Donne e conoscenza storica

 

 


Il Manifesto 7 - 6 - 2001

Della memoria e del presente
Un archivio della memoria sul "femminismo sindacale" e un centro di riflessione sul presente delle donne della Fiom. Il progetto elaborato da Adele Pesce propone un lavoro ambizioso per una ricerca comune teorica e politica
Carla Casalini


"La memoria per me è fondamentale dentro i luoghi di lavoro": Irma Monari lavorava alla Weber di Bologna, dove ha fatto un'esperienza sindacale "violenta", "un licenziamento ingiusto", e in quella situazione però ha esperito anche una comunicazione differente, ha trovato "una grande unità tra donne, con l'appoggio di quelle con maggiore esperienza". Tanto che ne porta il segno e oggi che lavora alla Ducati, patisce "l'isolamento di noi giovani", e perciò riflette che "con donne, figure di riferimento, sarebbe possibile costruire un modo diverso di fare sindacato". La memoria, dunque, come cuore politico di un diverso agire.
E' questo il filo del confronto tra donne vecchie e giovani nella giornata bolognese "Metalmeccaniche ieri, oggi, domani", intitolata alla memoria di Alfonsina Casamobile, delegata Italtel. Occasione, il centenario della Fiom, cuore politico il progetto di "Archivio della memoria e di riflessione sul presente", elaborato da Adele Pesce, che ha come fulcro del passato la presenza e azione di donne nel "femminismo sindacale" degli anni '70 nella Flm (che raccoglieva uniti i metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm). Primi assaggi di Archivio del presente, sono già le interviste torinesi di Eufemia Ribichini a giovani operaie e delegate di vecchia e nuova economia (ne abbiamo scritto su il manifesto del 3 giugno).
La concretezza politica dell'azione di memoria è perciò la traccia, dall'introduzione della segretaria nazionale Francesca Re David, alle domande difficili al sindacato di Paola Piva (una lunga vita nella Fim), protagonista di quella esperienza comune; (vi si cimenta il segretario della Fiom Claudio Sabattini, con una robusta ricostruzione storico-politica, dove l'azione femminista, pur portatrice di "un progetto generale", può diventare "agente di trasformazione" solo nella sintesi più alta del sindacato).
La traccia della memoria è utile per cercare ciò che oggi manca, "l'informalità, l'oralità, la dialogicità tra le persone": vi ritorna Alida Novelli, storica e consigliera dell'Unione femminile nazionale "che ha celebrato il centenario nel '99 e nacque da un'associazione di operaie". Novelli, notando che le donne italiane, a differenza delle americane, "si servono poco della memoria", tiene stretto il raffronto tra quegli anni '70, e "l'impoverimento degli anni '90": senza dialogo, "tutti si ripetono, non c'è ascolto, non capacità di mediazione". E' la "svalorizzazione" della politica, ricorrente "tradizione italiana", una sensazione diffusa che le donne "praticando insieme possono scavalcare": allora lo fecero".
Ma cosa fecero. Per esempio, in un sindacato come la Flm che ebbe "l'intuizione del rapporto tra conquiste interne e conquiste sociali", poi abbandonata, le donne ritrovarono qualcosa per sè, e continuarono "a elaborare da sole" una emancipazione "ben diversa dall'idea del riscatto operaio" degli uomini": molti i documenti, fino a quel convegno del 1983, Produrre e riprodurre, dove "dietro parole antiche le donne mettevano al centro il nesso tra modelli organizzativi e modelli sociali". Così Paola Piva, che sottolinea anche quel tratto peculiare del "sindacato dei consigli" nella fase nascente che "valorizzava di fatto l'informalità", "la presa di parola", "la responsabilità distribuita", un grande moltiplicatore di energie. Fu il contesto in cui si sviluppò azione politica di donne, e Paola Pierantoni, "femminista sindacale" di Genova, ricorda l'autoricerca femminile nei corsi delle 150 ore: organizzazione del lavoro, e maternità, storia della follia, della prostituzione, "la capacità di quell'esperienza di creare nessi"; quel nodo dentro-fuori che segnava anche la rete di relazione tra donne - "le metalmeccaniche si riunivano con bancarie, casalinghe, impiegate" - su cui insiste anche Raffaella Lamberti, del Centro donne di Bologna. Dopo la sconfitta di quel sindacato, "e la nostra sconfitta", oggi a Genova si ritrovano donne a riflettere, e a Torino c'è già un "archivio" di esperienze e documenti, racconta Patrizia Celotto.
Questa trama politica degli interventi è quella impostata a Bologna da Adele Pesce, su cui tesse il progetto di "Archivio della memoria e di riflessione sul presente", a tre direzioni: raccolta delle carte sparse in case di donne, conservate da associazioni sindacali e femministe, per ricostruire l'esperienza italiana, unica in Europa, del "femminismo sindacale", dalla sua origine nel 1974-'75; costruzione di "un centro di riflessione e documentazione sul presente", come altra sezione dell'Archivio; e una "ricerca a due livelli": ricerca storica sul femminismo sindacale per interrogare politicamente quel passato, individuarne i "nodi problematici", e ricerca sull'oggi "che indaghi il punto di vista delle donne del 2000 su se stesse e sulla fase di profonda trasformazione che stiamo vivendo".
Prima di tutto serve "un luogo fisico", "una stanza attrezzata" nella sede nazionale della Fiom, per raccogliere materiali e ricerche; la "collaborazione di almeno una funzionaria sindacale, e di "una giovane storica" per coordinare e archiviare; e servono i soldi, sottolinea Adele. Che poi propone due prime linee di ricerca su "rappresentazione" e "rappresentanza" per l'Archivio (su cui torneremo, ma intanto, per domande, proposte, documenti, indirizzare a "Metalmeccaniche-Archivio", inviando a: fiom@mail.cgil.it). "In ogni fase considerata" del femmminismo sindacale, fino all'esperienza critica di "Sindacato donna", dei "gruppi" di metalmeccaniche che hanno elaborato sul lavoro a partire dal pensiero della differenza sessuale negli anni '80, anche "la ricostruzione del contesto 'esterno', le diverse filosofie e prassi del femminismo italiano", che hanno maggiormente influenzato, direttamente, o indirettamente, le esperienze nel sindacato - fin dalle origini, la produzione di Lotta
femminista, la pratica dell'autocoscienza.