Donne e conoscenza storica
         

Links:

Per approfondire sono in rete i preziosi numeri dei Sottosopra della Libreria delle Donne di Milano e anche alcuni racconti di Bibi Tomasi

In questo sito:

torna alla recensione a L'alito del drago

raccolta di testi e links
La sfida del femminismo

POLITICA DELLE DONNE e L'alito del drago

Politica delle donne è un concetto non sempre chiaro.

Sono state le donne dei primi gruppi femministi che hanno iniziato a usare questo concetto, a quello che ne so non rintracciabile nei primi testi di politica femminista e suffragista nel XVIII e XIX secolo. Politica delle donne è stata invece una definizione di pratica che le donne hanno cominciato a usare in Francia e in Italia nei gruppi italiani DEMAU e Rivolta femminile e in quello francese di Psichoanalyse et politique. Questa politica ha avuto varie forme. Nei primi gruppi degli anni '70 è stata praticata l'autocoscienza, la pratica dell'inconscio, la pratica dei luoghi delle donne fino alla attuale definizione della politica delle donne come pratica delle relazioni. La discriminante è evidentemente con la politica delle commissioni femminili di partito di movimento politico come con la politica delle pari opportunità.

La politica delle donne ha come primo obiettivo la lingua, la comunicazione di immagini e parole per raccontarsi. Il racconto della cosidetta politica prima è rivolto a quello che succede nelle relazioni, nei luoghi delle donne, nei progetti comuni. Ci sono diverse forme comunicative e anche intenzioni per dire questa politica. Ci sono saggi, come Non credere di avere dei diritti della Libreria delle donne, ci sono articoli, c'è questo sito e altro ancora. Poi ci sono i racconti.
I film di Milli Toja e del La.Ci.Do assomigliano ai racconti di Bibi Tomasi, una grandissima narratrice.

Anche nel film come nei racconti di Bibi bisogna prestare attenzione a quello che succede in conversazioni apparentemente innocue e dilettevoli, dove però una tensione segnala che qualcosa è in conflitto, forse un'apertura verso chi è fuori del gruppo, forse l'aspirazione alla comune pace che passa attraverso l'affermazione di un di più della storia di ognuna e di ognuno affatto accomunabile. In L'alito del drago si vede tutto questo, nella scena della cena delle amiche e degli amici, come nella scena finale, ci sono scambi di posizione nell'ordine del collettivo, nel film risolte brillantemente. Assistiamo a affermazioni individuali che - rientrate armonicamente dopo il conflitto - potrebbero improvvisamente ricominciare, senza fissità però, avendo guadagnato una posizione superiore e elaborata con gli altri. Come già mi era capitato di dire i film di La.Ci.Do sono 'generazionali', parlano uniformemente di una generazione, la mia e a volte di una successiva. In questo caso c'è un'ampia presenza di donne più giovani delle protagoniste, per arrivare al finale dove solo a una iniziata spontanea, quindi senza iniziazione, Rossella, è visibile la Dea Madre, figura d'attrice 'una bellissima anziana' ben conosciuta ad alcune, quindi non casuale. Non sta a me svelarla. Dico però che questa visione la dice lunga guardando lo spostamento sul piano del simbolico. Non tutte la vedono per quello che è, una dea materna invece che una donna qualsiasi.