Donne e conoscenza storica
         

 

sta in IL MANIFESTO 2 ottobre 2002


Libertà, sostantivo femminile
Si apre oggi a Barcellona, dove proseguirà fino a sabato, il convegno dell'Associazione internazionale delle filosofe che ha come tema
«La passione per la libertà. Azione, passione e politica»
nella lente del dibattito femminista. Un incontro che incrocia saperi diversi, la filosofia e la storia, la scrittura e la scienza, l'estetica e la psicologia per leggere la parabola di una parola-bandiera oggi al centro di un aspro conflitto politico e culturale e in nome della quale si dichiarano guerre
In agenda «Ripensare la politica», «Desiderio di pensare», «Passione e libertà», «Tra libertà e giustizia» i temi affrontati nelle quattro sessioni e articolate in lezioni, tavole rotonde e gruppi di lavoro

di
STEFANIA GIORGI

 


La passione per la libertà. E' il titolo-tema del decimo convegno dell'IAPh, l'Associazione internazionale delle filosofe, nata nel 1974 a Würzburg, in Germania, con l'obiettivo di promuovere comunicazione e scambio tra le filosofe e tra le donne interessate alla filosofia e di alimentare la ricerca nel campo della teoria femminista. Convegno che si apre oggi a Barcellona dove proseguirà fino a sabato. Un incontro di «donne sagge» su «Azione, passione e politica» nella lente del «dibattito femminista» che, nelle intenzioni delle organizzatrici - studiose e ricercatrici dell'università di Barcellona - dovrebbe diventare uno spazio nuovo e permanente di riflessione e confronto, soprattutto in aerea mediterranea. Libertà, dunque, che sarà interrogata da punti di osservazione e di analisi diversi. La filosofia, ma anche la storia, la scrittura, la scienza, l'estetica e la psicologia. Messe all'opera non come saperi disciplinari separati, ma come chiavi di lettura e di accesso incrociate per la comprensione dei cambiamenti significativi, e in qualche caso inediti e radicali, che hanno segnato, modificandolo, il nostro mondo. Insomma, «pensare che cosa è essenziale nel concetto di libertà politica - come spiegano le organizzatrici del convegno nel programma - implica cominciare a confrontarsi con gli importanti cambiamenti che il mondo ha visto negli ultimi decenni». Il corpo rimodellato e risignificato dalle biotecnologie, la procreazione hi-tech, la cittadinanza multipla del locale e del globale, gli eventi/avvenimenti e la loro rappresentazione che, non di rado, profeticamente li ha preceduti (così Hollywood sul 9-11), il multiculturalismo che rischia di capovolgersi nel suo contrario, vale a dire in comunità e civiltà che si vivono reciprocamente come nemiche, il patriarcato in armi e la libertà femminile come ostaggio, pretesto e conferma dei conflitti fra-uomini non aperti in nome nostro. L'epilogo annunciato del burqa delle afghane insegna. Esibite come un trofeo con e senza velo, come ragione e legittimazione della guerra degli uomini occidentali contro i talebani.

La ricca e articolata modulazione del tema e la scelta delle interlocutrici ben spiega lo spettro di indagine che il convegno di Barcellona vuole affrontare a partire e intorno alla libertà. Parola-chiave scelta dal convegno e che giunge tempestiva a riflettere sul presente che si dispiega davanti a noi. Parola-bandiera oggi al centro di un aspro conflitto politico e culturale. E' in nome di una libertà «Enduring» che l'amministrazione Bush ha mosso guerra all'Afghanistan e ora scalda i motori per l'Iraq. E' nella sua accezione dominante, che potremmo definire antipolitica e liberista, che la libertà viene intesa e agìta come proprietà individuale, come immunità del più forte, come egoismo e istigazione al fai-da-te. La destra al potere in Italia e in Spagna ne è il più efficace esempio.

Azione, passione, politica - scelte come filo di analisi e di confronto dal convegno di Barcellona - vanno lette in una sequenzialità che rimanda alla elaborazione teorica e alla pratica di libertà femminile. Una pratica di libertà che abita il mondo anche là dove non ci si aspetterebbe di trovarla - a patto di non continuare a registrare come competizione per il potere l'autonomia femminile dalla misura del potere - e che eccede alla grammatica dei diritti e delle garanzie.

