Donne e conoscenza storica
     

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Afghanistan Unveiled regia di Brigitte Brault e Florent Milesi

 

 

 

 


L'accostamento fra le giovani coraggiose giornaliste che vogliono conoscere e sapere cosa sta accadendo e le altre, silenziose e avvolte nel burka azzurro, che se ne stanno in cima a un mulo in coppia perchè potrebbero essere il ridotto harem di quello che le porta, suscita una sensazione di insopportabilità che va ben oltre lo sdegno morale sui pur sacrosanti diritti dell'uguaglianza fra gli esseri umani scritti e descritti dalla filosofia illuminista.

Sono inaccostabili le donne Kuchi, una tribù migrante che le giornaliste vorrebbero intervistare. Gli uomini dicono che alle donne Kuchi non piace farsi riprendere. Le giornaliste invece girano con il velo islamico in testa anche dove è ancora d'obbligo il burka - in alcune parti dell'Afghanistan - e dicono che non si tireranno indietro <<sono giornaliste>> e il loro compito è vedere, riprendere, conoscere per informare.

Una di loro ci dice che resterà fedele al suo abbigliamento, che la nonna ha sconsigliato mantenere perchè potrebbe essere pericoloso esibirlo: è una fedeltà a sua madre che girava per Kabul solo con il velo, a viso scoperto. E' morta che lei era una bambina, l'hanno ammazzata i talebani. Sono verità per noi molto cruente e che ci colpiscono più di quando ce le comunicano i film di denuncia sulla condizione delle donne afghane. In questi film viene descritta solo l'oppressione delle donne, il lato passivo, falsamente oggettivo. In questo film prima viene la presenza del desiderio femminile di raccogliere la parola delle donne che non ha intermediari e delinea con la perfetta sincronia della domanda e della risposta la presenza nella società del pensiero e dell'agire femminile.

continua