Donne e conoscenza storica

 

La presentazione del Convegno nel sito della Casa di Accoglienza delle Donne maltrattate di Milano

 

 

Convegno a Milano della Casa d'Accoglienza delle donne maltrattate
di Zina Borgini

Si è tenuto il 12 dicembre al Centro Congressi della Provincia di Milano il Convegno 'Uscire dal deserto: Madri e figlie' ordinato dalla Case d'Accoglienza delle Donne Maltrattate.
E' stata un'occasione per rendere pubblico il progetto di acquisizione di sempre più case rifugio e nominare esperienze che facciano rete tra i centri antiviolenza in Italia e all'estero. Il Convegno era patrocinato dalla Provincia di Milano, dal Consiglio della Regione Lombardia, dal Comune di Milano e dalla Commissione Europea rappresentanza di Milano, sponsor ufficiale Philip Morris International. Spendo due parole sullo sponsor, che nascono dall'abitudine di pensare. Mi sono fatta domande e mi sono confrontata con le altre dell'Associazione Lucrezia Marinelli sulla scelta della partnership con un noto produttore di sigarette. Infatti siamo state avvertite definitivamente da Naomi Klein che i capitali privati rincorrono anche la solidarietà pur di metter in primo piano il loro nome e lavarsi le coscienze. A partire dal 1956, quando è stata fondata, Philip Morris ha dato il suo sostegno per iniziative in ambito sociale e culturale ed è ampiamente riconosciuta per il suo ruolo guida nell'offrire aiuto alle vittime di violenza domestica. Ognuna tragga il suo giudizio da queste informazioni. Il mio giudizio è stato mediato dalla delega a donne di cui conosco il fine e questo mi basta.

Perché uscire dal deserto? Perché madri e figlie? Il deserto è il luogo di solitudine e di violenza all'interno della famiglia, il luogo dove non si dice, non si nomina, dove le giovani donne che subiscono violenze, si sentono sole, isolate e incapaci. Spesso madri assenti, ambigue e consenzienti con il persecutore, non forniscono strumenti nè strategie di fuga, fissandole in situazioni che paiono immutabili.

Sul grande palco si sono avvicendate le relatrici.
L'assessora provinciale Ada Grecchi alle Politiche Femminili ha sentenziato:<<Anche l'uomo colto fa violenza. Ne abbiamo tutti i giorni prove sottili sui giornali. L'immagine della donna nella pubblicità mette sempre in evidenza il corpo rendendola oggetto più che soggetto. Inoltre c'è l'isolamento sul posto di lavoro.>> Ha sottolineato l'importanza della Casa delle donne maltrattate e ha dato il suo sostegno.

Ha preso poi la parola Marisa Guarneri, fondatrice e vice-presidente della Casa, dice:<<Le donne violentate appartengono senza distinzione a tutte le classi sociali. La violenza si acutizza tra quelle che hanno lasciato il posto di lavoro bersagli più facili ed economicamente scoperte. Tra le molte ragazze che chiedono aiuti il maggior numero non ha mai avuto una buona relazione con la propria madre o con altre donne, noi vogliamo riavvicinare e ridare ordine a questi rapporti interrotti. Io ho sempre fatto riferimento alla pratica politica della differenza per la mia propria vita e per il lavoro penso che la relazione fra donne sia stata la vera rivincita sull'oppressione, a vantaggio e guadagno di libertà. Cercare nuove strategie, cambiare il simbolico, cercare per ri-trovare partendo da noi per riconoscere l'altra. Fare della disparità uno scambio di forza positiva.>>
Non disturba la sua voce quasi tremante e commossa che svela emozione e dedizione ma anche fiera e determinata quando lascia la parola a Tamar Pitch, docente di sociologia del diritto all'Università di Camerino. Ha relazionato su dipendenza, interdipendenza e autonomia nel diritto. Dice: le leggi sul diritto tendono a tutelare maggiormente la persona dipendente da qualcun'altra, poiché non autonoma, senza tener conto dell'interdipendenza che invece esiste fra vittima e carnefice, nei rapporti famigliari, tra marito e moglie; genitori e figli. Il diritto non mette in luce il bisogno di entrambe le parti e non tiene conto che ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e delle loro conseguenze.

Manuela Ulivi, avvocata della Casa di accoglienza delle Donne maltrattate, dice che la maggiore consapevolezza ha prodotto nelle donne la necessità di migliorare la qualità della vita senza più immolarsi ai bisogni del nucleo famigliare sancito legalmente; quindi le donne maltrattate fuggono dai soprusi a volte con i loro figli, separandosi o divorziando. Non sempre denunciando penalmente l'abusante. Questo atteggiamento fa sì che i maltrattatori non vengano allontanati dalle case coniugali. Quindi è inevitabile che siano le donne ad avere bisogno di ospitalità. <<Ora noi, avvocate, cerchiamo di analizzare meglio le leggi 149/1 e 154/01 sulle misure contro la violenza che prevedono l'allontanamento di chi compie l'abuso.>>

