedono in
manifestazione, alle garette falliche dove si mostrano i muscoli, si deve
vincere l'avversario (perche' senza nemici la forza svanisce). Fanno parte
del simbolico maschile che dà senso a tante violenze.
Pero' mi sono resa conto che andare a Genova, essere la', con le mie
orecchie e il mio corpo, aveva un senso. Fino a poco tempo fa non capivo
il mio desiderio di partecipare alle manifestazioni. La ritenevo una di
quelle cose che mi fanno stare bene ma che razionalmente non riuscivo a
capire o "giustificare". Ho fatto maggiore chiarezza dentro di me quando
ho visto, al circolo della rosa il video con l'intervista a Ebe de
Bonafini intitolato "la piazza delle madri dal fazzoletto bianco" a
proposito delle madri di plaza da mayo. Ne era nata una discussione
davvero interessante.
Luisa Muraro sosteneva che la cosa importante e' inventare un agire che
diviene trasformazione della realta'.

Per queste madri esserci, con i loro corpi, ritrovarsi tutte assieme in
questa piazza, guardarsi e discutere per questo appuntamento fuori dalle
case, in un luogo preciso della loro citta', era un'esperienza che
provocava in loro sensazioni intense e che permetteva di darsi forza. Ebe
de Bonafini diceva che ogni volta che arriva in questa piazza e vedeva
tutte le madres sentiva un'emozione incredibile.

Mi sono resa conto che anche per me era cosi': Ritrovarsi tutti insieme in
piazza, tanti, colorati, diversi, rumorosi e' un'esperienza che mi
emoziona e che quindi per me assume un valore simbolico.

Quando pero' mi sono ritrovata in piazza, in mezzo a quella violenza
insensata, il terrore mi ha invaso.
Non eravamo ancora arrivati al concentramento ma a Radio Popolare dicevano
che c'erano scontri sia dietro di noi che davanti. Cercavamo di tenere gli
occhi aperti, soprattutto quando incrociavamo qualche via trasversale. Ed
ecco che, quando eravamo sul lungo mare, in una via sulla destra, li ho
visto che avanzavano. Erano tantissimi, in tenuta antisommossa. Avanzavano
imperterriti e senza motivo, io non ho visto alcuna provocazione, erano
branco per cui terrorizzata chiedevo: ma che fanno? ma perche' avanzano? ma
che fanno!???
Sono arrivati a pochissimi metri da noi:
cosa facciamo? corriamo avanti? torniamo indietro?
I ragazzi del servizio d'ordine urlavano: corteo corteo!!! e dicevano di
avanzare...
Mi sono ritrovata in una vera e propria trappola per topi!
strada strettissima, a sinistra un salto di 20 metri sul mare, a destra le
case
Non si poteva fuggire. Una marea infinita di persone, di tutte le eta',
persone anziane insieme ai bambini, persone in carrozzella, le une addosso
alle altre. Si respirava a malapena. La polizia ci ha attaccato da dietro,
da davanti e dall'alto!
Hanno lanciato dai tetti lacrimogeni in modo indiscriminato. Non si
respirava e non si vedeva nulla.
Ero terrorizzata
Sembra che fossero lacrimogeni speciali, terribilmente forti. Per
parecchio tempo ho avuto male allo sterno, ai polmoni.
Alcuni vicino a noi sono stati colpiti in pieno dai lacrimogeni sulla
testa, con ferite profonde. Alcuni lacrimongeni sono finiti sotto
un'autoambulanza costringendo gli infermieri ad uscire lasciando i feriti
coricati dentro
Un senso di impotenza incredibile contro l'insensatezza di una violenza
inaudita
Si correva cercando di non calpestarsi gli uni con gli altri. Si e'
rischiata una tragedia pazzesca. Diversi svenivano.
Che le famose tutte nere fossero d'accordo e comunque funzionali alle
azioni di violenza della polizia era palese e ovvio a tutti
Comunque i cordoni del corteo hanno fatto di tutto per cercare di isolare
e impedire ai provocatori di fare danni e di entrare nel corteo. Ci sono
state testimonianze di bravura, disponibilita', solidarieta' eccezionale
da parte della gente in corteo e da parte dei genovesi, che hanno saputo
controllare la paura, senza far prevalere il panico, aiutandosi gli uni
con gli altri.
Nonostante le violenze e il clima di intimidazione 300 mila persone hanno
manifestato con forza e coraggio
ma la sensazione di essere tornati in un clima da regime era forte...

Sara