Donne e conoscenza storica

In rete:

Un documento sulla legge di alcune donne della Libera Universitò delle donne di Milano

 

Sulla fecondazione artificiale:

Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa, L' eclissi della madre, Milano, Pratiche, 1998

Il Manifesto 25, 9, 2003

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Il maschio sfogo dei senatori
Tra risate e urla «da trivio», come sottolinea la diessina Pagano, il senato caccia chi contesta la legge sulla procreazione assistita. La Mussolini chiede la messa in onda della seduta, ma Pera tace e Casini se la prende con l'invasione di campo delle deputate. Breve storia delle volgarità del nostro parlamento
GIOVANNA PAJETTA
ROMA
Il più classico, «troia!», pare che questa volta non l'abbia gridato nessuno. Ma non ci si può giurare visto che, come raccontano le protagoniste, al loro arrivo il senato è praticamente esploso. Urla, strepiti ma soprattutto raffinate osservazioni del tipo «Siete contro la legge perché volete continuare a farvi scopare». O, inchinandosi al fatto che si trattava di deputate, «Altro che camera, voi siete da camera da letto». «Di battute maschiliste, quando questa legge era a Montecitorio ne ho sentite in abbondanza, ma tassi di volgarità così...» racconta la diessina Katia Zanotti. E se lei preferisce attribuire l'accaduto «alla cultura di destra», Alessandra Mussolini ci tiene a mettere i puntini sulle «i». «Sì, è vero, i senatori che ci hanno insultato erano per lo più del centrodestra - ammette la deputata nazionalleata, che testimonia, con la socialista Chiara Moroni, la trasversalità della battaglia contro questa legge - Ma gli altri ridevano, il che forse è pure peggio». Non sono certo le uniche a rimanere scosse dall'accoglienza dei senatori. Basta pensare che, quando il presidente di turno, Lamberto Dini, sospende la seduta e caccia le sgradite ospiti dalla tribuna di palazzo Madama, persino un leghista duro e puro come Roberto Calderoli si sente in dovere di precipitarsi in sala stampa a fare le sue scuse. Peccato che il suo rimanga un gesto isolato. Perché quando la seduta riprende, Dini bacchetta proprio le deputate, colpevoli di aver rotto il galateo istituzionale con un gesto che «non ha precedenti». E alla diessina Maria Grazia Pagano che interviene contro le «battute da trivio», risponde indifferente che «nella confusione non credo che siano stati molti ad aver sentito ciò che alcuni senatori possono aver detto». Quando un'ora dopo le contestatrici portano alla camera le loro magliette rosa con la scritta «Nessuna legge contro il corpo delle donne», le cose vanno giusto un po' meglio. Forse già avvertiti dal tam tam delle agenzie, i deputati si limitano a gridare «boo, boo» e a qualche schiamazzo più politically correct. Qui a presiedere c'è un diessino, Fabio Mussi, e la goliardia sfuma nel paternalismo. «Onorevole Bonito - dice scherzoso Mussi a chi sta intervenendo - alle sue spalle c'è un corteo di colleghe». «Temo, presidente, che non siano qui per me» risponde a tono Bonito. E tutti se la ridono sul finale di Mussi: «Forse per un attimo lei lo ha sperato...». Anche qui comunque, le deputate diessine, di Rifondazione ma anche del centrodestra, come Alessandra Mussolini e Chiara Moroni, vengono espulse dall'aula. E i loro colleghi maschi, probabilmente tirano un sospiro di sollievo.

Perché in realtà, basta sfogliare qualche cronaca per scoprire che il savoir faire di ieri è un'eccezione, non certo la regola. Maura Cossutta racconta ad esempio di quando, mentre lei stava intervenendo veemente contro il lodo Schifani, l'onorevole Menia, di An, l'ha interrotta con brutale «taci, troia». «Adesso il caso è all'ufficio di presidenza - dice la deputata del Pdci, che tempo prima si era dovuta sorbire un bel `taci, gallina' dal leghista Cè - Io mi sono rifiutata di accettare delle scuse pro forma, penso che la misoginia sia un problema di cultura democratica, altro che scortesia». Poi ci sono le cose dette a mezza bocca, i gesti o le frasi apparentemente pronunciate per il vicino di banco, ma in modo tale che tutti, o meglio tutte, le vedano. «Ricordo quel che è successo a me e alla Titti Valpiana durante la discussione sulla Bossi Fini e l'immigrazione - ricorda Katia Zanotti - Mi pare che in quel momento a parlare fosse lei, e Ignazio La Russa si è platealmente toccato lì, e ha detto ai suoi `a loro piace che arrivino i negri, perché ce l'hanno grosso'. Glielo abbiamo letto sulle labbra, anche perché lui ha fatto di tutto perché lo vedessimo». E per chiudere in modo bipartisan , val la pena di ricordare come quando Carolina Lussana si batteva a spada tratta contro l'indultino, fu il deputato dello Sdi Buemi ad aggredirla in malo modo (anche se di questo «troia!» non c'è conferma diretta).

