Donne e conoscenza storica

 

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Cristina Piccino in Il Manifesto 4,9,2002

L'amore di Lara tra le nuvole
Il film di Vera Storozheva

È « la più bella ragazza di Mosca e dintorni » Lara, dicono che è matta e lei si arrabbia, vorrebbe che la chiamassero
« pazza furiosa » quella magrissima ragazza dalla sensualità svagata, gira di notte, beve cognac e the, ordina solo insalata che lascia sempre nel piatto, non ama dire il suo nome al primo incontro, guarda diritto negli occhi ed ecco che tutti sono un po' innamorati di lei. La ama senza speranza il comandante del suo aereo, la ama con invidia l'amica e collega di voli, la depressa Topolino (Inga Strelkova), che Lara è hostess e ha tutte la fragilità e l'innocenza di chi vive al limite, cielo e terra, nuvole e spazi uguali , le luci asettiche, livide e senza tempo degli aereoporti. E' li', nel bar deserto che incontra Gheorghji, bello anche lui, reporter tv di successo gelido di emozioni... Cielo aereo ragazza è forse finora uno dei film più intensi visti in questa Mostra, dove il cinema sembra essere per caso, gettato senza cura e senza amore nelle proiezioni sempre sbagliate, in un caos poco glamour - ma come, non volevano mondanità e eleganza ?- e pessima musica intorno al Palazzo (che urla dallo stand di Radio Capital playlist, quelle che piacciono tanto anche dalle parti della nuova Radiorai 2 e 3) da tetra Oktober fest. Il solo spazio che conforta è Digicittà, massaggi shiatsu sapienti, cuscini e suoni studiati ma gli albergatori non lo digeriscono (troppo rumore) e le maschere della Biennale cacciano aggressive (altro atteggiamento diffuso) tutti prima delle due. Eppure all'ideatore Andrea Gropplero avevano promesso « elasticità ». Ci fosse la stessa solerzia a informare delle variazioni di programma, come è accaduto ieri per Goldfish Game col foglio arrivato troppo tardi e conseguente sala vuota. Cielo aereo ragazza - in Nuovi Territori dove ogni tanto si hanno delle sorprese, se non fosse che la mania del curatore Murri di frullare film e formati rischia di azzerare anche le cose buone - lo dirige in bianco e nero gelido e caldo come le mani di Lara (la meravigliosa Renata Litvinova, firma anche il soggetto e è produttrice insieme a Yelena Yatsoura) Vera Storozheva, che è regista e sceneggiatrice ma è stata « complice » come attrice in Tre storie di Kira Muratova il cui tocco visuale dissonante sembra essere esperienza condivisa anche dalla regista, forse più morbido, di meno stridore pure se la storia si muove nel profondo di quella materia preziosa e di « confine » quale è l'amore. Cielo aereo ragazza è infatti una storia d'amore, all'origine c'è un testo teatrale, Centoquattro pagine sull'amore di Edvard Radzinskij subito divenuto un oggetto di culto appassionato nella Russia anni 60. Ma il mondo « esterno » poco conta in questo incontro senza spazio e tempo che è danza a due - Gheorghij è Dmitrij Orlov - di corpi, sguardi, voci, poesia, lacrime, emozioni distillate in immagini pure. Vera Storozheva scrive una partitura che spiazza, entrando nell'amore, soggetto difficilissimo e di alto rischio, per mescolarlo al corpo stesso del cinema. Il flusso che segue le invenzioni di vita del personaggio Lara - « ti amo inginocchiata a te » dice al ragazzo ma « ti lascero' perchè non siamo fatti l'uno per l'altra » , è melodramma e umorismo, è leggerezza e commozione, rompe lo schermo e lo accende di altre visioni, quasi a raccogliere la sfida di quel « nero » che lancia Godard nel suo episodio di provocatoria passione in « Ten minutes older », per colorarlo di una nuova grazia, dolcezza, sregolata fisicità.