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Il
Manifesto 25, 9, 2003
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Il Nuovo
Il
maschio sfogo dei senatori
Tra risate e urla «da trivio», come sottolinea la
diessina Pagano, il senato caccia chi contesta la legge sulla
procreazione assistita. La Mussolini chiede la messa in onda
della seduta, ma Pera tace e Casini se la prende con l'invasione
di campo delle deputate. Breve storia delle volgarità
del nostro parlamento
GIOVANNA PAJETTA
ROMA
Il più classico, «troia!», pare che questa
volta non l'abbia gridato nessuno. Ma non ci si può giurare
visto che, come raccontano le protagoniste, al loro arrivo il
senato è praticamente esploso. Urla, strepiti ma soprattutto
raffinate osservazioni del tipo «Siete contro la legge
perché volete continuare a farvi scopare». O, inchinandosi
al fatto che si trattava di deputate, «Altro che camera,
voi siete da camera da letto». «Di battute maschiliste,
quando questa legge era a Montecitorio ne ho sentite in abbondanza,
ma tassi di volgarità così...» racconta
la diessina Katia Zanotti. E se lei preferisce attribuire l'accaduto
«alla cultura di destra», Alessandra Mussolini ci
tiene a mettere i puntini sulle «i». «Sì,
è vero, i senatori che ci hanno insultato erano per lo
più del centrodestra - ammette la deputata nazionalleata,
che testimonia, con la socialista Chiara Moroni, la trasversalità
della battaglia contro questa legge - Ma gli altri ridevano,
il che forse è pure peggio». Non sono certo le
uniche a rimanere scosse dall'accoglienza dei senatori. Basta
pensare che, quando il presidente di turno, Lamberto Dini, sospende
la seduta e caccia le sgradite ospiti dalla tribuna di palazzo
Madama, persino un leghista duro e puro come Roberto Calderoli
si sente in dovere di precipitarsi in sala stampa a fare le
sue scuse. Peccato che il suo rimanga un gesto isolato. Perché
quando la seduta riprende, Dini bacchetta proprio le deputate,
colpevoli di aver rotto il galateo istituzionale con un gesto
che «non ha precedenti». E alla diessina Maria Grazia
Pagano che interviene contro le «battute da trivio»,
risponde indifferente che «nella confusione non credo
che siano stati molti ad aver sentito ciò che alcuni
senatori possono aver detto». Quando un'ora dopo le contestatrici
portano alla camera le loro magliette rosa con la scritta «Nessuna
legge contro il corpo delle donne», le cose vanno giusto
un po' meglio. Forse già avvertiti dal tam tam delle
agenzie, i deputati si limitano a gridare «boo, boo»
e a qualche schiamazzo più politically correct. Qui a
presiedere c'è un diessino, Fabio Mussi, e la goliardia
sfuma nel paternalismo. «Onorevole Bonito - dice scherzoso
Mussi a chi sta intervenendo - alle sue spalle c'è un
corteo di colleghe». «Temo, presidente, che non
siano qui per me» risponde a tono Bonito. E tutti se la
ridono sul finale di Mussi: «Forse per un attimo lei lo
ha sperato...». Anche qui comunque, le deputate diessine,
di Rifondazione ma anche del centrodestra, come Alessandra Mussolini
e Chiara Moroni, vengono espulse dall'aula. E i loro colleghi
maschi, probabilmente tirano un sospiro di sollievo.
Perché
in realtà, basta sfogliare qualche cronaca per scoprire
che il savoir faire di ieri è un'eccezione, non certo
la regola. Maura Cossutta racconta ad esempio di quando, mentre
lei stava intervenendo veemente contro il lodo Schifani, l'onorevole
Menia, di An, l'ha interrotta con brutale «taci, troia».
«Adesso il caso è all'ufficio di presidenza - dice
la deputata del Pdci, che tempo prima si era dovuta sorbire
un bel `taci, gallina' dal leghista Cè - Io mi sono rifiutata
di accettare delle scuse pro forma, penso che la misoginia sia
un problema di cultura democratica, altro che scortesia».
Poi ci sono le cose dette a mezza bocca, i gesti o le frasi
apparentemente pronunciate per il vicino di banco, ma in modo
tale che tutti, o meglio tutte, le vedano. «Ricordo quel
che è successo a me e alla Titti Valpiana durante la
discussione sulla Bossi Fini e l'immigrazione - ricorda Katia
Zanotti - Mi pare che in quel momento a parlare fosse lei, e
Ignazio La Russa si è platealmente toccato lì,
e ha detto ai suoi `a loro piace che arrivino i negri, perché
ce l'hanno grosso'. Glielo abbiamo letto sulle labbra, anche
perché lui ha fatto di tutto perché lo vedessimo».
