Donne e conoscenza storica

 

 

Persefone

di Gabriella Lazzerini

In lampi di memoria un beato fluttuare
di corse incontro al vento di corolle e di risate
una due tante non ricordo il dolore
una spina che punge un cespuglio di ortiche
nel coro delle madri tu eri la più bella
eri tu ero io i bordi si toccavano
quel paese incantato non poteva durare

sotto ogni campo di fiordalisi c'è terra
umida e nera ben oltre le radici la grotta
la grotta ombra e amica di ogni primavera
il tuo perpetuo sole mi dà vita e mi soffoca
Demetra di ogni chicco di spiga sei padrona
del fiato torrido che inchina e scolora i papaveri
io sono il pizzico della minuscola formica

il paese dell'ombra l'ho intravisto soltanto
saltando a piedi uniti l'acqua di una pozzanghera
il sovrano del buio mi chiama mi desidera
si affaccia a tratti dal bordo dei sogni frastagliati
che il mattino sfarina e riduce a brandelli
e l'ignoto corrode il circolo perfetto
delle tue braccia che racchiudono il mondo

abbandono fu scendere nella voragine
incubo momentaneo la stretta delle mani
un attimo di orrore la veste lacerata
e dopo un dormiveglia né trono né predella
dove i fantasmi negano il peso della terra
e la carne ombra si nega all'abbraccio ribelle
un altro inconoscibile e nostalgia di stelle

il messaggero alato mi ha portato il tuo pianto
arsa senza riposo la terra desolata
per dar vita ai raccolti esigi il mio ritorno
ma ancor più di una tigre è inesausta la tua fame
fame sepolta e urgente di un'unità perduta
anche io la conosco questa voglia infinita
e come smemorata mangio la melagrana

e m'incammino lenta incontro a te e alla luce
esitando ad un tremito di palpiti e parole
mentre il seme ritrova la sua via verticale
riprendo le tue braccia acconsento al legame
come un filo di forza che mi inanella il cuore
il buio che mi accompagna non mi fa più terrore
è il riposo del giorno che regala la notte