Donne e conoscenza storica

 

 

Una proposta di apertura

Liliana Moro

… "e a quel punto l'immaginazione mi rimandò la scena di una di quelle lunghe strade che si trovano da qualche parte a sud del fiume, fiancheggiate da un numero infinito di case popolate a dismisura. Con gli occhi della fantasia vidi una signora molto anziana attraversare la strada al braccio di una signora di mezza età, forse sua figlia, ambedue così rispettabilmente calzate e impellicciate che la loro vestizione pomeridiana doveva essere una specie di rito e anche gli abiti che indossavano dovevano essere stati riposti negli armadi , con la canfora, anno dopo anno, durante i mesi estivi. Le due donne attraversano la strada mentre vengono accesi i lampioni (il crepuscolo è il momento del giorno che preferiscono) come devono aver fatto un anno dopo l'altro. La più anziana è vicina agli ottanta; ma; ma se qualcuno le domandasse che cosa ha significato per lei la vita, la donna direbbe che ricordava le strade illuminate per la battaglia di Balaclava, o che aveva sentito i cannoni sparare a Hyde Park per festeggiare la nascita di Re Edoardo VII. E se, desideroso di fissare quel momento con una data e una stagione, qualcuno le chiedesse: Ma che faceva, lei, il cinque aprile del 1868 oppure il due novembre del 1875? La donna assumerebbe una espressione vaga e direbbe che non ricorda niente. Poiché ormai tutti i pasti sono stati cucinati; i piatti e le tazze sono stati lavati; i figli sono stati mandati a scuola e ora sono nel mondo. Di tutto quello non rimane più niente. È tutto svanito. Non c'è biografia o storia che dica una sola parola in proposito. E i romanzi, senza farlo apposta, inevitabilmente raccontano bugie.
Queste vite infinitamente oscure sono ancora tutte da documentare, dicevo rivolgendomi a Mary Carmichael come se fosse stata lì presente; e con il pensiero continuavo a vagare per le strade di Londra, avvertendo con l'immaginazione il peso di quel mutismo, l'accumularsi di vita non registrata, sia che provenisse dalle donne ferme agli angoli della strada a parlare, le mani sui fianchi e gli anelli incastrati nelle dita grasse e gonfie, gesticolando in un modo che ricorda il ritmo delle parole di Shakespeare; o dalle venditrici di violette e di fiammiferi e quelle vecchie piene di rughe che passano il tempo sulla soglia di casa; o da quelle ragazze vagabonde le cui facce, come onde sotto il sole o sotto le nuvole, riflettono il passaggio di uomini e di donne e le luci tremule delle vetrine dei negozi. Tutto questo, dicevo a Mary Carmichael, dovrai esplorare reggendo saldamente in mano la lampada accesa"

da V. Woolf, Una stanza tutta per sé, cap.5.