Donne e conoscenza storica

 

 

La Storia per Oriana Fallaci

Riporto alcune frasi dall'articolo di Oriana Fallaci pubblicato sabato 29 in quattro facciate del Corriere della Sera. Le ho lette e ho pensato che sono significative di un modo di fare storia, forse, una volta si sarebbe chiamato 'monumentale', adesso è anzitutto maschile.

La giornalista che è stata una delle più famose nel mondo è una donna di successo. Pubblicati in tutte le lingue i suoi libri hanno avuto tirature, per me che, al massimo ho stampate cinque cartelle, da capogiro.
Mi sono decisa a leggere l'articolo perché ieri in edicola due anziani signori stavano ancora cercandolo. Mi sono ricordata di quanto sia stata letta e commentata, nei miei ambienti molto mal giudicata, negli anni '60 e '70. E infatti ancora l'altro ieri Aldo Busi sul Manifesto le ha dedicato un pezzo feroce che praticamente le dice: vai con dio (la giornalista è gravemente malata di cancro).

L'articolo detto in parole povere, ancora più povere di quelle dell'autrice, suona così Arabi, marocchini, vu cumprà tornate a casa vostra che là in Italia nessuno vi ha chiamato, figli di Allah siete sporchi nonchè spacciatori andate dal Papa che Sua Santità potrebbe ospitarvi in Vaticano.
Ho scritto tornate là e non qui, in Italia, perché come è noto la giornalista vive in USA da tanti anni.
Oriana Fallaci però - dice - si sente italiana, tanto che le viene il groppo in gola a sentire quel Fratelli-d'Italia, l'Italia- s'è - desta parappapà e non le viene in mente che è un inno così bruttino.

<<Per quel tricolore mio padre venne arrestato e torturato […] la mia intera famiglia fece la Resistenza e l'ho fatta anch'io. Nelle file di Giustizia e Libertà col nome di battaglia di Emilia. Avevo quattordici anni.>>

A mio parere assolutamente inutile a capire il presente, questo articolo forse afferra le opinioni di molta gente; parlando così male degli italiani che per condividerle bisognerebbe anche prendersene gli insulti. L'Italia di Oriana non c'è più infatti - dice - invece c'è

<<L'Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant'anni e che si appassionano solo per le vacanze all'estero o le partite di calcio <<squallida, imbelle , senz'anima dei partiti presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di sindaco è […] >> E ' l'Italia di magistrati e politici che ignorano la consecutio temporum, di giovani che avendo simili maestri stanno
<< nell'ignoranza più scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto>> Giovani che ti guardano <<con la pupilla spenta>> se gli nomini i Carbonari, i liberali, Silvio Pellico, Mazzini, Massimo d'Azeglio, Cavour, Vittorio Emanuele II.
Tutti sciocchi e tutti inetti, l'Italia delle <<cicale>>, <<fra una spaghettata e l'altra>> che la malediranno, le augureranno di essere ammazzata da Bin Laden e la odieranno <<per avere detto la verità>>.
Invece gli americani sono tutti insiemi e uniti <<operai [e operaie]>>(l'unica volta che la signora Fallaci si ricorda delle donne, oltre se stessa) a scavare fra le macerie delle Twin Towers, dedizione che <<nasce dal loro patriottismo>>che se li avesse visti in un paese totalitario avrebbe pensato <<Ma guarda come l'ha organizzata bene il Potere. In America, no. […] Sono tipacci gli operai di New York. Più liberi del vento, irreggimentabili. Quelli non obbediscono neanche ai loro sindacati.>>.


Ho pensato che questo articolo ha a che vedere con la storia, di fatto scritto da una che l'ha vissuta, e quante volte ci ricorda che lei ha fatto le guerre, ed è finita in mezzo ai cadaveri di Città del Messico, data per morta, colpita dalle numerose pallottole. Sarebbe errato dire: la storia l'ha vissuta 'come un uomo'. Ma che significa? Oriana Fallaci uomo non è e ci tiene a dirlo che è <<un'antica signora>>. E' una narcisista che ha fatto molto meno di altre per esserne curata. Una cura sono le donne e le relazioni femminili delle quali questa signora non ha afferrato niente. Bravissima a tenerci sveglie per trenta cartelle.
E questa è la Storia, come la si studia a scuola e la passano ancora i giornali.
E non a caso da questa storia deriva una feroce inimicizia, una politica che passa per i tappeti dei marocchini e li scambia per l'universo islamico, dopo avere intervistato la Storia di Arafat, Hussein etc. E' una storia che ignora le donne e la fatica di differenziarsi. Donne quindi sottratte alla vista, infilate nel 'chador della conoscenza' proprio da un'occidentale atea e misantropa, amante di una cultura europea vista attraverso le icone di ciò che rimane dell'arte romanico-gotica.