Luisa Muraro, in un complesso intervento che qui necessariamente sintetizzo, parla della genealogia femminile, di quanto è importante per una donna nascere dello stesso sesso della madre: è come se avesse una chance in più, una fatica in meno dell'uomo, un tesoro, una risorsa. Lei dubita di avere idealizzato il rapporto madre-figlia, tenendo lontano il negativo perché riteneva difficile integrarne la violenza. Forse per difendersi? Ma ora toccando con mano i dati che accusano ancora tanti maltrattamenti subiti dalle donne ci dice che vuole tenerne conto..
Si dichiara incerta che l'intervento del diritto, con i suoi strumenti e le scienze umane, con i loro operatori, risolvano i casi di abuso e di violenza sostituendosi al soggetto, ciò toglie la capacità di trovare strategie ed esperienze e limita il protagonismo nella relazione con la madre. <<Cerco di fare un discorso di autonomia del soggetto - certo fin dove esso ne è capace.>>
Luisa Muraro termina così. Io penso che uscire dalla solitudine e dai sensi di colpa si possa, dalla violenza non so, forse costruendo luoghi di donne segnati dalla differenza creiamo più consapevolezze.

Segue Raffaella Lamberti dell'Associazione Orlando che rilancia la domanda: quali luoghi delle donne creare, se poi gli spostamenti politici di una città, Bologna nel suo caso, negano la loro esistenza perché non connotata e definita? Dice:<<Non accetto e non mi stanno bene i ruoli definiti e lineari, quelli circolari mi danno più senso di potenza, piacere di stare insieme.>>

Termina così la prima parte degli interventi a cui segue un ampio dibattito con il pubblico.
Il Convegno riapre alle 14,30 con l'intervento di Fiorenza Bassoli, vicepresidente della Regione Lombardia. Sbrigativa, con uno sguardo triste, quasi rassegnato, l'assessora ci pone l'ormai scontato quesito dell'assenza delle donne nella politica istituzionale. Due parole di circostanza e la presenza è fatta, tra poco sarà a un'altra manifestazione.

Prosegue il convegno con l'intervento dello psichiatra Eliot Sorel che illustra le conseguenze mediche, psicologiche e sessuali della violenza fatta alle donne e ai bambini, fenomeno questo sempre più in espansione a livello mondiale. Ribadisce anche la necessità di sensibilizzare medici, educatori e politici affinché venga tamponata la diffusione della violenza.

Sono quindi intervenute le due psicologhe della Cooperativa Cerchi d'acqua, che collabora con la Casa guidando i gruppi di auto-aiuto. Simona Scalzi e Francesca Scardi hanno raccontato l'esperienza di questi gruppi molto validi per il raggiungimento dell'auto-stima. Le donne che arrivano a questi gruppi fanno una proiezione su quelle che incontreranno e si immaginano di trovare delle 'marziane'. Questo l'hanno raccontato loro stesse. Si trovano invece ad avere a che fare con ragazze molto brave che hanno vissuto una situazione simile. E' in questo momento della relazione che nasce la possibilità di riconoscersi e riscattare una situazione di avvilimento personale.
Le psicologhe sollecitano la necessità dell'incontro tra madri e figlie, soprattutto nel momento della rivelazione; poiché le ragazze che si riferiscono a loro spesso vivono la figura materna distante e, a volte, rivale. Inoltre ferisce queste giovani donne l'incredulità delle madri. E una di queste ragazze è intervenuta, coperta dall'anonimato e non visibile al pubblico, leggendo una lettera, costruita collettivamente, rivolta alle madri.
<<Anche da lui non hai saputo proteggermi e ti vedo soddisfatta quando ti ripeto che tutto va bene, proprio come vuoi tu… Me lo dovresti riconoscere: sono proprio brava ma non lo saprai mai, perché tu non hai voluto sapere e io ora non ne ho più voglia. Ti auguro ogni bene ma senza di me intrappolata. Vado a costruirmi la vita>>.

Prende la parola finale Norma Stoddart, coordinatrice di una Comunità di soccorso di Liverpool, partnership e amica delle donne della Casa di Milano. Propone una statistica al pubblico formulando domande come:<<Secondo voi quante aggressioni subisce una donna, prima di chiedere aiuto: 5-15-25-35>>. La verità è 35 ma nessuna lo dice e chi interviene ipotizza 5, 15. Altra domanda: a quante di queste aggressioni hanno assistito dei bambini: 10%, 24%, 39%, 50%? Solito ipotizzare al ribasso del pubblico e così di seguito con altre circa dieci domande proposte come un gioco sfatando la gravità dell'argomento trattato. Rimane fermo il numero troppo basso delle case di soccorso rispetto ai casi denunciati e in continuo aumento.
Avrebbe dovuto concludere il Convegno Marina Piazza presidente della Commissione Nazionale Pari Opportunità invece è assente come al mattino lo è stata Tiziana Majolo, assessora alle Politiche Sociali del Comune di Milano.

Esco dal Palazzo dei Congressi non più fra donne e mi ritrovo nella città brulicante di un Natale quasi alle porte e mentre aspetto il metrò faccio il bilancio di questa lunga giornata. Il guadagno emozionale maggiore l'ho avuto dalle 'donne dell'amore' - dico io - quelle che hanno usato parole nate da un forte desiderio, quelle che si mettono in gioco e in relazione, Marisa, Luisa e tutte le donne della Casa. Il loro continuo agire mi ha dato la speranza che sempre più donne maltrattate saranno sostenute. Altre, altri mi hanno passato nozioni giuridiche e sociali. L'inutilità arriva proprio da chi lamenta assenza e assenza fa: le donne delle politiche istituzionali.