«Che ci sia un fondo di maschilismo è evidente, basta vedere qual è la percentuale di donne parlamentari» commenta, tra il rassegnato e il benevolo Chiara Moroni. Ventottanni, alla sua prima legislatura, la giovane socialista si è battuta strenuamente quando la legge sulla procreazione era alla camera. Anche contro i suoi colleghi della Casa delle libertà, ovviamente. E anche adesso ci tiene a parlare di politica, non di quello che definisce «un atteggiamento che io dò un po' per scontato, in fondo è ovvio che i parlamentari, che sono eletti dal popolo rispecchino così tanto la società in cui viviamo». Ma chi ha più esperienza, e per fortuna meno assuefazione di lei, questa volta proprio non ci sta. «Quello che è successo oggi è gravissimo, senatori che insultano con linguaggio da caserma delle parlamentari non si era davvero mai visto - protesta in serata, ancora fuori di sè Alessandra Mussolini - Altro che brusio, come ha detto Lamberto Dini, gli insulti e le volgarità si sono sentiti benissimo». E sarebbe il caso che li sentissero anche gli elettori. «Chiedo a Marcello Pera, presidente del senato, di autorizzare la messa in onda della seduta di oggi (ieri per chi legge, ndr) - prosegue implacabile la deputata di An - Il 51 per cento dei cittadini elettori è donna, decideranno poi loro come comportarsi, cosa fare alle prossime elezioni».

Ma l'unica risposta «istituzionale» arriva a fine giornata da Pierferdinando Casini. «Con riferimento ai disordini occorsi al senato desidero ricordare che si richiede a chi assiste alle sedute lo scrupoloso rispetto delle regole» proclama solenne il presidente della camera, tra gli applausi dei banchi della maggioranza. Concludendo con involontaria gaffe: «Noi non siamo diversi ma siamo come gli altri cittadini. E come tali siamo tenuti a comportarci».



Sotto la giacca
STEFANIA GIORGI
Un immaginario maschile scomposto, caotico, isterico, volgare. E' quello che si è squadernato ieri nell'aula del senato della nostra repubblica, con i rappresentanti più «anziani» del parlamento a berciare turpiloqui da caserma fascista alle parlamentari che protestavano contro l'approvazione (blindata) della legge (mostruosa) sulla procreazione assistita. Una legge inaccettabile e inapplicabile che discrimina, sanziona e vieta: la fecondazione eterologa, il ricorso alla procreazione assistita per i/le single e gay. Nel segno del primato del diritto a nascere del concepito. Un primato che mette in discussione il diritto della donna di e se essere madre e minaccia direttamente l'autodeterminazione in materia procreativa. «Non aprite quella porta», aveva tuonato Carlo Giovanardi nel 1999 durante la discussione alla camera su quel testo di legge dando la stura a dichiarazioni di voto e interventi che passavano schizofrenicamente da solenni richiami a principi morali ed etici per inesistenti famigliole fogazzariane alla messa in parola di un caos primigenio di incubi e di paure. Da inimagginabili filiazioni plurime al primato del biologico nel «nome del padre» scorsero all'epoca in quell'aula fiumi di sperma e accoppiamenti contronatura (di «incroci tra uomini e bestie» aveva parlato Mantovano). Una selvaggia seduta di inconscio maschile - consultabile negli atti parlamentari - che metteva in scena misoginia e paura. Delle donne, del corpo delle donne, procreativamente così potente da dover essere arginato a ogni costo. In primo luogo impugnando il diritto del concepito come un'arma tagliente e contundente rivolta contro di loro. Contro di noi.