E per chiudere in modo bipartisan , val la pena di ricordare
come quando Carolina Lussana si batteva a spada tratta contro
l'indultino, fu il deputato dello Sdi Buemi ad aggredirla in
malo modo (anche se di questo «troia!» non c'è
conferma diretta).
«Che
ci sia un fondo di maschilismo è evidente, basta vedere
qual è la percentuale di donne parlamentari» commenta,
tra il rassegnato e il benevolo Chiara Moroni. Ventottanni,
alla sua prima legislatura, la giovane socialista si è
battuta strenuamente quando la legge sulla procreazione era
alla camera. Anche contro i suoi colleghi della Casa delle libertà,
ovviamente. E anche adesso ci tiene a parlare di politica, non
di quello che definisce «un atteggiamento che io dò
un po' per scontato, in fondo è ovvio che i parlamentari,
che sono eletti dal popolo rispecchino così tanto la
società in cui viviamo». Ma chi ha più esperienza,
e per fortuna meno assuefazione di lei, questa volta proprio
non ci sta. «Quello che è successo oggi è
gravissimo, senatori che insultano con linguaggio da caserma
delle parlamentari non si era davvero mai visto - protesta in
serata, ancora fuori di sè Alessandra Mussolini - Altro
che brusio, come ha detto Lamberto Dini, gli insulti e le volgarità
si sono sentiti benissimo». E sarebbe il caso che li sentissero
anche gli elettori. «Chiedo a Marcello Pera, presidente
del senato, di autorizzare la messa in onda della seduta di
oggi (ieri per chi legge, ndr) - prosegue implacabile la deputata
di An - Il 51 per cento dei cittadini elettori è donna,
decideranno poi loro come comportarsi, cosa fare alle prossime
elezioni».
Ma l'unica
risposta «istituzionale» arriva a fine giornata
da Pierferdinando Casini. «Con riferimento ai disordini
occorsi al senato desidero ricordare che si richiede a chi assiste
alle sedute lo scrupoloso rispetto delle regole» proclama
solenne il presidente della camera, tra gli applausi dei banchi
della maggioranza. Concludendo con involontaria gaffe: «Noi
non siamo diversi ma siamo come gli altri cittadini. E come
tali siamo tenuti a comportarci».
Sotto
la giacca
STEFANIA GIORGI
Un immaginario maschile scomposto, caotico, isterico, volgare.
E' quello che si è squadernato ieri nell'aula del senato
della nostra repubblica, con i rappresentanti più «anziani»
del parlamento a berciare turpiloqui da caserma fascista alle
parlamentari che protestavano contro l'approvazione (blindata)
della legge (mostruosa) sulla procreazione assistita. Una legge
inaccettabile e inapplicabile che discrimina, sanziona e vieta:
la fecondazione eterologa, il ricorso alla procreazione assistita
per i/le single e gay. Nel segno del primato del diritto a nascere
del concepito. Un primato che mette in discussione il diritto
della donna di e se essere madre e minaccia direttamente l'autodeterminazione
in materia procreativa. «Non aprite quella porta»,
aveva tuonato Carlo Giovanardi nel 1999 durante la discussione
alla camera su quel testo di legge dando la stura a dichiarazioni
di voto e interventi che passavano schizofrenicamente da solenni
richiami a principi morali ed etici per inesistenti famigliole
fogazzariane alla messa in parola di un caos primigenio di incubi
e di paure. Da inimagginabili filiazioni plurime al primato
del biologico nel «nome del padre» scorsero all'epoca
in quell'aula fiumi di sperma e accoppiamenti contronatura (di
«incroci tra uomini e bestie» aveva parlato Mantovano).
Una selvaggia seduta di inconscio maschile - consultabile negli
atti parlamentari - che metteva in scena misoginia e paura.
Delle donne, del corpo delle donne, procreativamente così
potente da dover essere arginato a ogni costo. In primo luogo
impugnando il diritto del concepito come un'arma tagliente e
contundente rivolta contro di loro. Contro di noi.
