Donne e conoscenza storica

 

 

Una lettera

Anna Paola Morettti di Pesaro

Cara Donatella,
ti ringrazio molto per aver indirizzato anche a me le tue note degli incontri sulla storia.
in questo modo mi rendi partecipe di uno scambio che ritengo prezioso .
allo stesso tempo penso anche che il mio contributo potrà essere modesto, perchè il tema della storia che mi appartiene non per lavoro, ma per passione, al momento non ha il supporto di un gruppo di pratica politica a Pesaro.
Per quanto attiene ai temi che avete affrontato -storia: tra documentazione e narrazione- io penso che siano necessari entrambi gli assi e che la storia si sviluppi dalle modalità di questo intreccio; io so che per me, quando ho cercato di fare divulgazione e quando ho tentato una ricerca personale -sulla parola verginità,
è stato importante l'atto iniziale di incredulità ed oggi è importante quello che tu hai definito tradurre in impegno e interpretazione nella vita che facciamo quello che abbiamo compreso e ricevuto.
Io sono una che a scuola ha amato molto la storia perchè la vedevo come possibilità di conoscenza e comprensione del presente; la scoperta che quell'uni-verso mi escludeva strutturalmente è stata tardiva (solo alla fine dell'università , ed è stata tra i motivi che mi hanno fatto perdere interesse al dottorato ecc.), ma non ha prodotto un rifiuto, piuttosto una messa tra parentesi del bagaglio accumulato.
Nei seminari di storia di cui ti ho parlato, la discussione del gruppo è partita proprio dal confronto rispetto alla frase di Jane Austen sulla noia o sul fascino che la storia aveva esercitato su ciascuna di noi.
Penso che la storia che finalmente vede la presenza delle donne non può essere un 'appendice, un'aggiunta collaterale.
Se cerco di trovare visivamente un'immagine che possa rendere rendere conto della nuova complessità e modificazione, mi viene in mente la sovrapposizione di due lucidi diversi, che determina in trasparenza un nuovo reticolo e una nuova realtà. Avevo pensato anche alle maglie lavorate con più fili, in cui i fili passanti ricamano disegni diversi sul diritto e sul rovescio, ma queste immagini sono in alternativa l'una con l'altra, una sorta di memoria doppia .
Ho letto gli atti del convegno "Cambia il mondo, cambia la storia": pongono questioni che poi tornano in Diotima approfittare dell'assenza; non ho avuto modo di confrontarmi e approfondire la problematica continuità/intermittenza, ma mi sono venute in mente alcune convergenze con la metafora di Mary Daly delle radici invisibili che ci collegano e formano sotto terra un reticolato da cui attingere energia (Quintessence: il viaggio metapatriarcale di Rabbia e Speranza).
Sono anche rimasta piacevolmente incuriosita per i rapporti di collaborazione tra la Libreria e la Libera università che traspaiono dalle notizie pubblicate sul web.

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