Le parlamentari ieri sono entrate in aula e si sono tolte le giacche per mostrare le magliette che indossavano con la scritta «nessuna legge contro il corpo delle donne». E' a quel punto che gli argini si sono rotti e la misoginia più becera e berciante si è fatta strada tra i banchi di Palazzo Madama. Certamente a causa di una pratica battagliera che bypassa commissioni e gruppi parlamentari, certamente per la trasversalità della protesta che accomuna rappresentanti dell'opposizione e della coalizione di governo, molto per la frase stampata che non domanda mediazioni. Contro le «veterofemministe» ree di aver infranto le «regole» parlamentari e aver nominato il nocciolo del problema - l'asimmetria di uomini e donne nella procreazione - sono state scagliate con violenza parole pesantissime. Una triste replica di quello che i nostri legislatori troppo spesso dimostrano di pensare quando si discutono questioni che hanno a che fare con la sfera della sessualità e della differenza sessuale, tra donne e uomini. Era accaduto durante il dibattito per la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza e per quello sulla legge contro la violenza sessuale. E' accaduto di nuovo ieri.

«Richiudete quella porta», verrebbe da urlare di fronte alla violenza ingiuriosa scagliata contro deputate e senatrici. «Non siamo diversi, ma siamo come gli altri cittadini e come tali siamo tenuti a comportarci» ha commentato Pierferdinando Casini. Ma, viene inquietantemente da domandarsi, in quale altro luogo del nostro paese - scuola, mercato, quartiere, condominio, luogo di lavoro - sarebbe potuto accadere quello che è accaduto ieri nel nostro parlamento?

Eppure è accaduto, proprio mentre, di là dell'Oceano, chi è alla guida del nostro paese e ci rappresenta all'estero invitava gli imprenditori americani a investire in Italia tirando fuori dal cappello l'ennesimo numero da «navigato» chansonnier. Un paese appetibile, depurato dai comunisti, paradisiaco per far soldi, persino morire (vista l'abolizione dell'imposta sulla successione), non prima - lascia intendere - di aver fatto sesso. Magari con le «bellissime segretarie» enumerate tra le attrattive del Belpaese.

Di certo ieri Palazzo Madama e il New York Stock Exchange sono stati scambiati per uno spogliatoio maschile. Degli anni cinquanta.

In Il Nuovo 26, 9, 2003

Non si placa lo scontro sulla provetta


Pera deplora la bagarre di ieri. L'Udc protesta per il rinvo della legge. Ma il partito delle donne non retrocede. La Mussolini: "I colleghi maschi sono degli impotenti".


ROMA - La legge sulla procreazione assistita continua a suscitare polemiche e conflitti. Anche (se non soprattutto) all’interno delle coalizioni. Dopo le clamorose manifestazioni di protesta contro l’attuale testo del provvedimento, inscenate ieri da alcune parlamentari trasversali nell’aula di entrambe le Camere, oggi la questione che divide il centrodestra è quella sui tempi di approvazione del ddl.

Stamani infatti la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha votato un programma dei lavori dell’assemblea che posticipa l’esame della legge che dovrà regolare la fecondazione artificiale alla discussione e al voto sulla legge finanziaria. Un rinvio di almeno un mese che però ha subito fatto infuriare i centristi del maggioranza.

Loro infatti premono da tempo (anche perché pressati a loro volta da ambienti vaticani che vogliono il varo della legge così com’è) affinché si proceda subito a ratificare una normativa che limita la fecondazione assistita al solo ambito della coppia, sposata o di fatto che sia. E sempre loro stamani, subito dopo aver appreso della dilazione, hanno clamorosamente abbandonato i lavori del Senato per protesta. Facendo addirittura balenare l’ipotesi che questo tergiversare su la procreazione potrebbe far rivedere all’Udc quel nulla osta appena concesso a proposito della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo.

''E' evidente che se viene rinviata sine die la procreazione assistita - ha dichiarato con durezza oggi il capogruppo a Palazzo Madama del Biancofiore, Francesco D’Onofrio - non ci sentiamo più di prendere impegni sul ddl Gasparri''. Secondo lui infatti ci sarebbe stato lo spazio per dare il via libera al provvedimento prima del 1 ottobre, quando si comincerà a discutere della manovra di bilancio. ''Nella riunione di ieri dell'ufficio politico del partito - ha poi aggiunto in modo eloquente il presidente dei senatori dell’Udc - ho chiesto che il nostro gruppo alla Camera dia il consenso al ddl Gasparri anche perché al Senato era cominciato l'esame della procreazione assistita, provvedimento al quale teniamo moltissimo.

