Donne e conoscenza storica

 

 


Donne con le ali. Al Seminario di Diotima
Giannina Longobardi e Delfina Lusiardi, 23 Novembre, 2001, Università di Verona


a cura di Donatella Massara
( con l'aggiunta di alcune considerazioni personali d'apertura)

Le notizie di accadimenti della guerra in Afghanistan danno una prospettiva 'nuova' (nel senso che non l'avevo ancora vista così evidenziata) di questi luoghi del mondo dove avvengono obbrobri. Essi - mi chiedo: sono la periferia dell'impero, questa guerra ha già distrutto le due civiltà?
Mi accorgo che le due culture orientale e occidentale stanno sparendo sotto la visione avvilente della guerra che mette entrambi i contendenti sotto il giudizio dell'estremo e del precipizio.

E' l'incontro con donne di altri paesi che ci rimette in una prospettiva vitale. E' un punto di vista che salva dalla distruttività e dalla spartizione con una logica di guerra e di soccorso, come appendice. Parlo di donne perchè fra loro si muove il mio interesse e non escludo il riferimento all'altro sesso.

Le donne con le ali siamo anche noi, alleggerite dal presente guardiamo a una storia con altre donne che ci mettono in una relazione non lineare, ma molto forte è la complicità con la diversità di lingua e cultura perchè entrambe danno doni duraturi.
La cultura delle donne, il sentore di metafore che stanno all'esterno delle nostre tradizioni spingono in avanti. Nella condizione di chi vuole conoscere, fare esperienza, avere curiosità, affetti, bisogni di accogliere e essere capite troviamo sentimenti e prospettive che riformulano il senso del presente.
Colgo allo stesso tempo il pericolo di mettere a lato il nostro pensare il progetto che riguarda la nostra pratica (librerie, archivi, letture, vita in comune). Marciare con le ali sopra la conoscenza diventa conoscenza che si scambia e riattiva energie politiche oltre la scena dei nostri confini 'parlamentari' per definizione così poco coinvolgenti per le donne.

Queste impressioni nascono dall'avere mediato sulla lezione seguita al Seminario della Comunità Diotima e confrontato quanto là si è detto con il pensiero di donne, che si sono espresse in occasione del caso di Safya. Questa giovane madre nigeriana è stata condannata a morte dalla legge islamica per avere avuto un figlio con un uomo sposato e che probabilmente l'aveva violentata. La mobilitazione via Internet ha ottenuto la sospensione della pena.