Le parlamentari
ieri sono entrate in aula e si sono tolte le giacche per mostrare
le magliette che indossavano con la scritta «nessuna legge
contro il corpo delle donne». E' a quel punto che gli
argini si sono rotti e la misoginia più becera e berciante
si è fatta strada tra i banchi di Palazzo Madama. Certamente
a causa di una pratica battagliera che bypassa commissioni e
gruppi parlamentari, certamente per la trasversalità
della protesta che accomuna rappresentanti dell'opposizione
e della coalizione di governo, molto per la frase stampata che
non domanda mediazioni. Contro le «veterofemministe»
ree di aver infranto le «regole» parlamentari e
aver nominato il nocciolo del problema - l'asimmetria di uomini
e donne nella procreazione - sono state scagliate con violenza
parole pesantissime. Una triste replica di quello che i nostri
legislatori troppo spesso dimostrano di pensare quando si discutono
questioni che hanno a che fare con la sfera della sessualità
e della differenza sessuale, tra donne e uomini. Era accaduto
durante il dibattito per la legge sull'interruzione volontaria
della gravidanza e per quello sulla legge contro la violenza
sessuale. E' accaduto di nuovo ieri.
«Richiudete
quella porta», verrebbe da urlare di fronte alla violenza
ingiuriosa scagliata contro deputate e senatrici. «Non
siamo diversi, ma siamo come gli altri cittadini e come tali
siamo tenuti a comportarci» ha commentato Pierferdinando
Casini. Ma, viene inquietantemente da domandarsi, in quale altro
luogo del nostro paese - scuola, mercato, quartiere, condominio,
luogo di lavoro - sarebbe potuto accadere quello che è
accaduto ieri nel nostro parlamento?
Eppure è
accaduto, proprio mentre, di là dell'Oceano, chi è
alla guida del nostro paese e ci rappresenta all'estero invitava
gli imprenditori americani a investire in Italia tirando fuori
dal cappello l'ennesimo numero da «navigato» chansonnier.
Un paese appetibile, depurato dai comunisti, paradisiaco per
far soldi, persino morire (vista l'abolizione dell'imposta sulla
successione), non prima - lascia intendere - di aver fatto sesso.
Magari con le «bellissime segretarie» enumerate
tra le attrattive del Belpaese.
Di certo
ieri Palazzo Madama e il New York Stock Exchange sono stati
scambiati per uno spogliatoio maschile. Degli anni cinquanta.
In
Il Nuovo 26, 9, 2003
Non
si placa lo scontro sulla provetta
Pera deplora
la bagarre di ieri. L'Udc protesta per il rinvo della legge.
Ma il partito delle donne non retrocede. La Mussolini: "I
colleghi maschi sono degli impotenti".
ROMA - La legge sulla procreazione assistita continua a suscitare
polemiche e conflitti. Anche (se non soprattutto) allinterno
delle coalizioni. Dopo le clamorose
manifestazioni di protesta contro lattuale testo
del provvedimento, inscenate ieri da alcune parlamentari trasversali
nellaula di entrambe le Camere, oggi la questione che
divide il centrodestra è quella sui tempi di approvazione
del ddl.
Stamani
infatti la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha votato
un programma dei lavori dellassemblea che posticipa lesame
della legge che dovrà regolare la fecondazione artificiale
alla discussione e al voto sulla legge finanziaria. Un rinvio
di almeno un mese che però ha subito fatto infuriare
i centristi del maggioranza.
Loro infatti
premono da tempo (anche perché pressati a loro volta
da ambienti vaticani che vogliono il varo della legge così
comè) affinché si proceda subito a ratificare
una normativa che limita la fecondazione assistita al solo ambito
della coppia, sposata o di fatto che sia. E sempre loro stamani,
subito dopo aver appreso della dilazione, hanno clamorosamente
abbandonato i lavori del Senato per protesta. Facendo addirittura
balenare lipotesi che questo tergiversare su la procreazione
potrebbe far rivedere allUdc quel nulla osta appena concesso
a proposito della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo.
''E' evidente
che se viene rinviata sine die la procreazione assistita - ha
dichiarato con durezza oggi il capogruppo a Palazzo Madama del
Biancofiore, Francesco DOnofrio - non ci sentiamo più
di prendere impegni sul ddl Gasparri''. Secondo lui infatti
ci sarebbe stato lo spazio per dare il via libera al provvedimento
prima del 1 ottobre, quando si comincerà a discutere
della manovra di bilancio. ''Nella riunione di ieri dell'ufficio
politico del partito - ha poi aggiunto in modo eloquente il
presidente dei senatori dellUdc - ho chiesto che il nostro
gruppo alla Camera dia il consenso al ddl Gasparri anche perché
al Senato era cominciato l'esame della procreazione assistita,
provvedimento al quale teniamo moltissimo.
