Donne e conoscenza storica

 

 

Relazione dell'incontro n.1

Donatella Massara

 

Abbiamo cominciato a trovarci al Circolo della Rosa il venerdì pomeriggio 20,2, 2004. La sollecitazione è il testo che Marirì Martinengo ha scritto dopo l'esperienza del Convegno di Montegiove. Ci siamo raccontate la nostra comune simpatia, o passione o interesse per la storia e come vi abbiamo risposto negli anni.
Tutte siamo accomunate in un rapporto irrisolto, ci siamo dette: sono storica mancata, mai profonda, divulgativa; Marirì dopo Ildegarda, le trovatore sta lavorando alla storia di sua nonna. E' storia? Interessante è stata la posizione di Cristina Stefanini che ha lavorato sulla ricerca storica in ambito universitario, ai tempi della tesi e anche sulla ricerca orale. Lei ha assunto una posizione radicale, la storia è fatta con documenti ai quali chiunque può accedere, il resto è fantasia e immaginazione e non è storia. Di conseguenza mancando molti documenti di questa storia che faccia parlare le donne del passato lei apprezza solo le ricostruzioni, le interpretazioni con i nuovi punti di vista che nascono su testi già acquisiti, per esempio Lo Specchio delle anime semplici nella rilettura di Luisa Muraro, oppure la rilettura di Benedetta Craveri in La civiltà della conversazione degli scritti e dei documenti sulle Preziose. La storia di per sé non le interessa. Anche sulla ricerca attuale di Marirì, Cristina ha delle osservazioni simili, avrebbe anche lei potuto fare una ricerca su una nonna di sua mamma che emigrò in Brasile e ammazzava i polli con la pistola !! Ma si è fermata per il fatto che non aveva niente di lei se non questi pochi ricordi. Marirì ha risposto che questo attaccamento alla metodologia è troppo forte. Donatella Massara e Liliana Moro pensano rispettivamente: che allora l'unica storia consentita sarebbe quella raccontata nei testi classici degli storiografi, è
una storia maschile che guarda a salvare ciò che gli uomini ritengono degno
di menzione, c'è però la cosiddetta nuova storia che accoglie una pluralità
di strumenti e di discipline; c'è poi la scelta di una donna di entrare in
contatto con altre con un'altra e questo è già un fare essere qualcosa che
non c'era prima e che inaugura una storia. C. insiste che allora a queste
donne noi possiamo fare dire quello che vogliamo e che invece se c'è un
testo ogni affermazione della studiosa e della comunità scientifica è
saldamente documentata, come fa appunto Luisa Muraro. Marirì dice che la nonna rivive
attraverso di lei che bambina ha patito il mistero che la coronava e che
adesso la sollecita a farla rivivere attraverso la sua parentela.

Liliana sostiene anche l'importanza della narrazione che è opera di chi scrive e
ricerca e che sa raccontare di nuovo qualcosa o lo fa per la prima volta,
senza questo racconto non c'è niente, i documenti restano indifferenti.
Ormai l'importanza del punto di vista e delle scelte personali di chi fa
ricerca sono accettati anche nelle cosiddette "scienze esatte" senza che la
soggettività vada a detrimento della scientificità del lavoro.
Donatella dice che ci sono storie dette in prima persona addirittura nel presente,
testimonianze che sono contraddette e che giacciono così senza chiarezza,
quindi di per sé anche il documento vivo parlato e scritto non garantisce,
c'è invece la bellezza della storia soggettiva delle donne che fa capire il
senso di avvenimenti storici, per esempio Il Prigioniero di Laura Braghetti.

Proprio a partire da questo testo ci siamo poste il problema dei confini tra
narrazione storica e d'invenzione.

La storia fatta delle storiche ha portato sia a una lettura nuova di fatti o
documenti già noti sia al rendere noto l'apporto determinante delle donne a
fatti storici da cui la storiografia al maschile lo cancella (cfr. Bravo-
Buzzone, In guerra senz'armi oppure Bruzzone-Farina, La resistenza taciuta)

Ci siamo lasciate con molta voglia di continuare a discutere e a confrontarci.