Donne e conoscenza storica

 

 

Storie di donne a scuola di Liliana Moro
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Convegno Storiche di ieri e di oggi

Messaggio pubblicato in RCM - Rete Civica Milanese il 18 gennaio 2001 nella Conferenza DonnaPensieroScrittura e altre

 

Il Convegno Storiche di ieri e di oggi è stato un momento molto significativo della ricerca storica femminile. Organizzato dalla Società italiana delle storiche svolto all’interno del Dipartimento di Storia dell’Università di Bologna concentrato in tre giorni di lavoro ha avuto la presenza di storiche italiane e straniere e soprattutto un nutrito numero di studentesse. Senza molto clamore i cosiddetti women’s study stanno prendendo una caratterizzazione italiana all’insegna soprattutto del desiderio di trasmissione fra generazioni.

Il frutto di questa volontà di lavoro animato da una motivazione essenziale di sopravvivenza nel tempo vede donne di più generazioni a confronto e accomunate dal terreno della ricerca.

Diversamente da quello che avviene nella filosofia rappresentata in Italia dalla Comunità Diotima il confronto storico si tiene lontano e sembra non darsi problema dei contenuti della differenza.

Probabilmente un’idea di tempo molto diversa in maniera tacita o esplicita stanzia nelle donne una corrente di pensiero e un’altra. Nel pensiero della differenza sessuale il tempo è una idea e una realtà alla quale si appartiene abbracciando anzitutto l’essere donna. Da questa prospettiva il debito simbolico, la genealogia, la riconoscenza per la madre e quella che ci ha preceduto, connettono il tempo della ricerca rispetto alla quale si guarda come ad un continuum, scandito da fasi diverse.

Sul terreno storico indicato a Bologna ho invece incontrato l’idea di tempo abbastanza tipica della scienza, il tempo è un progresso continuo che guarda indietro per vedere cosa deve scontare e superare. Non a caso l’autorevole presidente della società Andreina De Clemente ha parlato di una avvenuta piccola "rivoluzione scientifica" fra le storiche. Perché oggi c’è una comunità scientifica che permette di confrontare i risultati e le metodologie, la produzione che ne deriva è di alto livello. Diversamente nel passato la ricerca storica è stata costellata per tutto il XIX secolo e la metà del XX di donne , chiamate addirittura in Italia Scrittrici di storia, isolate emarginate dalle Università che sfogavano nella ricerca storica una inguaribile malinconia esistenziale. Una situazione delineata dalle struggenti parole di Sarah Taylor Austin la quale prigioniera di un tristissimo matrimonio scriveva << i miei sostantivi e i miei avverbi mi tengono fuori da me stessa>>.

E’ questa scrittura che parla di storia e di sé confessandosi in pubblico che Hannah Arendt assegnava alla situazione dei paria ( i paerai …in americano…era la prima volta che lo sentivo nominare ) e che riteneva essere il tipo di pensiero che non consente la conversazione e la comunicazione politica.

Il punto di vista delle storiche bolognesi ha avuto una notevole conferma nella relazione iniziale di Bonnie Smth la quale ha dedicato uno studio appena pubblicato The Gender of History al dilettantismo femminile in storia ritenendolo tuttavia il segno dei "confini politici della storia nella ricerca delle donne". Questa giusta volontà delle donne a esistere come intellettuali distingue marcatamente la ricerca delle italiane che rivolgono la loro attenzione quasi esclusivamente alle docenti universitarie. Inoltre sono convinte che la storia delle donne , come ha detto Maura Palazzi, parta con la storia moderna e che prima ci sia solo una storia locale e particolaristica che non è stata presa in considerazione.

L’università è il luogo principe al quale la ricerca storica si consegna e che può certificare la professionalità. Il problema quindi di come entrano le donne nella carriera universitaria ha interessato una capillare ricerca delle ricercatrici più giovani.

