Donne e conoscenza storica

 

 

 

Laura Modini writes: (30,9,2001)

Per continuare le impressioni sul convegno appena finito, per quanto mi riguarda è stato estremamente interessante il discorso di Luisa sulla Narrazione soggettiva che io ho individuato da dieci anni proprio nei film delle registe.
Mi sono sempre chiesta perchè le donne in prima persona ma anche gli uomini non abbiano individuato proprio questo: il raccontarsi in prima persona.
Ciò ovviamente allenta l'immedesimazione indistinta delle spettatrici e degli spettatori, non sempre c'è la fascinazione che tanto piace a tutti dei film holliwoodiani.
Può essere un nodo da approfondire.
Comunque sono stata felice perchè al mio intervento per fare chiarezza proprio su questa questione molte donne hanno fatto domande, hanno avuto delle curiosità, si sono ritrovate.
E questo a me basta per dare significato a una giornata durissima di lavoro spesa nel vendere i libri della libreria delle donne.

Laura

Assunta Titti Sassone writes: (30,9,2001)

Un appuntamento davvero interessante. Io non sono una storica né una ricercatrice ma solo una donna curiosa di tanti saperi e ho apprezzato molto che in questo convegno ci fosse posto per i pensieri di tutte e di tutti.
Ho ascoltato le relazioni e gli interventi, alcuni più o altri meno vicini al pensiero e al taglio della differenza sessuale. Di sicuro vincenti le relazioni tra donne e questa evidenza, mentre ascoltavo - affascinata dal dire della ricercatrice spagnola - faceva nascere in me semplice la considerazione che se fosse davvero concesso spazio alla rilettura obiettiva della storia, gli strumenti di affermazione e sviluppo dei popoli, potrebbero non contenere, nello spazio degli insiemi, la guerra. Magari esagero e teorizzo un’utopia, la solita entusiasta, ma dove ci sono ricerca e passione, quando si ribaltano le letture è aperta anche la via alla critica di un sistema o di una risoluzione storicamente errata.
Avrei voluto proporre un quesito ma mi scappava il tempo per il dibattito, lo faccio ora.
Marirì Martinengo è stata molto critica nei confronti della storia tradizionalmente raccontata attraverso contenuti. Ha poi parlato della “ libertà femminile come una categoria storica che non è un contenuto ”. Ora per le ricercatrici storiche presenti era un concetto abbastanza chiaro e devo dire che è stato ben dipanato anche per le non addette ai lavori come me. Ma il rifarsi di Alessandra De Perini ad altro principio, quello del rigore della ricerca storica, ha fatto sorgere in me un dubbio. Quale cioè, la certezza, la dimostrazione, come categoria delle operazioni applicata ad un’ipotesi, che l’enunciato di M. Martinengo è esatto?

titti

Gabriella Lazzerini writes: (1,10,2001)

Sono contenta delle impressioni positive che tu hai ricevuto di questo incontro, e ti ringrazio. Non sono sicura di aver capito fino in fondo il quesito che tu poni, e cercherò di rispondere per come la vedo io: dire che la libertà femminile è una categoria storica non è un contenuto per me vuol dire che la vado a cercare nel passato perchè mi interessa nel presente, nell'oggi, per me, e come una direzione che mi orienta per andare a vedere aspetti occultati o semplicemente non visti dell'esserci delle donne nella storia, che li hanno espressi in altri contesti, in altre condizioni, ma che comunque mi parlano. E' una direzione di ricerca che può aprire spazi imprevisti, e il rigore non si oppone, perchè si tratta di affinare l'ascolto, di andare oltre a luoghi comuni, tipo quelli che siano le leggi a darci la misura della libertà di una donna. Le Preziose ad esempio vivevano sotto leggi molto restrittive, eppure hanno fatto molto per modificare il mondo a loro misura, lasciando tracce che vanno ben oltre il momento che hanno vissuto, se si ha l'occhio per vederlo.
Gabriella

Assunta Titti Sassone writes: (2,10,2001)

E' una spiegazione sottile e fine come quei fili, quel cercare tanti fili tra passato e presente di cui hai parlato sabato, unito alla critica dell'estemporaneo e dei contenuti. E alla ricerca della libertà.
L'ascolto fine è un principio che trasforma la capacità in abilità, precisione. E questo potrebbe già far parte di quella ricerca del rigore di cui chiedevo.

Paolo Romeo writes: (30,9,2001)

Non ho potuto fermarmi oltre mezzogiorno, per cui non potrei dare un'opinione sul resto della giornata.

Ma per quanto ho visto e sentito l'incontro fra le/gli studios* è stato molto concreto perchè trattava di cose molto concrete.

Difficile trovare qualcosa di analogo (così come all'impegno della Libreria delle Donne e attività analoghe) rispetto alle relazioni fra uomini per cui quanto ho sentito acquista maggior valenza per chi considera la differenza una ricchezza ed un valore.

Se c'è una "questione" femminile è perchè c'è una "questione" maschile mai affrontata e quindi mai risolta e la mancanza di soluzione della seconda contribuisce alla diffusione di una visione maschilista rispetto a molte questioni, non ultima la gestione del potere ma anche del conflitto così come avete parlato a lungo riferendovi al "dopo-Genova".

Se anche noi uomini riuscissimo a ragionare su noi stessi, sulla nostra storia, sui valori comuni e cercassimo di capire le donne che in quanto tali ragionano su se stesse, la loro storia ed i loro valori comuni vi sarebbe un minor spazio a contrapposizioni sciocche prima ancora che inutili e vi sarebbe un maggior spazio perchè si arrivi a porre le basi per una rivoluzione interiore, unica seria premessa perchè anche la rivoluzione politica e sociale possa essere anche globale invece che di soli apparati di potere. Fino ad allora temo che dovremo accontentarci delle utopie monche.

Semmai perciò il ringraziamento va a tutte voi che avete organizzato questo incontro e a tutte coloro che hanno partecipato venendo dai diversi posti dell'Italia. Fare cose del genere a proprie spese e senza cercare la visibilità dei media non è cosa così diffusa ed usuale e tutto sommato da un segno di ottimismo rispetto a quanto si muove nella realtà sociale ad onta di chi sogna la privatizzazione della politica.

Paolo