Insomma,
nonostante quasi subito il capogruppo di Forza Italia in Senato
Renato Schifani si sia affrettato a dire che Forza Italia chiederà
una deroga al regolamento per poter discutere il testo sulla
procreazione medicalmente assistita anche in sessione di bilancio,
lira dellUdc monta. E per ora sembra non bastare
nemmeno lulteriore dichiarazione di Schifani secondo la
quale ''i tempi sono maturi e ogni differimento arrecherebbe
pregiudizio alle legittime aspettative di tanti. Perché
è giunto il momento che ognuno assuma le proprie responsabilità''.
Va detto
però che mentre dal partito azzurro si cerca di rabbonire
lalleato riottoso, una delle forze laiche minori della
Casa delle libertà ritiene invece scandaloso latteggiamento
assunto dai centristi. ''Collegare l'approvazione della legge
sulla fecondazione medicalmente assistita a quella sulla televisione,
come sta tentando di fare l'Udc in Senato, - dichiara sferzante
il vice segretario del Nuovo Psi Bobo Craxi - rappresenta un
ricatto inaccettabile, che offende le coscienze libere e laiche
del Parlamento''. Craxi fa riferimento anche agli insulti che
ieri hanno colpito in aula le parlamentari che chiedevano modifiche
più liberali alla legge, e li definisce l'ignobile
gazzarra messa in scena da parlamentari papisti. Poi chiede
esplicitamente a Forza Italia di abbandonare un atteggiamento
supino che sembra sposare, senza mezzi termini, una visione
conservatrice, oscurantista e paradossale della questione delle
libertà acquisite in materia di fecondazione.
Nel frattempo
Marcello Pera stigmatizza ufficialmente sia lhappening
delle parlamentari che gli schiamazzi con cui hanno reagito
alcuni loro colleghi. ''La manifestazione che è accaduta
ieri - ha detto oggi in assemblea il Presidente del Senato -
è deplorevole, non ha certamente aiutato la discussione,
non ha certamente aiutato il prestigio del Senato. Ma la stessa
cosa dico per le manifestazioni o reazioni che ci sono state
da questi banchi, di cui peraltro ho notizia solo dai giornali
ma non dai documenti ufficiali del Senato''.
A rinfocolare
la rissa verbale ci pensa però nel frattempo Alessandra
Mussolini, una delle deputate e senatrici che ieri ha manifestato
platealmente in aula. ''Quegli uomini lì - riferendosi
a chi ieri nelle due assemblee le ha rivolto epiteti irripetibili
- sono sessualmente fissati. Sono impotenti... politicamente
intendo. Un gruppo di impotenti... di fare delle leggi giuste,
voglio dire. Vorrei che si potesse mandare in onda su tutte
le reti l'audio della seduta, perché così la gente
capirebbe chi sono i senatori, chi sono quelli che poi fanno
le leggi. Ce ne hanno dette di tutti i colori. Se fossimo state
un gruppo di deputati uomini tutte quelle frasi offensive non
ce le avrebbero dette. Altro che pari opportunità!''.
(25 SETTEMBRE
2003, ORE 15:00)
Procreazione, esplode l'ira delle
parlamentari
vai
all'articolo di Giovanna Pajetta e Stefania Giorgi del Manifesto
Bagarre in aula al Senato dove un gruppo bipartisan di deputate
e senatrici protesta esibendo una maglietta e lanciando volantini.
Seduta sospesa, mentre dai banchi partono pesanti allusioni.
ROMA - Le parlamentari dell'opposizione - cui si aggiungono
anche la Mussolini di An e Chiara Moroni del Nuovo Psi - che
mostrano dalle tribune una maglietta con sopra scritto "nessuna
legge contro il corpo delle donne". La seduta del Senato,
dove si sta discutendo del provvedimento sulla procreazione
assistita, che si trasforma in una bagarre. Parlamentari maschi
che reagiscono con battute "da trivio" all'indirizzo
delle contestatrici, la Mussolini che grida "ci hanno trattato
da puttane". E al presidente di turno Lamberto Dini non
resta che sospendere la seduta.
