Donne e conoscenza storica

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Recensione

 

Stralci di 'La Camera analitica'

Viaggiamo catalogando, cataloghiamo attraverso il cinema che andiamo a ri-filmare.
Le fonti originarie sono i recuperi di archivi documentari, tra i quali la collezione privata di Luca Comerio (1876-1940), pioniere del cinema di documentazione.
La costruzione di una 'camera analitica' ci permette di avvicinarci, di scendere in profondità nel fotogramma. Di intervenire sulla velocità di scorrimento, sul dettaglio, sul colore. Di fissare e riprodurre in forme non abituali il materiale d'archivio. Attraverso di essa compiamo le nostre 'catalogazioni', archiviamo tra la massa di immagini ritrovate e possedute quelle che provocano in noi forti tensioni. Uso del vecchio per il nuovo, per fare emergere dal repertorio i significati nascosti, per rovesciare i significati primitivi. Memorie di fine millennio, su comportamenti, ideologie [...]
La camera analitica non è solamente una metafora significativa del modo di fare cinema di questo cinema sperimentale. E' stata costruita per il film Dal Polo all'Equatore.

<<Costituita da due elementi nel primo scorre verticalmente l'originale di 35 mm. Può accogliere la perforazione Lumiere e le pellicole con vari gradi di restringimento e decadimento del supporto e dell'emulsione fino alla perdita dell'interlinea del fotogramma e della sua cancellazione totale. Lo scorrimento è effettuato manualmente, a manovella, data la precarietà dello stato delle perforazioni, del continuo rischio di incendio del materiale infiammabile. La griffa è composta di due denti mobili anzichè quattro. Le lampade usate sono lampade fotografiche con temperature variabili attraverso un areostato. Questa prima parte della camera è il risultato della trasformazione di una stampatrice a contatto. Il secondo elemento è una camera aerea in asse con il primo elemento di cui assorbe per trasparenza l'immagine. E' una camera con caratteristiche microscopiche, più fotografiche che cinematografiche , ricorda più le esperienze di Muybridge e di Marey che quelle dei Lumiere. Per il film Dal Polo all'Equatore sono stati scattati almeno 347.000 fotogrammi. La camera è munita di meccanismi per lo scorrimento laterale, longitudinale e angolare in tutte le direzioni, può rispettare integralmente il fotogramma, la sua struttura originaria e la sua velocità di apparizione in senso filologico. Oppure penetra in profondità il fotogramma per l'osservazione dei dettagli, nelle zone marginali dell'immagine, nelle parti incontrollate dell'inquadratura.
La camera può rispettare il colore del viraggio originale o della coloritura a mano del fotogramma, ma può anche dipingere autonomamente vaste zone del film. La velocità di scorrimento è in funzione della velocità originaria sempre diversa in ogni brano filmico e di ciò che si intende sottolineare. In generale il valore del ralenti è di 3-4 per fotogramma. Il valore aumenta nelle parti sfuggenti, negli accadimenti in un unico fotogramma e nei frammenti. La camera lavora all'interno della sequenza, talvolta componendola in più sequenze. Confronta le forme del repertorio primitivo per metterne in luce i particolari.
Paolo Mereghetti e Enrico Nosei (a cura di), Cinema anni vita. Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Quaderni Fondazione Cineteca Italiana, Editrice Il Castoro, Milano, 2000.