Insomma, nonostante quasi subito il capogruppo di Forza Italia in Senato Renato Schifani si sia affrettato a dire che Forza Italia chiederà una deroga al regolamento per poter discutere il testo sulla procreazione medicalmente assistita anche in sessione di bilancio, l’ira dell’Udc monta. E per ora sembra non bastare nemmeno l’ulteriore dichiarazione di Schifani secondo la quale ''i tempi sono maturi e ogni differimento arrecherebbe pregiudizio alle legittime aspettative di tanti. Perché è giunto il momento che ognuno assuma le proprie responsabilità''.

Va detto però che mentre dal partito azzurro si cerca di rabbonire l’alleato riottoso, una delle forze laiche minori della Casa delle libertà ritiene invece scandaloso l’atteggiamento assunto dai centristi. ''Collegare l'approvazione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita a quella sulla televisione, come sta tentando di fare l'Udc in Senato, - dichiara sferzante il vice segretario del Nuovo Psi Bobo Craxi - rappresenta un ricatto inaccettabile, che offende le coscienze libere e laiche del Parlamento''. Craxi fa riferimento anche agli insulti che ieri hanno colpito in aula le parlamentari che chiedevano modifiche più liberali alla legge, e li definisce “l'ignobile gazzarra messa in scena da parlamentari papisti”. Poi chiede esplicitamente a Forza Italia di abbandonare “un atteggiamento supino che sembra sposare, senza mezzi termini, una visione conservatrice, oscurantista e paradossale della questione delle libertà acquisite in materia di fecondazione”.

Nel frattempo Marcello Pera stigmatizza ufficialmente sia l’happening delle parlamentari che gli schiamazzi con cui hanno reagito alcuni loro colleghi. ''La manifestazione che è accaduta ieri - ha detto oggi in assemblea il Presidente del Senato - è deplorevole, non ha certamente aiutato la discussione, non ha certamente aiutato il prestigio del Senato. Ma la stessa cosa dico per le manifestazioni o reazioni che ci sono state da questi banchi, di cui peraltro ho notizia solo dai giornali ma non dai documenti ufficiali del Senato''.

A rinfocolare la rissa verbale ci pensa però nel frattempo Alessandra Mussolini, una delle deputate e senatrici che ieri ha manifestato platealmente in aula. ''Quegli uomini lì - riferendosi a chi ieri nelle due assemblee le ha rivolto epiteti irripetibili - sono sessualmente fissati. Sono impotenti... politicamente intendo. Un gruppo di impotenti... di fare delle leggi giuste, voglio dire. Vorrei che si potesse mandare in onda su tutte le reti l'audio della seduta, perché così la gente capirebbe chi sono i senatori, chi sono quelli che poi fanno le leggi. Ce ne hanno dette di tutti i colori. Se fossimo state un gruppo di deputati uomini tutte quelle frasi offensive non ce le avrebbero dette. Altro che pari opportunità!''.

(25 SETTEMBRE 2003, ORE 15:00)


Procreazione, esplode l'ira delle parlamentari

vai all'articolo di Giovanna Pajetta e Stefania Giorgi del Manifesto


Bagarre in aula al Senato dove un gruppo bipartisan di deputate e senatrici protesta esibendo una maglietta e lanciando volantini. Seduta sospesa, mentre dai banchi partono pesanti allusioni.


ROMA - Le parlamentari dell'opposizione - cui si aggiungono anche la Mussolini di An e Chiara Moroni del Nuovo Psi - che mostrano dalle tribune una maglietta con sopra scritto "nessuna legge contro il corpo delle donne". La seduta del Senato, dove si sta discutendo del provvedimento sulla procreazione assistita, che si trasforma in una bagarre. Parlamentari maschi che reagiscono con battute "da trivio" all'indirizzo delle contestatrici, la Mussolini che grida "ci hanno trattato da puttane". E al presidente di turno Lamberto Dini non resta che sospendere la seduta.

