Donne e conoscenza storica
       
torna al sommario Storia del cinema lesbico negli anni '20 e '30

 

 

 


Maedchen in uniform e la critica filmografica lesbica

traduzione da Andrea Weiss, Lesbians in film. Vampires and Violets, 1992

da Ruby Rich, La crisi della definizione nella critica cinematografica femminista: sta in Sheherazade, Di fronte allo schermo. Materiali per il terzo incontro di cinema delle donne "Il gioco dello specchio", Firenze, La casa Usher, 1981

[...] Questo è il nodo della crisi che la critica cinematografica femminista si trova oggi ad affrontare, perchè dopo sette anni di pratica e teroria filmica, nessuna nuova definizione è stata creata. Manchiamo ancora di termini appropriati. Nostro compito immediato deve essere quello di colmare questa lacuna il cui impatto sulla produzione dei film è notevole.

I film

Tra i film riscoperti grazie ai festival delle donne ve n'è uno che è esemplare rispetto al discorso della prevalente mancanza di termini nella storia cinematografica. Maedchen in uniform di Leontine Sagan è un film tedesco del 1931 che analizza il rapporto tra una studentessa e la sua insegnante in un repressivo collegio femminile. Il film è stato generalmente accolto come un'opera anti-autoritaria e anti-fascista, per la sua data di realizzazione - fu fatto nel periodo che vide la nascita del nazismo in Germania - e perchè contrappone la repressione prussiana all'umanesimo dell'insegnante. In questo senso tipica è la definizione che George Sadoul dà di Maedchen come di un <<serrato
e sensibile attacco al militarismo tedesco>>. Benchè presente, questo elemento di antifascismonon è però così centrale nel film quanto la descrizione dell'erotismo femminile, che sposta appunto l'attenzione sull'attaccamento di natura erotica che lega studentesse e insegnanti e sulla natura dei rapporti di potere, ambiguamente puri e corrotti, gli unici che le donne possono vivere in una società patriarcale. Nancy Scholar, su <<Women and Film>>, sottolinea da un lato l'antifascismo del film ma ne estende la portata fino ad includere:<< le forze antiautoritarie...dell'amore e della compassione rappresentate da Manuela e Fraulein Von B. e che vanno nella direzione di dichiarare apertamente l'amore che all'inizio del film non osa invece esprimersi. In realtà, rispetto al problema che stiamo trattando, Maedchen in unform è un'opera di grande interesse per come al suo interno la Sagan colloca l'atto di definire, che diventa appunto perno del film.
La scena ha luogo verso la fine del film, quando le allieve si riuniscono per un party a conclusione dell'annuale recita scolastica. Manuela ha appena recitato in un ruolo di giovane appassionato e, un po' ubriaca e ancora con panni maschili, proclama la sua felicità e il suo amore nei confronti dell'insegnante Fraulein Von Bernburg; le scene precedenti avevano mostrato la componente lesbica della scuola e la generale consapevolezza della sua esistenza; le iniziali dell'insegnante vengono ricamate dalle allieve sui grembiuli, chiaro sintomo dell'adulazione isterica di cui le adolescenti circondano la donna; queata forma di erotismo non viene celata. Tuttavia quando Manuela dichiara apertamente la sua passione, trasforma lo status quo in scandalo e vien rinchiusa in isolamento non per i suoi atti ma per ciò che ha detto. Tale è il potere di un nome e il valore dell'azione di definire. E' ironico che all'importanza attribuita nel film al potere di definire abbia fatto seguito la sistematica carenza di definizioni sul film stesso nella storia del cinema. Questo problema diventa più pressante quando si parla di opere contemporanee, per cui la mancanza di un linguaggio adeguato ha contribuito all'invisibilità di certi aspetti della nostra cultura filmica, una invisibilità che favorisce la struttura dominante del cinema. [...]

tratto da <<Jump Cut>>, n.19, dicembre, 1978. Traduzione a cura di Carolina Nitti.