Il convegno mette dunque a frutto il lavoro di decostruzione operato dalla cultura femminista sulle strutture del patriarcato, svelandone i trucchi «narrativi» linguistici, rivelandone le falle, nominandone la crisi, parlando all'occidente come all'oriente. Ai fondamentalismi cristiani e a quelli musulmani, che tentano di usare le donne per reinventare ordine e tradizioni spezzate dalla libertà femminile guadagnata con o grazie al femminismo. Un convegno, dunque, che scommette sui vantaggi che la completa riformulazione del concetto di libertà politica che il femminismo ha operato può offrire a donne e uomini disposte/i ad abbandonare la soggettività neutra del pensiero politico moderno, a deviare dall'ottica dell'identità a quella della differenza, da quella della sovranità a quella della relazione, a superare i confini per gli sconfinamenti. A guardare alla globalizzazione non soltanto come mercato-mondo, mondializzazione del capitale, ma anche come una forma inedita della sovranità, come mobilità e mescolamento di soggetività e culture. Indagando, in questo nuovo scenario, l'efficacia dei diritti fondamentali come antidoto alla deriva plebiscitaria e alle guerre combattute contro il diritto, e della giustizia - nazionale e internazionale - asservita a interessi particolari.

L'incontro di Barcellona, attraverso relazioni e interventi, mette inoltre a contatto con l'eleborazione femminista le declinazione della parola politica offerte dall'esausto vocabolario della politica moderna. Politica come spazio tra dimensione individuale e collettiva deputato ad agire sulla realtà, per modificarla. Una definizione spuntata in un orizzonte segnato dalla fine delle grandi utopie, dalla crisi della rappresentenza, dall'erosione dei canali tradizionali della partecipazione politica, in Europa come in America. E messa alla prova delle forme di costituzione della soggettività politica fuori dalla mediazione della rappresentanza.

Elaborazione e pratica femminista che ha inteso e intende la politica innanzitutto come presa di parola. Come autonomia non solo dalla misura maschile, ma come possibilità per ciascuna di scrivere la propria vita. Parola legata all'esperienza, dunque, parola aperta al contatto e anche al rischio del conflitto. Politica che non domanda gerarchie ma circolarità e scambio. «Il movimento dei movimenti», come spiega Naomi Klein, ha fatto sua questa forma di pratica politica. Ma della parola libertà, della pratica di libertà e della politica che ne origina il femminismo nella sua storia e nella sua tradizione ha offerto declinazioni diverse. Libertà come uguaglianza/emancipazione, diritti e opportunità da redistribuire equamente, tra uomini e donne in primo luogo e oggi anche tra primo e terzo mondo. Libertà come signoria femminile su di sé e sul mondo che non si affida al linguaggio delle garanzie scritte ma alla relazione, all'ascolto e al sapere che nasce dall'esperienza, nella elaborazione e nella pratica del femminismo italiano della differenza sessuale. Libertà che non significa soltanto slegarsi dal potere maschile quanto legarsi all'autorità femminile, affidandosi alla lingua dell'autorità e non del potere.

Dalla scoperta guadagnata dal femminismo degli anni Settanta, a partire dalle donne occidentali, che emancipazione e libertà femminile non sono in sequenza e che la libertà non è neutra, uguale per donne e uomini, di fronte ai sussulti armati del patriarcato, la parola femminile sulla libertà oggi può e deve poter parlare alle energie e alle intelligenze, maschili e femminili, che intendono costruire e non distruggere. Di questo parleranno le «donne sagge» di Barcellona.

Ad aprire il convegno, oggi, sarà Fina Birulés, dell'università di Barcellona dove coordina il seminario «Filosofia e genere». Quattro le sessioni previste e articolate attraverso lezioni, tavole rotonde e gruppi di lavoro in un'agenda particolarmente densa di «nomi» e di tematiche. «Ripensare la politica» è il tema scelto per l'apertura. Seguirà la lezione di Victòria Camps su «L'autostima, condizione per la libertà» e quindi la tavola rotonda coordinata da Marìa Milagros Rivera alla quale prenderanno parte Lia Cigarini («Libertà relazionale»), Ida Dominijanni («La scommessa della libertà»), Luisa Muraro, («Insegnare la libertà?»), Diana Sartori («Libertà `con' l'orientamento delle relazioni»). Nel pomeriggio due sezioni di lavoro - «Border spaces» (con J. Benson, E. Burgos Diaz, K. Dow Magnus, S. Reverter, K. Wojke) e «Friendship e altre forme di relazioni politiche» (I. Buchfeld, P. Gilabert, E. Gonzàlez Arnal, B. Krondofer, G. Pohlhaus) - articolate ciascuna in quattro incontri: «Il corpo, uno spazio pubblico?» (con E. de Sotelo, A. Gooch, C. Lòpez Saenz, G. Postl, B. Weissehaupt); «Sesso e politica» (con M. Joo, B. Verzini, L. Werner, D. Leibetseder, V. Sendòn de Leòn); «Storia e filosofia» (M. Colomer, E. Laurenzi, M. Otero-Vidal, R. Rius Gatell, M. Ellen Waithe); «Identità morale e identità politica» (A. Halsema, V. Höög, M. Koppèeri, A. Pechriggl, J. K. Ward); «Azione e sovversione» (M. Benjamin, A. Günter, U. Eichler, L. Marso, N. Usacheva); «Sulla violenza» (C. Card, M. Jufresca, E. Olivé Vidal, T. Orozco, M. Zapata Galindo).