Gli incidenti sono avvenuti quando il relatore della legge, che un gruppo trasversale di parlamentari dell'opposizione e della maggioranza giudica "oscurantista", "contro le donne", irrispettosa della "sofferenza delle donne, delle coppie sterili e non fertili", ma soprattutto "blindata" in modo tale da evitare qualsiasi modifica e una nuova lettura alla C amera, ha cominciato il suo intervento. Dalle tribune del pubblico un gruppo bipartisan di donne parlamentari ha iniziato a contestare togliendosi la giacca ed esibendo una maglietta con la scritta: "Nessuna legge contro il corpo delle donne". Nel frattempo, venivano lanciati nell'emiciclo di palazzo Madama volantini con su scritto "nessuno tocchi il nostro corpo".

L'aula si è letteralmente infiammata. Urla, grida mentre nella confusione generale, riferiscono le parlamentari, sono volati anche apprezzamenti da "trivio" e battute di natura sessuale. Katia Zanotti (Ds) ha riferito ai giornalisti, successivamente, che qualcuno si è rivolto alle senatrici dicendo: "Altro che da Camera, voi siete da camera da letto".

Sempre la Zanotti ha riferito anche altre battute del tipo: "Siete contro la legge perché volete continuare a farvi s...". Molti senatori hanno gridato "vergognatevi". La senatrice Maria Grazia Pagano ha stigmatizzato in aula le battute usate dai senatori per contestare la manifestazione. "Sono state usate delle battute da trivio", ha detto rivolgendosi alla presidenza alla ripresa della seduta.

Il presidente di turno Lamberto Dini ha sottolineato che nella confusione queste battute non sono state afferrate. Nel Transatlantico del Senato le parlamentari, a cui i commessi avevano strappato "rudemente" le magliette, sono state supportate da altre parlamentari delle opposizioni.

Poi, appuntamento in sala stampa dove le parlamentari (del gruppo che ha inscenato la manifestazione facevano parte, tra le altre, Katia Zanotti, Alberta De Simone, Roberta Pinotti e Margherita Coluccini della Quercia, Titti De Simone ed Elettra Deiana di Rifondazione, Maura Cossutta del Pdci, Chiara Moroni dei Socialisti, Alessandra Mussolini di An, Laura Zanella dei VerdiVerdi, oltre alle senatrici Maria Grazia Pagano, Vittoria Franco, Monica Bettoni, Chiara Acciarini, tutte dei Ds) hanno denunciato le pesanti reazioni e battute ricevute dai senatori. "Non si tratta di battute ma di offese alle istituzioni - ha detto Alessandra Mussolini. "Ci hanno trattato da p...". "E' stato un comportamento - ha sottolineato - molto volgare ".

E' toccato ai vicepresidenti del Senato, Domenico Contestabile (FI) e Roberto Calderoli (Lega), scusarsi per il comportamento dei colleghi. Le parlamentari, per tutta risposta, hanno preannunciato che chiederanno le scuse ufficiali dei presidenti Pera e Casini. Ma Contestabile fa di più: e annuncia che lui, quella legge, non la voterà."La legge sulla procreazione assistita non la voterò - dice il parlamentare di Forza Italia - però credo che l'autonomia dei due rami del Parlamento sia tale per cui in Senato la maggioranza abbia diritto a votare una legge che ritiene opportuna". E mentre ascolta le parlamentari protestare, cerca di sdrammatizzare il clima: "A me le donne mi hanno rovinato - dice sorridendo - prima ero un fiore...".

In una dichiarazione congiunta, diffusa successivamente, il gruppo di parlamentari ha così motivato ai giornalisti il senso politico della protesta: "Siamo venute a protestare nell'aula del Senato perché questa legge oscurantista contro le donne, è stata blindata e non tornerà alla Camera. E' una legge che non rispetta la sofferenza delle donne, delle coppie sterili e non fertili, percorsa da una cultura oscurantista, portatrice di un'etica di parte che impone comportamenti e usa il corpo delle donne come fosse un contenitore. Questa maggioranza stabilisce per legge ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è bene e male in comportamenti privati come la procreazione. Si vieta la crio-conservazione degli embrioni, la procreazione per le donne single ed eterologa, tutte cose gravissime che costringeranno le donne e le coppie ai viaggi della speranza all'estero".



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