Donne e conoscenza storica

 

 

Qualche idea sul Convegno
di Donatella Massara


Ieri si è svolto il Convegno Cambia il mondo cambia la storia,
attestandomi sulle impressioni raccolte fra donne giovani e meno giovani.
ho saputo che anche la prima parte della mattinata a me sembrata un po’ difficoltosa ebbene a queste donne è piaciuta. Mi hanno detto: <<Va bene sono contenta ho imparato dalle relazioni centrali e sono stata autorizzata a raccontare, raccontarmi>>. Altre hanno detto:<< Va bene perché il racconto non è la stretta esperienza della propria classe, è il primo tentativo di andare oltre.>> Infatti i racconti erano di impegno politico decennale, oppure ricerche che hanno riguardato decenni e che non pretendevano di dare giudizi universali sul mondo ma sollecitavano la comprensione della presenza femminile nella storia. Passata questa prima fase di avvio - difficilissima e poi spiego perché - il convegno è planato in una girandola di interventi s-combinati che cercavano di dirsi, senza intestardirsi sulle astrazioni ma facendo parlare il corpo e la mente. E fra gli altri mettiamo anche quello fatto da me che ha presentato questo sito invitando le donne scrivere e a costituire una mailing list.

Probabilmente - ma potrebbe essere un altro - il filo conduttore è l’eterno dilemma del rapporto fra presente e passato. La storia del presente guarda al passato per fare che ? Una volta si diceva: per imparare (historia magistra vitae e via che non ci pensiamo più), adesso c’è chi ha decretato addirittura la morte della storia come fine di ideologie e filosofie della storia che ne attestino il senso e l’interpretazione.

Le donne si dividono fra quelle che accusano le altre (sempre più sottilmente va detto) di ‘ideologia’ e viceversa le prime che per le altre sarebbero affette di ‘erudizione’, di corpo che non parla, di non coinvolgimento della soggettività; e inoltre sempre attente a sottolineare la disparità svalorizzante, l’oppressione delle donne invece che di accorgersi della differenza. Ma le altre dicono – o meglio pensano e scrivono – voi fate una storia come se esistesse la provvidenza che la guida, oppure vi specchiate dall’oggi in un passato perduto. Altre sostengono oggi come ieri le donne sono legate in relazione e io vedo che sono le nostre antenate, amanti, in alcuni casi, della libertà come noi. E ieri punte di questa questione venivano enunciate da chi ha detto, Gabriella Lazzerini e Marirì Martinengo: ci sono tracce delle donne del passato nel presente, per esempio le ‘preziose’ con la civiltà della conversazione che hanno inventato e ‘le trovatore’ artefici anch’esse di invenzioni di linguaggio e di vita, sedimenti di queste civiltà non sono del tutto scomparsi.

Questioni di eccezionale importanza e che tuttavia ieri mi sembravano abbastanza irrilevanti, infatti c’è stato qualche accenno alla disputa nell’intervento di una docente universitaria. Poi niente di tutto ciò. Invece ci sono state un po’ troppe parole parole parole che non combinano esattamente con la realtà, con il ‘che fare'.
L’ha detta bene ‘la questione delle questioni ‘ Luisa Muraro come al solito. Occorre la narrazione soggettiva, va bene, però occorre anche il conflitto, aprire conflitti. Con chi ? E’ questo il problema. La storia delle donne dovrebbe aprirli con i congressi degli storici che della differenza femminile non vogliono sentire ragioni. Però non è semplice. Milagros Rivera Garretas, il personaggio più prestigioso in questo consesso di ‘storiche pure’ che più si è spesa sulla scena pubblica internazionale della storia, favorita anche probabilmente da lungimiranti situazioni professionali in Spagna, ha detto: io ho fondato Duhoda - rivista di storia delle donne e Centro di studi femministi dentro l’Università di Barcellona, ma non ho aperto conflitti con l’Università - un luogo “troppo grande” per potere fare questo lavoro di rottura. Lei è convinta che anche la storia delle donne e della differenza stia diventando una merce in più, le donne possono diventare appetibili anche più di chi scrive di storia neutra. E’ un punto di vista un po’ deluso per l’inclusione femminile che non ha dirompenza; ritrovabile anche in Joan W.Scott la teorica americana del gender. Joan Scott nel ’99 ha scritto che il gender, categoria della critica culturale ai concetti produttori d'identità sessuata, ormai è entrato nel linguaggio istituzionale, per esempio negli atti della Conferenza mondiale delle Donne a Pechino, però, senza avere acquisito alcuna forza problematica e sovversiva; sta semplicemente al posto della parola donne.

Ma tornando a Luisa Muraro che percorre sempre con determinatezza tutta la strada dalla storia alla politica passando per una filosofia che diversamente di altre non si attesta mai su frasi fatte, lei sì, si è seguita e scritta tutto il convegno dal primo intervento all’ultimo. Oltre a essere un esempio di serietà professionale e dedizione senza strumentalità, Luisa ha detto una cosa molto giusta e che risponde al presente. Chi si sente di andare deve andare, non deve censurare il proprio desiderio di partecipare di essere dove sente che succedono le cose. E’ molto vero. E questa affermazione ci fa riguardare il presente. Anche qui il rapporto con il passato è ritornato come dire: esposto dalla figura di studiosa di Luisa Muraro. Lei è una studiosa della mistica medioevale e non nasconde che parla stando in questa posizione: nella quale risuonano gli echi della cultura islamica, per esempio, come segno di civiltà irrinunciabile nella nostra storia europea. Si riferiva all’eredità di cultura che abbiamo avuto nel Medioevo che ha segnato la scienza e la poesia e anche la mistica, tuttavia questo giudizio si estende ovviamente al presente.
Le domande rimangono aperte e riesposte al giudizio dall’accelerazione dell’oggi. Se n’è dichiarata completamente e prevalentemente coinvolta Delfina Lusiardi, ex-insegnante di storia ora appartenente alla Comunità Diotima. E a lei dobbiamo la formulazione più chiara di questo rapporto non sempre pensato ma condizionante. E ancora abbiamo sentito tutta la passione per il presente e la tensione a trovare una pratica politica nelle parole di Letizia Bianchi docente della Facoltà di Sociologia fra le autrici di 2001 donne che cambiano l’Italia (Pratiche, 2001).

Come mi ha detto un’amica intervenuta sul presente e con le quali abbiamo avuto molte cose in comune riguardo al Convegno: il presente ha le sue urgenti necessità e noi che qui ci siamo incontrate/ incontrati siamo ai primi passi di un nuovo modo di pensare e che richiede si rifaccia il percorso della lingua e delle sue modalità di esprimersi.