Gli incidenti
sono avvenuti quando il relatore della legge, che un gruppo
trasversale di parlamentari dell'opposizione e della maggioranza
giudica "oscurantista", "contro le donne",
irrispettosa della "sofferenza delle donne, delle coppie
sterili e non fertili", ma soprattutto "blindata"
in modo tale da evitare qualsiasi modifica e una nuova lettura
alla C amera, ha cominciato il suo intervento. Dalle tribune
del pubblico un gruppo bipartisan di donne parlamentari ha iniziato
a contestare togliendosi la giacca ed esibendo una maglietta
con la scritta: "Nessuna legge contro il corpo delle donne".
Nel frattempo, venivano lanciati nell'emiciclo di palazzo Madama
volantini con su scritto "nessuno tocchi il nostro corpo".
L'aula si
è letteralmente infiammata. Urla, grida mentre nella
confusione generale, riferiscono le parlamentari, sono volati
anche apprezzamenti da "trivio" e battute di natura
sessuale. Katia Zanotti (Ds) ha riferito ai giornalisti, successivamente,
che qualcuno si è rivolto alle senatrici dicendo: "Altro
che da Camera, voi siete da camera da letto".
Sempre la
Zanotti ha riferito anche altre battute del tipo: "Siete
contro la legge perché volete continuare a farvi s...".
Molti senatori hanno gridato "vergognatevi". La senatrice
Maria Grazia Pagano ha stigmatizzato in aula le battute usate
dai senatori per contestare la manifestazione. "Sono state
usate delle battute da trivio", ha detto rivolgendosi alla
presidenza alla ripresa della seduta.
Il presidente
di turno Lamberto Dini ha sottolineato che nella confusione
queste battute non sono state afferrate. Nel Transatlantico
del Senato le parlamentari, a cui i commessi avevano strappato
"rudemente" le magliette, sono state supportate da
altre parlamentari delle opposizioni.
Poi, appuntamento
in sala stampa dove le parlamentari (del gruppo che ha inscenato
la manifestazione facevano parte, tra le altre, Katia Zanotti,
Alberta De Simone, Roberta Pinotti e Margherita Coluccini della
Quercia, Titti De Simone ed Elettra Deiana di Rifondazione,
Maura Cossutta del Pdci, Chiara Moroni dei Socialisti, Alessandra
Mussolini di An, Laura Zanella dei VerdiVerdi, oltre alle senatrici
Maria Grazia Pagano, Vittoria Franco, Monica Bettoni, Chiara
Acciarini, tutte dei Ds) hanno denunciato le pesanti reazioni
e battute ricevute dai senatori. "Non si tratta di battute
ma di offese alle istituzioni - ha detto Alessandra Mussolini.
"Ci hanno trattato da p...". "E' stato un comportamento
- ha sottolineato - molto volgare ".
E' toccato
ai vicepresidenti del Senato, Domenico Contestabile (FI) e Roberto
Calderoli (Lega), scusarsi per il comportamento dei colleghi.
Le parlamentari, per tutta risposta, hanno preannunciato che
chiederanno le scuse ufficiali dei presidenti Pera e Casini.
Ma Contestabile fa di più: e annuncia che lui, quella
legge, non la voterà."La legge sulla procreazione
assistita non la voterò - dice il parlamentare di Forza
Italia - però credo che l'autonomia dei due rami del
Parlamento sia tale per cui in Senato la maggioranza abbia diritto
a votare una legge che ritiene opportuna". E mentre ascolta
le parlamentari protestare, cerca di sdrammatizzare il clima:
"A me le donne mi hanno rovinato - dice sorridendo - prima
ero un fiore...".
In una dichiarazione
congiunta, diffusa successivamente, il gruppo di parlamentari
ha così motivato ai giornalisti il senso politico della
protesta: "Siamo venute a protestare nell'aula del Senato
perché questa legge oscurantista contro le donne, è
stata blindata e non tornerà alla Camera. E' una legge
che non rispetta la sofferenza delle donne, delle coppie sterili
e non fertili, percorsa da una cultura oscurantista, portatrice
di un'etica di parte che impone comportamenti e usa il corpo
delle donne come fosse un contenitore. Questa maggioranza stabilisce
per legge ciò che è giusto e sbagliato, ciò
che è bene e male in comportamenti privati come la procreazione.
Si vieta la crio-conservazione degli embrioni, la procreazione
per le donne single ed eterologa, tutte cose gravissime che
costringeranno le donne e le coppie ai viaggi della speranza
all'estero".
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