Donne e conoscenza storica
         


L'alito del drago
di Milli Toja, La.Ci.Do, 2003

di Donatella Massara

con una appendice POLITICA DELLE DONNE e L'alito del drago

 

 

Forse questo film non piacerà alle benpensanti però - oltre che alle molte donne e uomini presenti alla proiezione - alle giovani e ai giovani dovrebbe divertire; lo proietterei nelle scuole per intavolare una lezione sul femminismo. Il femminismo che, di solito si aggira fra le/gli adolescenti, è quello manifestante recepito come una maledizione delle donne lanciata contro il sesso maschile. Scherzando oltre che prendendosi alla lettera definendo allo stesso tempo il pensiero femminile più sostanziale, il film racconta quello che le donne vedono, stando nel mondo, come politica. Perchè sappiamo che è difficile raccontare la politica delle donne, raccontare senza fare presa diretta, documentazione.

E' la mediazione il grande lavoro e merito di questo film, quasi una favola, senza contesto che non sia quello strettamente ritagliato intorno alle relazioni femminili. E' infatti capace di parlare anche a chi non sa i difficili linguaggi della teoria femminile; divertente, svelto con una suspense concreta e che non si prende affatto sul serio, caratteristica che accomuna tutte e tutti gli/le interpreti, facendo ridere riesce a mettere in scena il mondo delle donne, la politica, il senso della differenza.

E' meritatamente ideologico e oggi mi sembra un vanto più che un demerito; dice solo ed esclusivamente quello che la regista e un folto gruppo di amici e amiche avevano voglia di dire, come sempre nella produzione del gruppo di Torino mescolando gags, teatro, il personale e l' invenzione fantastica.

L'alito del drago è il nuovo film di Milli Toja, proiettato il 15 aprile al Cinema Massimo di Torino in prima visione. Una grandiosa partecipazione di pubblico femminile e maschile, di tendenza, due proiezioni nella sala affittata per una serata, è stato un successo. Ma quello che conta, come hanno detto quelle dell'Associazione Lucrezia Marinelli, anche se preferiscono altri generi di distribuzione, Nilde Vinci: è che questo film di Milli fa discutere e ha aggiunto Laura Modini, va tutto bene: tempi, fotografia, scenografia. Se qualcuna desidera la videocassetta del film è già in vendita: rivolgersi direttamente alle autrici scrivendo o telefonando, costa 15 euro (e-mail mirtoja@tin.it)

La.Ci.Do. e Milli Toja si sono misurate, ancora una volta con il cinema, genere artistico che di solito si affronta solo con un grosso budget devoluto attraverso i finanziamenti statali della commissione cinema per film definiti di valore culturale, falso se come si può vedere su Internet ha distribuito centinaia di milioni per film il cui titolo è già uno scarto.
Ma Milli Toja non ha bisogno dei finanziamenti pubblici le sono bastate amiche e inventiva per fare un film
<< collettivo>>.
Il gruppo di donne e uomini spesi in molteplici attività e competenze hanno costruito il film. Ci sono le attrici già viste nelle altre produzioni, come Rosalia Capasso, Gabriella Montone, Silvana Strocco e altre; note alla cinematografia femminile sono le tecniche della ripresa come le registe Tiziana Pellerano e Cristina Vuolo. Al centro di tutta l'impresa mettiamo pure quello che conta veramente: l'amicizia, le relazioni capaci, come sostegno, oltre alla passione del La.Ci.Do e ai loro propri investimenti.

Il film è un giallo femminista. L'alito del drago lascia nello spazio interiore la sensazione di essere energetico e positivo fino a regalarci il finale nel campeggio femminile di Terra di lei, ai confini di Orvieto, in una notte di mezza estate. E anche Rossella, la protagonista, interprete Milli Toja è spiazzante; non sappiamo se prendere sul serio la femminista che sogna di sottrarre la dirimpettaia alle angherie del marito, come in La finestra sul cortile di Hitchcock e, arrivate al finale, pensare che sia una presa in giro dei nostri cinquantenni compagni di strada oltre che delle idee di qualcuna ancora attardata a fare la solidarietà femminile come si faceva, c'è chi dice negli anni '70. Continua per tutto il film l'effetto spiazzante e imbarazzante perché non sempre sappiamo se sulla scena siamo rappresentate noi o forse solo le ragazze di Torino che si raccontano, facendo ancora una volta autocoscienza, fino a che in alcuni momenti siamo sollevate dall'incarico di mettere giudizio e ci sembra di essere veramente al cinema.

Questa mescolanza di verità e finzione coglie la contraddizione di oggi fra le donne e la politica quando vorrebbe stare presso di sé e allargarsi, nello stesso tempo, verso altre, facendosi valere contro le sventure delle altre e perché no di tutto il mondo; beate quelle che la risolvono. E beate quelle che hanno creduto in sé e che promovendosi hanno creato comunità. C'è chi non è ancora ben sicura di avere messo i piedi per terra. Il film, allora, autorizza tutte a 'fare' per esprimere sé e le altre; c'è il sospetto che la La.Ci.Do sia una maestra di cinema.