Donne e conoscenza storica
       

Archivio La Civetta 2002

Martedì 8 ottobre Svetlana Aleksievic al Circolo della Rosa

di Gabriella Lazzerini

La fotografia è di Maria Nadotti e illustra la bio-bibliografia di questa grande giornalista per il suo incontro con la Libera Università delle Donne Linda)

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Testimonianze di Zinky Boys
in Linda

Voglio condividere con voi la grande ricchezza che trasmette chi sa raccontare la storia del nostro tempo, mandandovi qualche appunto che ho preso durante
l' incontro con Svetlana Aleksievic. Mi sembra che in quel che lei ha detto ci siano tante questioni, importanti, il modo di intendere la storia, il diverso atteggiarsi di uomini e donne rispetto alla guerra, il vissuto del socialismo reale, il peso che hanno avuto eventi come Cernobyl o l''11 settembre.

Svetlana Aleksievic è l'autrice di Preghiera per Cernobyl, un libro di grande sapienza e rara bellezza, in cui l'esplosione del reattore e ciò che è avvenuto intorno e dopo a quell'evento viene raccontato, mostrato vivo in tutta la sua terribilità, facendo parlare le donne e gli uomini che lo hanno vissuto e ne sono stati attraversati.
"Ho voluto far parlare il piccolo uomo, quello che non lascia traccia di sé. Dopo l'esplosione, di questo grande fatto di Cernobyl si rischia che restino solo poche pagine nei manuali di storia, senza il vissuto, le emozioni, e di tanto dolore, di tante lacrime che cosa resta?"
Cernobyl è un evento epocale, una frattura geologica nella faglia della storia. Uno di quei fatti che fanno dire che niente sarà più come prima. Non a caso il sottotitolo del libro è "Cronaca del futuro". Insieme all'invasione dell' Afghanistan, è uno degli eventi che hanno fatto crollare il grande impero sovietico. Un impero la cui potenza simbolica ha lasciato tracce profonde, perché
il socialismo reale fu un'idea magica, e ancora oggi, lei dice, non si riesce a congedarsi da questa magica utopia: creare un impero da un ideale. L'impero si è disgregato, ma l'uomo sovietico continua a vivere.
"In ognuno dei miei libri ho voluto raccontare un pezzo della sua storia, di questa storia.Il mio primo libro parla della guerra. La guerra raccontata dagli uomini è molto diversa dalla guerra raccontata dalle donne. Alla seconda guerra mondiale hanno partecipato più di un milione di donne: le partigiane, le donne soldato, artigliere, tiratrici…Per scrivere il mio libro ho fatto molte interviste, spesso in case dove entrambi i coniugi avevano combattuto, ma era l'uomo a raccontare, mentre la donna si dava da fare per l'ospitalità, preparava il tè e l'uomo parlava .La guerra che gli uomini raccontavano riproponeva tutti i miti offerti dal sistema, era uno schematismo che mi interessava poco.
Una volta che un uomo era impegnato altrove sono riuscita a parlare con la moglie, una donnina minuta, che aveva lavorato nei reparti sanitari, quelli che percorrono i campi di battaglia a cercare morti e feriti. Mi ha detto: "Com'è tremendo in tempo di guerra il campo dopo la battaglia, disseminato di morti, sia russi che tedeschi, buttati lì come le patate. Avevano 18 anni come me, erano giovani, bei giovani. C'era un giovane tedesco, morto, che guardava il cielo, io mi sono messa a piangere e il comandante mi ha detto: Perché piangi?- Io ho detto :- Perché mi fa pena. - Ti fa pena un fascista? - Io qui non vedo fascisti, vedo solo un ragazzo morto.
Le donne di fronte alla guerra parlavano del valore della vita,. Su questo ho scritto il libro, che però non sono riuscita a far pubblicare, è uscito solo dopo Gorbaciov. Eppure allora credevo ancora nel socialismo dal volto umano, ci ho creduto fino a quando non è incominciata la guerra in Afganistan Quando sono andata là ho perso tutte le illusioni: non c'è idea che valga tante vite [...]
Nel 1991 il regime sovietico crolla, e da più parti si è sostenuto che il popolo russo non vedeva l'ora che finisse. In realtà non è andata così: la maggior parte delle persone non era ancora pronta per questa fine. All'indomani del crollo c'era un disagio diffuso, forte. Per quattro o cinque anni c'è stata un grande ondata di suicidi. Suicidi di personaggi famosi, ma anche di tanta gente semplice. Era il suicidio di chi non tollerava il crollo dell'ideale: l'utopia non lasciava liberi, si era come sotto l'effetto di un narcotico, molti si erano consegnati interamente all'idea e non avevano altro di cui vivere.
Io scrivo perché voglio salvare quanto di umano c'è nell'essere umano: è uno strato sottile, voglio capire come fare a preservarlo. So che necessitano sostegni per sorreggere la dignità umana. In qualsiasi circostanza ci troviamo a vivere, ci vuole coraggio.
La nostra è una civiltà delle lacrime, troppo spesso il nostro mondo non riesce a dare importanza al sentire. Nei miei libri io voglio raccogliere questa esperienza del soffrire, che io non penso sia solo della Russia, Tendo l'orecchio ascoltando per strada, è un romanzo a più voci, che vuole che si riesca a trovare una strada che non sia solo sofferenza"