Donne e conoscenza storica

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CAMILLE CLAUDEL 1864-1943


Museo Villa dei Cedri
Piazza San Biagio 9
CH-Bellinzona
22 febbraio-28 aprile 2002

di Nadia Magnabosco


"Vi sono donne testarde che scelgono di sacrificare tutto pur di dipingere o scolpire. Ma esse spendono molte forze in questa lotta, molte forze per fronteggiare l'opinione pubblica e per vincere le intime resistenze degli altri...." (S. de Beauvoir, 1966)


La mostra allestita a Bellinzona è una rara occasione per vedere le opere di Camille Claudel, un'artista geniale e tormentata che ha pagato un prezzo altissimo, trent'anni di manicomio, per aver spinto la sua attività artistica - la scultura - "al limite di sè". Reine-Marie Paris, pronipote dell'artista e curatrice della mostra, così scrive: "Camille non si è rinchiusa. Si è spinta al limite di sé. Ha rischiato tutto, posseduta da un'immaginazione creativa che trascende il tempo, distruttore."
Camille Claudel nasce in Francia l'8-12-1864. Manifesta sin da piccola un vero interesse per la scultura, studia a Parigi e entra giovanissima nello studio di Rodin come praticante. Con questo famoso scultore condividerà gli iniziali successi e stabilirà una lunga e complessa relazione di lavoro e d'amore che si chiuderà tormentosamente nel 1898, destinata tuttavia a sopravvivere nella storia e nella memoria postuma di quest'artista come un marchio maledetto. Anche a Bellinzona sono presenti alcuni lavori di Rodin, probabilmente per dare al pubblico una più ampia visione del momento storico, personale e artistico che l'artista ha vissuto, ma è nota la paura che Camille aveva di essere ritenuta solo "un'allieva di Rodin", senza il riconoscimento dell'autonomia e dell'originalità del suo lavoro. Timore fondato, visto che a distanza di quasi un secolo le recensioni della mostra di Bellinzona indulgono maggiormente su questo legame amoroso che sulla forza delle opere di questa sfortunata artista che nel 1913 la famiglia fa internare forzatamente, abbandonandola sino alla morte, avvenuta nel 1943 in manicomio. C'è da chiedersi come ciò sia potuto avvenire, vista la lucidità con cui Camille esamina la sua situazione nelle lettere spedite, più che altro al fratello Paul, dal maniconio: "Mi si rimprovera (oh, crimine spaventoso!) di aver vissuto sola, di trascorrere la mia vita con i gatti, di avere manie di persecuzione." "Essendo l'immaginazione, il sentimento, il nuovo, l'imprevisto, che nascono da uno spirito evoluto, incomprensibili per loro, cervelli ottusi, eternamente chiusi alla luce, occorre che qualcuno fornisca loro un'illuminazione………Qualcuno almeno potrebbe riconoscere il merito di originalità e dare qualche compenso alla povera donna che hanno spogliato del suo genio: no! Un manicomio! Nemmeno il diritto ad avere una casa! .....E' lo sfruttamento della donna, l'annientamento dell'artista cui si vuol far sudare anche il sangue." "Mi dispiace vedere che sprechi il tuo denaro per un manicomio. Denaro che potrebbe servirmi per eseguire delle belle opere e vivere piacevolmente!". Brani strazianti che si ripetono negli anni, ben trenta, e che non possono che farci pensare che questa artista ha in realtà pagato il prezzo del suo tempo: lo scandalo di una donna libera e creativa.
Scrive ancora Reine-Marie Paris nell'introduzione al catalogo che accompagna la mostra: "Non so se Camille fosse pazza, ma so quanto ha sofferto, nel corpo e nello spirito, di essere un'artista incompresa nella solitudine del suo studio, dove al di là della povertà ha trovato la forza necessaria, strappata dal fondo di sé, per trasmettere ai suoi compagni di sventura il segreto della sua profonda identità che attraverso una magica virtù tocca un sentimento universale." Questo è ciò che percepiamo dalle sue opere, almeno quelle fortunatamente sopravissute ai suoi deliri distruttivi e che possiamo vedere in questa mostra, che ci trasmettono una comprensione tutta femminile della forza e della complessità dei sentimenti.

La mostra può essere anche l'occasione per leggere i seguenti testi ancora reperibili:
Anne Delbèe, "Una donna chiamata Camille Claudel", Ed. Tea, 1995
Brigida Di Leo, "Camille Claudel - Il prezzo della creatività", Selene Edizioni, 2001
o, più in generale:
Simone de Beauvoir, "La donna e la creatività", a cura di Tiziana Villani, Mimesis, 1993
La mostra è facilmente raggiungibile da Milano in treno e resterà aperta sino al 28 aprile 2002, con i seguenti orari: martedì-sabato: 10-12, 14-18; domenica e festivi: 10-18, prezzo d'ingresso Fr. 8.-