Donne e conoscenza storica

 

 

Relazione dell'incontro n°4 e n°5

Donatella Massara

Ci siamo ritrovate prima del 25 aprile. L'occasione di dibattito è il numero di Leggendaria Lo stato dell'arte dedicato al femminismo. Così parliamo della storia del femminismo. C'è una vera mitologia negativa intorno al femminismo. E' una parola, un concetto, una leggenda, sbrigativamente assimilati (e mai conosciuti realmente) a una parabola sbagliata. Lo sentiamo dire per tv, lo dice la Fallaci, di solito serve per specificare che <<femminista>> non si è. Ognuna anche chi è femminista sa però quello che non vuole. In Leggendaria viene spiegata bene questa demonizzazione ed è la stessa Anna Maria Crispino che poi specifica sono per il femminismo come posizione non se diventa una postazione. Con chi ce l'ha? Con l'amica che ce l'ha su con i maschi più di tutto, con chi sta in una postazione Internet ? Non si sa però evoca e persuade che qualcosa di molto molto negativo sia in atto intorno al femminismo.
C'è, abbiamo detto, una contraddizione interna perché noi stesse non vogliamo essere riconosciute come femministe; Marina ricorda che dopo il femminismo c'è stata la politica delle donne, d'accordo dice Donatella però il femminismo ha un senso, serve a farsi capire. Perché allora ci siamo dette tutte quante (Liliana, Donatella Marirì, Marina e Laura) il femminismo che ha cambiato la società, questa straordinaria rivoluzione simbolica, non ha un'identità precisa, collocabile nella storia ?
Liliana aveva ricordato le cosiddette donne comuni, e il lavoro domestico che svolgono. Virginia Woolf scrive in Una stanza tutta per sé che queste donne e il lavoro di cura non sono menzionati in nessuna narrazione storia.
Donatella dice che le femministe sono proprio come casalinghe è una pratica troppo legata all'esistenza, alla quotidianità per diventare storia.
Marina dice che il femminismo infatti è una pratica, lo viviamo nell'esistenza.
Marirì ha dichiarato però che vuole lasciare tracce dietro di sé, quindi che vuole la storia del femminismo e la sua.
Laura dice che ci vuole un'altra, che se la più giovane non vuole sentirne parlare, non le interessa sapere e non domanda, di questa storia non ci sarà mai scrittura. Ci vuole un'altra, ma perché noi chi siamo le è stato detto. Non siamo noi altre rispetto a te ?
Forse è proprio lì il punto di riflessione
Non è che non c'è niente: la storia del femminismo degli anni '70 le donne della Fondazione Elvira Badaracco la pubblicano nella collana fondata apposta Letture d'archivio nelle edizioni Franco Angeli. Liliana accenna all'eccesso di settorialità.

