Donne e conoscenza storica

 

 


APPUNTI E SPUNTI DI RIFLESSIONE DOPO IL CONVEGNO DI MILANO
a cura di Alessandra De Perini

La felicità, il gusto, il piacere, la fatica e la paziente determinazione della ricerca storica.

E' bello saper raccontare la straordinaria e coraggiosa vita di tante donne.

Abbiamo fatto spazio ad un passato fluido.

Abbiamo stretto un rapporto sempre più vivo con le donne del passato che ora hanno la forza di attrarre la nostra attenzione, facendoci entrare in uno spazio imprevisto di ascolto.

Siamo noi che attribuiamo valore e diamo esistenza alle donne del passato di cui nessuno prima parlava. Non erano magnifiche eccezioni isolate dal contesto.

Attraverso il contesto abbiamo costruito la nostra intelligenza del passato. Non abbiamo cercato magnifiche eccezioni isolate, ma una fitta rete di scambi, rapporti, legami, intrecci fra donne e uomini che hanno fatto la storia.

Le biografie sono una risorsa, consentono di ricostruire i contesti dove uomini e donne si sono incontrati nella costruzione di una civiltà comune.

Abbiamo raccolto i sogni delle donne che ci hanno preceduto e li abbiamo fatti nostri.

Nel passato sono finiti i desideri delle donne che non si sono realizzati: il passato è ricco di potenzialità.

Abbiamo trovato significati nuovi e aperto conflitti di senso con i dinosauri del patriarcato: gli storici che ancora ricostruiscono il passato secondo il presupposto del soggetto unico maschile.

La storia non è solo un campo di battaglia. C'è qualcosa di essenziale da salvare del passato, da nominare e far rivivere: le innumerevoli e straordinarie invenzioni delle donne.

La "civiltà della conversazione" non è scomparsa, è viva tra noi. Da questa civiltà noi abbiamo ereditato la parola come strumento principe per modificare la realtà. Da lì viene anche la consapevolezza del nesso tra politica e storia.

La storia delle donne è fatta di intermittenze. Le interruzioni sono spesso occultamento di continuità.

La storia delle donne è fatta di silenzi, mondi paralleli. C'è il silenzio da cui nascono parole nuove.

Bisogna che la storia abbia senso per chi la ascolta. Le giovani donne apprezzano che si racconti la storia delle donne.

"Storiche" non sono solo le specialiste della ricerca, ma anche chi immette nel discorso la narrazione del passato, rinnovando la passione per la storia.

Un criterio per capire quando c'è il "taglio" della differenza è la narrazione soggettiva. E' un criterio che ha una forza politica straordinaria. La soggettività è qualcosa di più del semplice punto di vista.

E' grande il piacere dell'ascolto e del racconto delle storie familiari: lì si tocca la materia incandescente dei ricordi individuali.

Una donna racconta la storia in modo radicalmente diverso dagli storici maschi; ma se non assume la differenza come prospettiva da cui interrogare il passato, è una donna "perduta" nella storia, persuasa di una ricostruzione arbitraria.

C'è una storiografia che nega la differenza e si dice scientifica, pretendendo il monopolio sulla storia. Con questa storiografia va aperto un conflitto radicale. Gli storici che ci sono "vicini" sono quelli che negano la pretesa della storia universale.

Bisogna rivoluzionare lo schema storiografico che opera una cancellazione continua e sistematica di storia. Occorre lottare per una storia di qualità.

Sentirsi "autrici" e "narratrici" di storia e, senza timidezza né moderazione, aprire conflitti su come è stata scritta la storia dell'arte, la storia del cinema ecc. Rompere le barriere specialistiche e manipolare le fonti, analizzare e giudicare anche le opere maschili.

Giocare sull'oggi e non separare presente e passato, non chiudersi nella "storia delle donne".

Chi sono le nostre contemporanee?

Il presente è molto più grande di noi: pulsa e ci orienta, ci dà un urto, crea uno shock. Il presente tu lo devi guardare, anche se ti spiazza.

La lucidità sul presente viene da una pratica: stare ancorate saldamente in un sistema di relazioni che ci aprono lo sguardo.