Maria Pia Casalena dopo avere inventariato decine di riviste e di bollettini sulle pubblicazioni di storia ha messo insieme, adeguandoli a numerosi grafici, i risultati quantitativi che riguardano la presenza delle donne nella ricerca storica dal primo Ottocento fino al 1945.

E’ una notevole messe di dati purtroppo per ora privi di dettagli capaci di rilevare dove c’è un intervento femminile che spezza la logica del pensiero maschile.

Il punto di vista della scienza storica non fa parlare questi aspetti ma domanda che la storia della storiografia riconosca e integri questa presenza femminile.

E’ ovvio che di fronte a questa cornice che pesa assai di piu’ sul versante della parità che su quello della differenza la preoccupazione maggiore non è tanto rivolta alla caratteristica dell’intervento femminile ma piuttosto a inoltrare quanto dal passato ha parlato in favore di una difesa delle posizioni femminili dentro l’accademia o piuttosto a un aggiornamento e a una modificazione profonda del modo universalistico di fare storia degli uomini. In questo senso ha parlato la relazione di Gianna Pomata, non presente, su Charlotte Shaw. Pomata è una storica che per prima ha proposto , negli anni ’70, lo sconfinamento disciplinare fra sociologia, antropologia, letteratura nella storia delle donne ( cfr. Storia delle donne una questione di confine ).

Due ricercatrici una belga e l’altra svizzera hanno relazionato per mettere in primo piano la ricerca di Susanne Tassier, una pioniera della ricerca storica femminile che fonda una cattedra da assegnare alle donne per la storia delle donne e la femminilizzazione delle università che ha visto la Svizzera accogliere donne che non potevano studiare da altre parti ( un caso famoso: Anna Kuliscioff va in Svizzera per potere studiare medicina ).

Dopo il confronto con le Storiche di ieri il convegno è proseguito con il presente rappresentato dalle riviste di storia. Nel passato in Italia esisteva Memoria chiusa nel 1993, antesignana degli studi femminili è stata ‘battuta’ da altre nazioni che arrivate piu’ tardi hanno però consolidato riviste specializzate in ricerca storica femminile. In Francia Penelope è diventata Clio legata all’Università ma non solamente. La relazione era di Francoise Thebaud, non presente, e che è una delle autrici della Storia delle Donne ( pubblicata negli anni ‘90 Laterza, a cura di Marcel Duby, Michelle Perrot, in 5 volumi). Gli USA erano presenti con Gender & History e la relazione era presentata da Shany O’ Crueze. La Germania presentava L’Homme .Zeitschrift fur Feministische Geschichtswissenschaft e la relatrice non è arrivata al Convegno, mentre la Spagna era presente con Arenal.Revista de Historia de las mujeres relazione di Ana Aguado. L’Italia con DWF presentata da Rosanna De Longis e Vanna Chiurlotto si è estesa a una nuova pubblicazione di prossima uscita Genesis, che prende il posto di Agenda, quale organo della Società delle Storiche medesima.

Organizzato rispettando il principio di un rigoroso confronto fra periodi storici e generazionali diversi e situazioni internazionali eterogenee il Convegno nonostante la cornice a mio parere semplificata e descrittiva, ha mantenuto vivace l’interesse di chi ascoltava grazie alla preparazione con la quale individualisticamente ognuna si è presentata.

Rimane - secondo me - inevasa la domanda: quale politica intrattiene questa storia delle donne con gli uomini nell’Università ? Se il desiderio di emergere è così forte nelle donne quale politica la comunità scientifica apre con gli uomini che gestiscono il potere nelle università, è stata richiesta la presenza di donne che valutino le donne nei concorsi e oltre alla politica culturale che si spende in convegni e pubblicazioni c’è una critica dell’Università come è stata proposta da Luisa Muraro e altri in Lettera dall’Università ? Come pensano di avviare una divulgazione della storia delle donne quando in molti corsi universitari nonostante la ricchezza di studi e donne che se ne occupano si continua a fare riferimento alla storia maschile e ai testi scritti dagli storici? E’ quello che ho potuto verificare lavorando al sito di storia di mia ideazione.

Donatella Massara