Donne e conoscenza storica

 


Una donna e un televisore

Questa mattina ero alle 11 e 30 nel negozio del cartolaio a fotocopiare il programma del Circolo della Rosa di aprile e maggio per poterlo inviare a quelle che non hanno il computer, non ce l'hanno ancora, non ce l'avranno mai e non sanno che esistono gli Internet cafè. Mentre pagavo 5 euri e 80 per 120 fotocopie mi sono distratta per un minuto ascoltando la radio del cartolaio. Una voce che era per me inconfondibile metteva insieme parole imprecisate che solo dopo una 30ina di secondi mi accorsi che erano quelle di un venditore di qualchecosa che adesso non ricordo più cos'era. L'avevo scambiata per la voce di Berlusconi. Inutile dire che ero anch'io davanti al televisore ieri a guardare - cercando di non addormentarmi - lo 'storico' dibattito fra i leaders della destra e della sinistra.

L'avere confusa la voce del premier per quella di un venditore di lavandini, sentendo nelle orecchie le stesse inflessioni, la stessa musicalità, lo stesso appoggio su alcune sdrucciole mi ha invitata a riflettere e riprendere quella che è una mia personale polemica con Berlusconi. Fino a pochi anni fa insegnavo alle scuole superiori poi ho smesso perchè il precariato a oltranza -anche se una ama i giovani e la storia e la filosofia che insegna - produce dopo i 50anni stress mentale e fisico e porta a preferirgli il lavaggio di pavimenti, cessi, bagni, possibilmente di casa propria. Ma per le case d'altri se ne può anche parlare. Ma non sono qui a parlare della condizione del lavoro oggi in Italia. Parliamo del piano simbolico.

Quando insegnavo, il signor Berlusconi occupava già lo spazio politico pubblico e io avevo nelle classi giovani a cui mancava il terreno sotto i piedi. Parlo di quel terreno politico sul quale camminare per accettare i valori dominanti, per contestarli, per inventarne di nuovi. Parlo soprattutto dei maschi perchè per una strana convergenza di sentimenti le ragazze le ricordo più disponibili e capaci di esprimere idee buone e grandiose. Fra i maschi l'incultura e l'incapacità di pensare politicamente che per me vuole dire avere grandi speranze e grandi progetti, conoscere la storia e le idee, sapere cosa fare di se stessi, l'ho sempre addebitata a un discorso politico pubblico povero di idee e di scommesse. I giovani hanno avuto in questi anni a disposizione un dibattito politico vecchio costruito sullo scenario degli anni '60, della guerra fredda e di quando, in Italia, la destra attaccava i socialisti perchè 'rubavano'. Che cosa se ne può fare un giovane di oggi delle idee politiche di Berlusconi andando in giro per l'Europa, non dico per discutere con una prof precaria e femminista, a che gli serve credere che in Italia c'è una magistratura 'canaglia', che i 'comunisti' sono illiberali, che Stalin e Hitler sono sullo stesso piano ? Non se ne fanno niente i giovani che, infatti, frequentavano le scuole dove insegnavo e non sapevano mai che cosa dire, l'unico argomento che li animava era il tema della pena di morte. Lo stesso argomento su cui giornalisti hanno aperto il dibattito ieri sera alla televisione.

Questo confronto mi ha riportato alla mancanza di cultura politica, economica, filosofica. E mi ci metto dentro anch'io che perdo il mio tempo davanti a un inutile scontro televisivo. Non dico che i politici non abbiano parlato di temi di interesse reale, come no? Le tasse, l'ICI, i soldi per i bambini che nascono. Figuriamoci se non farebbe comodo a tanti avere qualche soldo in più !! Però, proprio perchè questo livello di discorso tocca me e chissà quanti altri e altre, a me pare OFFENSIVO. La politica è diventata economia domestica !!? Allora ha ragione Prodi: su queste cose le donne saprebbero fare meglio, però lo stesso Prodi potrebbe farsi prendere più sul serio. E' vero: le donne saprebbero presentare un programma economico più idoneo a venire incontro alle esigenze delle persone e delle donne stesse, oltre che dello stato. Non avrebbero alle spalle vecchie discordie, non coverebbero risentimenti e vendette che attingono alla prima età e sono sicura rigenerino il dibattito politico.

Quando ero ragazzina i miei compagni di scuola brillavano per sapere e sfoggio di cultura. Studiavano Marx di notte e lo citavano il giorno dopo. E' finito il tempo della cultura politica. Non è un bello spettacolo quello dell'attuale dibattito politico, offre uno stile che diventa obbligo praticare. Allora - mi chiedo - perchè non lasciate veramente il posto alle donne? Non hanno una grande dedizione per la citazione colta però sono serene, non hanno niente da perdere sul piano del potere e sanno anche essere divertenti e più originali.