La prima giornata si concluderà con una tavola rotonda con Celia Amoròs («Relazioni femministe e globalizzazione»), Maria Luisa Femenìas («Soggetti multiculturali e politica della differenza»), Mara Negròn («La letteratura come passione per la libertà d'espressione»), Cocha Roldàn («A chi spetta la responsabilità della giustizia?»), Amelia Valcàrcel («Etica e estetica femminista»).

Al «Desiderio di pensare» è dedicata la seconda giornata del convegno, aperta da una lezione di Elisabeth List. Nel pomeriggio, altre due sezioni e otto incontri: «Il desiderio di conoscere» (U. Oudée Dünkelsbüler, A. Garry, D. K. Heikes, M. La Caze, M. I. Peña Aguado, E. Schäfer); «Filosofia e scrittura» (C. Blaettler, T. Cloquell, A. Lorena Fuster Pairò, C. González Marín, M. Tafalla, D. Tietjens Meyers); «L'illusione della realtà» (R. Dürr, F. Giardini, U. Kadi, M. Pujadas, Anna & Barderi, R. Rodríguez, B. Saez Tajafuerce); «Le vie dell'apprendimento» (J. Gibson, I. Méndez Lloret, N. Palomar, F. Pardo Vallejo, O. Plakhotnik, A. Wuensch, A. Míriam & Sàtiro); «Scienza e discorso politico» (L. Code, W. Ernst, K. Karpenko, W. L. Lee, P. Rooney, S. Villaremea Reqejo), «Filosofia e scrittura II» (J. Adriàn Escudero, A. Hardisson, J. Manzano, T. Pous Mas, G. González Rabassò, G. Vicente Arregui); «Teoria e azione sociale» (A. Bach, S. Fantauzzi, H. Kalman, K. Miriam, E. Schwinger, C. Zamboni); «Tecnologie della vita» (A. Barkhaus, M. Brettschneider, A. Ferguson, U. M. Holm, S. Lettow).

Venerdì, la terza sessione, dedicata a «Passione e libertà». La lezione sarà tenuta da Ofelia Schutte su «Libertà e giustizia come via per il femminismo latinoamericano». Alla tavola rotonda parteciperanno, invece, Françoise Collin («Evento e rappresentazione»), Geneviève Fraisse («Il soggetto e l'oggetto») e Victòria Sau («L'esclusione»). E sezioni pomeridiane su «Globalizzazione e femminismo» (Bat-Ami Bar On, E. Bartra, C. M. Koggel, K. Waters, B. Schmitz); «Trasformazione degli spazi pubblici e privati» (S. Hernández Piñero, Arànzazu & Medina Salem, B. Keinstzel, C. Spadaro, A. Urioste Turne, M. Wischer); «Una cittadinanza eterogenea» (M. Xosé Agra, L. Fisher, M. José Guerra Palmero, B. Larsson, M. Isabel Roulet, Margarita & Santacruz); «Il secondo sesso» (M. Altman, U. Björk, L. Derksen, U. Konnertz, P. Moynagh); «Giustizia, oltre la legge?» (L. Shrage, A. Sierra González, J. Whitman Hoff, N. Vàzquez Gil, T. Vettor); «Libertà e responsabilità politica» (M. Eugenia Guadarrama, N. Hangel, A. Koleva, E. Spaan, V. Saint-Amand, I. Giner); «Passione politica e democrazia partecipativa» (D. Melton, J. Parks, L. Tessman, T. Pulkkinen, Nel Van denHaak); «Sull'esperienza» (F. Birulés, S. Stoller, W. Tommasi).

Sabato, infine, dopo la lezione dell'egiziana Nawal Al-Saadawi, i lavori si concluderanno con una tavola rotonda con Tamara Ivancic, Rada Ivekovic, Chantal Maillard, Tassadit Yacine.