Donne e conoscenza storica

 

Rassegna Stampa

sta in Duellanti n. 1 dicembre 2003

di Raffaella Giancristofaro

In theCut
L'ennesima prova, da parte di Jane Campion, di originalità e coraggio.
Priina di tutto dal punto di vista del casting: la Ryan protagonista, in real-
tà "seconda scelta" rispetto alla pre-occupata Nicole Kidman, che però
resta dietro le quinte produttive di In the Cut, così come in Ritratto di si-
gnora. Forse, grazie all'esperienza choc e illuminante di Eyes Wide Shut
(ancora New York, anche se qui quella vera, e di nuovo la coppia), la
Kidman ha scommesso su un film decisamente non consolatorio o risol-
to ne tanto meno natalizio. A dire il vero invece, il thriller erotico della
Moore non si distingue certo per qualità letteraria. E forse per entrare nel
film conviene partire da quali sono stati i motivi che hanno spinto la
Campion ad adattarlo per il cinema
Indubbiamente il costante interesse per la rielaborazione sempre pro-
tonda e ironica, mai decorativo/illustrativa - dell'esperienza letteraria
(constatando l'audacia di ambientare l'ultima scena al faro, in omaggio
a Virginia Woolf, viene da chiedersi cosa sarebbe stato The Hours in ma-
no alla regista di Wellington). Frannie si occupa di lingua e letteratura,
dello slang di strada, di metafore. Per lei, come per la Woolf, vivere è scri-
vere, e «scrivere serve a esprimere la nostra visione del mondo». Si può
dire che viva una relazione erotica con la parola e la scrittura. Meglio,
che il suo eros passi molto più attraverso il linguaggio che non il corpo.
Un corpo che nel film, oltre a fare da specchietto per le allodole (la Ryan
in scene di sesso), si vede ma soprattutto è vivo, lo si sente esistere.
Si espone, come sempre, la Campion. Spalanca la coppia a lucidissime
e taglienti autoanalisi. Mostra le sue coppie di personaggi senza pudo-
re. Quelle di sorelle (Sweetie, Un angelo alla mia tavola), come quelle
etero (vedi quella del liquidato un po' troppo in fretta Holy Smoke). Le
fa parlare, e tanto, di sesso. Mette in scena il corpo nudo, gli umori, il ge-
sto sessuale, il desiderio. L'irrazionalità dell'attrazione, la dialettica tra
ideale femminile e maschile d'amore.
C'è Una squillo per l'ispettore Klute nella memoria di In thrCut, ma
per lo più come referente iconografico. Ma anche Conoscenza carnale.
Certo cinema americano degli anni Settanta, molto dialogato, disteso,
senza paura del nudo, della correttezza, senza preoccupazione per il
colpo di scena o l'emettacelo. Alle finezze dei film della Campion siamo
(per fortuna) abituati da tempo: qui, tra le altre, c'è la grazia spietata
dei finti inserti d'epoca sui genitori delle protagoniste. Fuori dagli inter-
ni scuri dell'introspezione c'è una New York bagnata, fredda, oppure il-
luminata da un sole malato, di un arancione stanco, fotografata da Dion
Beebe. A camminare per le strade di una città coperta di graffiti, me-
tropoli moderna e set da fiaba gotica, c'è una donna/bambina (sola, o
forse con un uomo vicino) che continua ad attraversare a caro prezzo i
pensieri della regista.