La lezione di Giannina Longobardi e Delfina Lusiardi tenuta all'Università di Verona venerdì 23 novembre prendeva ispirazione anche nel titolo dalle Donne con le ali. E' questo il titolo di uno dei racconti della scrittrice araba Fatima Mernissi. Sia Giannina che Delfina hanno raccontato l'esperienza di avere intessuto relazioni con donne di altre parti del mondo. E che cosa ne hanno ricavato.
Questi incontri che di solito hanno carattere strumentale, ci fanno conoscere cose nuove entrando nel vivo di una relazione. La relazione non strumentale è un rapporto di aiuto dietro al quale c'è occasione di scambio. Superata la difficoltà di raggiungere queste donne che incontriamo ogni giorno, Giannina e Delfina sono arrivate alla nascita di una Associazione di donne italiane e straniere.
La prima importante questione è che questo desiderio di conoscere che muove le relazioni con le donne di altri paesi deve essere esplicitato e valorizzare la differenza. Per entrare in questa prospettiva bisogna conoscere se stesse molto bene e essere disposte alla modificazione di sè.
Concentrarsi sulla differenza ha origini antiche. Fatima Mernissi dice di averlo imparato dalla nonna chiusa nell'harem per tutta la vita e però donna molto saggia. La nonna sapeva che la nipote avrebbe viaggiato e le diceva di capire e conoscere lo straniero perchè questa è una via per capire se stessa.
Imparare dagli immigrati è un modo per sfruttare a nostro favore il mercato globale: ricreare situazioni soggettive non date dal mercato e neppure dalla cultura dominante.
Qual'è la posizione soggettiva che ci avvicina a tradizioni diverse dalla nostra? Il primo dilemma: sospendere il giudizio.
Letizia Comba insegnava a non giudicare subito passando per la testa, invece entrare in risonanza e fare entrare le parole. Ci sono donne invece che fanno di se stesse la misura. Comprendere è cercare di entrare nelle ragioni di un'altra.
E' sempre Fatima Mernissi a dire che bisogna cominciare dal rispetto degli altri e che rispettare gli occidentali è impresa eroica perchè la loro cultura è presente dappertutto.
Bisogna stare attente a non confondersi con il relativismo. Esso è l'insegnamento degli antropologi del primo '900 - come Levi Strauss -; costoro reagendo alla filosofia positivista, cultura del colonialismo, sospendevano ogni giudizio di valore. La cultura relativistica è pericolosa - dice Delfina -essa non permette di entrare nel giudizio verso donne oppresse e di praticare alleanze funzionali.
C'è nelle donne che si pongono come misura, un atteggiamento reattivo che giudica le altre donne partendo dal livello giuridico. In questa direzione non sappiamo vedere le lotte delle donne di altri paesi e questa posizione è coloniale, il nostro sguardo è coloniale.
L'oppressione delle donne è stato il cavallo di battaglia per tutta la colonizzazione inglese in Egitto. Gli inglesi pensavano che sarebbero andati a liberare le donne arabe con il velo.
Layla Ahmed in Oltre il velo osserva, a proposito, che sono gli stessi inglesi che non ammettevano le donne nelle università e non davano il diritto di voto alle donne.
Lo sguardo del colonizzatore ha definito l'identità dell'Altro e impone una figura.
La proposta è di vedere le pratiche reali delle donne, di arrivare a formulare un giudizio ma avendo capito, facendoci parti della relazione con l'altra, invece che fermarsi al giudizio dell'uguaglianza.
Nel saggio di Edward Said, Orientalismo, lo studioso palestinese dice che gli intellettuali europei guardando dall'esterno alle culture non europee le hanno congelate. Alla visione di questi manca la narrazione e la singolarità. Per uscire dall'alternativa fra il multiculturalismo di stampo americano e l'assimilazione della Francia c'è la politica delle donne che rilegge la storia fra le singole e i singoli.
Delfina ha dichiarato di essere certa che noi stiamo imparando dalle donne straniere. Una donna ha detto loro: voi italiane da noi straniere non volete niente. C'è una corrispondenza con le parole che usò l'esule Maria Zambrano: <<eravamo ospiti e invitati; nessuno ha voluto sapere che cosa andassimo chiedendo noi, però chiedevamo che ci lasciassero dare.>>
Delfina ha detto di avere ricevuto due doni
Un dono di conoscenza, attraverso la testimonianza che aiuta a capire le trasformazioni <<che vivo e le dilata oltre il confine>>.
L'altro dono è la trasformazione dello sguardo. Lo sguardo dell'occidentale non riconosce la differenza quando ce l'ha davanti, e qui c'è il passaggio dal femminismo politico alla politica della differenza.
Il problema consiste nel riconoscere la differenza anzitutto fra i sessi, dove c'è molto patimento per arrivare a questo riconoscimento.
Allora Delfina si è chiesta:<<Dove sono? Io sono dappertutto>> La risposta che si è data ha messo in evidenza il suo amore per il mondo, che le è stato autorizzato da sua madre quando le ha detto: vai, senza dimenticarti di tua madre.
C'è una parola araba che risponde a questo desiderio di andare è Shauk. Essa significa desiderio e contiene il significato di nostalgia perchè è la stessa parola. C'è quindi un desiderio che porta alla memoria dell'infanzia dove sono stati orientati i saperi se ci fanno leggere creativamente il mondo e il presente.
C'è anche il desiderio di andare per salvare il mondo, e c'è chi si sente responsabile di quanto dolore esiste e affetto dal senso di colpa e di onnipotenza si sente incapace di fare. E' terribile, in questo stato c'è la radice di molto eroismo che va rispettato e distinto dall'eroismo retorico, esibito. Delfina ha detto che occorre riflettere su questo eroismo che sta diventando l'unica rappresentazione della politica sensibile al dolore.
In questo stato di cose siamo portate a non accorgerci più del dolore ordinario che accompagna i nostri vecchi padri e le nostre vecchie madri. E di questo dolore la politica dello stato fa solo una questione di costi.
Delfina ha così concluso il suo intervento in un testo a due voci con Giannina, dove la prima doveva darci l'inquadramento del problema e lei ricavare dalla sua esperienza quelle idee sparse che l'hanno orientata sulla stessa iniziativa dell'amica.