All'incontro del 13 maggio eravamo solo in tre, Donatella, Marirì e Marina. Marina ci garantisce che le idee sono molto lente a passare: dopo tre anni e mezzo che l'aveva avuto in regalo una sua collega di filosofia ha adottato a scuola, al posto del manuale, il libro che Marina con Marirì Martinengo, Laura Minguzzi, Luciana Tavernini e e Claudia Poggi hanno pubblicato nel 1996. E' Libere di esistere. Con la stessa lentezza si possono commisurare altri cambiamenti. Donatella ha discusso per due ore con Gabriella Freccero a Savona e si sono dette di comune accordo su un aspetto. Benchè ammirino e apprezzino la ricerca accademica per il suo impianto scientifico se non è solo pretesa, capita che anche lo sia, vedono che difetta di trasmissione, di discussione pubblica, Le accademiche non hanno un sostegno ricercato e condiviso con le donne. C'è molta erudizione a cui poi non consegue una indicazione. Il materiale è lì una specializzazione di cui poi ognuna fa quello che crede. Marina e Marirì dicono che questa del coinvolgimento era l'idea che guidava l' incontro che avevano voluto, anni fa, con le ricercatrici universitarie per discutere come fare procedere insieme ricerca e divulgazione, come darle valore. Questo dibattito si trovava registrato e trascritto in Lo scambio necessario. Un incontro con pochi sviluppi e che forse si è modificato in alcuni casi ma di cui non si registrano risultati forti.
Marina dice che anche noi facciamo progetti e poi li lasciamo lì, per esempio la discussione su I fili della memoria. Donne e uomini nella storia che adesso è notevolmente arricchito nella nuova ristampa.
Donatella ha ripreso il discorso sulla storia del femminismo e comunica che ha scritto alcuni appunti. Li leggiamo. Ha capito dopo avere letto la rivista on line di Diotima Per amore del mondo che vuole che non siano separate storia delle donne e storia femminista. Marina domanda come trasmetterla invece. Attraverso le biografie? Chi di noi ha letto alcune testimonianze di Baby Boomers (Giunti, 2003) dove quattro femministe raccontano la storia personale dice che rimane una cosa scritta che non coinvolge. Ci sono sempre i libri di Letture d'Archivio e c'è Non credere di avere dei diritti (Rosenberg & Sellier, 1998). Fra le pubblicazioni della Fondazione Badaracco Donatella sta leggendo Movimento a più voci dove Maria Schiavo racconta la sua esperienza degli anni settanta, non tutta la sua vita. Questa scrittura le piace moltissimo è coinvolgente e interpreta significati profondi che attraversano la nostra storia, come sempre questa scrittrice mette sé nella scrittura e produce pensiero, quindi condivisione. Tenendo insieme la storia delle donne e quella delle femministe si dà spazio alle donne che si intendono reciprocamente. Nella lettura della rivista di Diotima risalta l'idea di intermittenza già presente in Approfittare dell'assenza. Marirì per approfittare dell'assenza intende riempire i vuoti, lo stimolo che crea il senso del mistero. Non è quello che dice Diotima. Scrive infatti Chiara Zamboni nell'articolo pubblicato on line che Carla Lonzi aveva parlato provocatoriamente di approfittare dell'assenza delle donne in duemila anni di storia e che tuttavia:
<< L'instaurarsi di una tradizione femminista mi mette in contraddizione perché ciò che è diventato sapere accumulato è il prodotto di un percorso esistenziale e politico a cui io stessa ho partecipato ed ora mi viene proposto dall'esterno come oggettivo. È una contraddizione nuova, segnata dall'evento del femminismo. Cosa ben diversa dal radicamento che ognuna di noi ritrova in una genealogia femminile - come scrive Ida Dominijanni -, che è legame vivo con donne che ci hanno preceduto, ben lontano da una tradizione imposta>>
Nella rivista on line c'è un saggio del 1992 di Luisa Muraro pubblicato solo su Duoda, la rivista di storia delle donne dell'Università di Barcellona, adesso tradotto in italiano si intitola Autorità senza monumenti è un testo che anticipa i temi di questo volume di Diotima del 2003.
Luisa dice che se per avere una tradizione femminista occorre rifarsi alla concezione classica di tradizione e di autorità - come la troviamo teorizzata e condivisa nel noto saggio di Hannah Arendt - allora è meglio non averla questa tradizione, a patto di mantenere la mediazione viva dell'autorità femminile. La definisce anche- citando Lia Cigarini: figura dello scambio.
Ecco una chiave di lettura storica, molto controversa e stimolante: la figura dello scambio. Nella storia della femminilizzazione del lavoro Donatella dice che la madre - la sua certamente- ha contato molto. Sono le madri che hanno voluto che le figlie lavorassero, continuassero nella loro esperienza di libertà? Non sono loro le figure dello scambio, l'autorità femminile ? Affermazione non scontata perché per esempio stando alle leggi vediamo che prima del nuovo diritto di famiglia in Italia erano i padri a cui spettava decidere sull'educazione dei maschi come delle femmine. La storia si rifà alla storia del diritto, trascurando la trasmissione femminile perché la prima è una fonte scritta. E' però sempre storia di maschi che i maschi scrivono. Dove la storia delle donne è riuscita a ribaltare concezioni fondate su queste fonti? Ritorna la questione delle fonti di cui discutemmo nel primo incontro. Figura dello scambio e genealogia sono al centro della storia delle donne e anche del femminismo. Sono però figure non nominate nella storia delle donne. Donatella lesse e recensì nel 2001 Anna Bravo, Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia, Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea, Laterza, 2001, dove la genealogia femminile, le autorappresentazioni delle donne e infine la storia del femminismo non hanno nominazione. Infatti scrisse: << La storia sociale, per spiegare la modificazione dei rapporti fra i sessi, non può non attingere alla coscienza di sé delle donne. Il femminismo è lo sfondo di fenomeni i quali - se non è nominato - rimangono enunciati e inspiegati: senza trasmissione geneaologica e spiegazione politica>>
Alla spiegazione di Diotima sull'intermittenza della storia delle donne Marirì dice che questa è una spiegazione filosofica, molto interessante però non è storica perché non spiega e non racconta quanto è avvenuto.
Marina chiede senza tradizione che cosa trasmetti e che cosa racconti?
Le piacerebbe confrontarsi con un'altra che insegni storia alle superiori, siamo d'accordo però l'altra proposta è mantenersi su un piano di astrazione, e confrontarsi con quanto produce la rivoluzione simbolica dove troveremo anche la mediazione didattica