Donne e conoscenza storica

 

 

Relazione dell'incontro n.2
Donatella Massara

Ci siamo ritrovate ancora venerdì 5 marzo e questa volta non c'era Liliana però è arrivata Marina.
Cristina ha ripreso il discorso della volta scorsa dicendo che ha fatto chiarezza in sé e si è data una risposta a proposito del suo mancato impegno verso una storia di famiglia che pure l'aveva attirata. Pensa che ci sia troppa distanza fra lei e le due donne che l'hanno preceduta, la nonna e la bisnonna. Sono troppo diverse ed è impossibile ritrovare in lei i fili della comunanza con loro.
Marirì ha citato la trasmissione televisiva alla quale aveva partecipato Letizia Moratti ministro dell'istruzione del governo Berlusconi e che avevamo visto anche noi altre. Marirì ha notato che fra queste donne presenti al dibattito televisivo nulla è passato della pedagogia della differenza per la quale lei e altre e tutte noi ci siamo battute. Non esiste neppure il segno della differenza sessuale nei nomi che usano: gli studenti sono sempre un indistinto nome maschile che include le ragazze.
Donatella aveva l'urgenza di portare la sua esperienza: un corso di storia del cinema che sta seguendo in università come allieva e dove si aspettava sarebbero state nominate almeno alcune delle molte donne dietro la cinepresa che hanno contribuito a questa storia. Invece in questo corso esistono solo alcune attrici ed i registi, neppure le sceneggiatrici, le romanziere che ispirano i romanzi entrano in questa lettura tutta maschile, quindi semplificata. Ne avevano discusso telefonicamente lei e Liliana. Per Liliana le donne sono inessenziali nella storia degli uomini, non sono importanti sono sempre come minori che non rientrano nei canoni che siano letterari o estetici. Per Donatella in questa vicenda c'è la passione maschile molto energetica di riconoscersi in una storia tutta di uomini e per un docente l'idea, inconscia che depotenzi parlare delle donne nella trasmissione di storia. Come se gli studenti la prendessero sottogamba se vengono a sapere che a fianco di un monumento della storia del cinema come il Fritz Lang di Metropolis c'è Thea Von Harbou, la moglie e inoltre scrittrice del romanzo Metropolis, scritto e pubblicato prima del film !!!
E le studenti?! Che per le giovani donne il femminismo sia senza senso ? Marina ha detto che questa è proprio l'esperienza che la colpisce: giovani donne come una sua parente che convinte di non avere più nulla che serva loro nell'imparare e confrontarsi con il pensiero femminile, si scontrano con il pregiudizio sessista sul posto di lavoro, dove la sua parente che è medica è ancora scambiata per un'infermiera !!
Donatella chiede come potrebbe essere iscritta la presenza femminile nella storia del cinema che le sta a cuore ? Le donne si muovono dentro a una riscrittura che comprende maschi e femmine o stanno a sé ? Per la piccola esperienza che lei ha fatto di scrivere un ipertesto Sulla storia del cinema lesbico fra gli anni '20 e '30 le donne stavano con gli uomini dove le grandi attrici che hanno ispirato il commento lesbico erano protagoniste di film a direzione maschile (per esempio Robert Mamoulian è stato il regista di La Regina Cristina con Greta Garbo)
Sono problemi che ci siamo già poste e abbiamo sempre convenuto che la storia va riscritta tutta intera e comunque la storia come l'hanno pensata i francesi include - dice Cristina - la descrizione di molti fenomeni come il mangiare per esempio e in questa apertura anche le donne sono per forza comprese, l'importante è lasciare sempre aperto il dubbio, il senso probabile della ricostruzione che non sia chiusa su un'unica verità.
Abbiamo messo a punto una prima ricognizione dei modi di fare storia, Donatella l'ha chiamato riparativo. Ovvero un modo di fare storia per riparare all'assenza delle donne, una scelta quasi doverosa per rispondere a questa mancanza nei libri di testo, nelle lezioni comuni e che Marina riconosce come sua pratica nella scuola, così riconosce Donatella. La riparazione non mette in gioco le passioni e le implicazioni più intime.
E' quello che invece fa Marirì lavorando sulla nonna e che non si riconosce in questa idea. Non è riparazione - dice - è ricerca di un filo genealogico, questa è stata la sua esperienza le trovatore sono probabilmente ispiratrici e lontane maestre della civiltà della conversazione che noi abbiamo imparato dalle Preziose.
Abbiamo insistito sulla differenza fra vera passione della storia che tocca le implicazioni profonde dentro di noi e un interesse più superficiale, riparatorio. Che dice Cristina è anche molto utile per fare carriera, ha un prezzo, insomma è una merce vendibile anche se è solo inclusiva delle donne e non cambia la modalità della trasmissione. Peccato che una certa storia delle donne non abbia l'efficacia sperata, le cattedre di storia delle donne non cambiano l'assenza femminile alle lezioni di storia del cinema del prof. De Berto o l'assenza di film di registe nel programma della cineteca nazionale di Milano!!!
Ha detto anche Cristina che c'è la questione del presente, di come tradurre in impegno e interpretazione nella vita che facciamo di quello che la storia trasmette.
A lei era stato proposto di occuparsi di un celebre eroe popolare brasiliano che è stato un misogino pazzesco, non solo i suoi seguaci del tempo in cui visse, il XIX secolo, l'hanno adorato ma ne continuano il culto gli intellettuali della sinistra brasiliana di oggi !!!
Ecco un altro motivo dice lei per non appassionarsi alla storia, lasciando che ciò che è stato tramandato ed esiste già venga riletto dalle donne del presente.
Marirì ha messo in campo una seconda opzione per il proseguimento del gruppo: la presenza maschile. Come si può avere uno scambio con loro ? Cristina dice che questa è una spinta verso la militanza. Marina dice che con i suoi colleghi non ha niente in comune e non si parlano. Donatella dice (più tardi parlando a tu per tu con Marirì) che questa presenza bisogna costruirsela o c'è un invito diretto a alcuni per discutere di qualcosa del presente oppure bisogna pensare a interviste per sapere che cosa pensano della storia, come rispondono alle nostre interrogazioni, sperando che si mettano in discussione veramente e non citino le teorie.
In effetti Marirì interpreta il senso delle nostre riunioni come un tentativo di trovare risposte a carenze del presente: la pedagogia della differenza che non è passata, i colleghi che non comunicano e sono odiosi, la storia universitaria che è sempre fatta di grandi selfmademen o che altro detto prima. Donatella individua problemi epistemologici e di coinvolgimento diverso nella lettura o scrittura della storia.