Donne e conoscenza storica

documentari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meret Oppenheim
di Christina Van Braun, Germania, 1978, 40m

E' una lunga intervista con l'artista celebre per la sua prima appartenenza al movimento surrealista e successivamente capace di trovare una sua strada libera staccandosi dalla posizione un po' stereoptipata in cui l'avevano messa gli uomini. Nelle parole dell'artista è riconoscibile il messaggio sulla differenza sessuale che si ritrova spiegato in questo scritto. La differenza sessuale è sempre stata vissuta da Meret Oppenheim come un elemento vitale e creativo.


Love Story
di Katrine Clay, GB, 1996

Ha vinto il primo premio del Festival di Immaginaria a Bologna.
<<Il tema dell'amore tra donne come forza che sfida e vince ogni legge razziale è mostrato da questo documentario. La regista intervista le superstiti e mostra in forma di fiction il personaggio del passato monta scene di repertorio e costruisce una interessante tela in cui inscrive la sua storia, senza tralasciare di intervenire a tratti con una dose sottile di ironia.
Una storia tragica d'amore tra una tedesca madre perfetta ariana di tre maschi e un'ebrea tedesca durante la seconda guerra mondiale.
L'ironia è sulla totale ingenuità della tedesca che ignora per lungo tempo chi è la donna che ama, e quando la scopre non cambia, amore protezione ingenuità.
Ma quando la Gestapo diciotto mesi dopo verrà a prelevare Felice, Lilly non potrà più proteggerla e vedrà per sempre allontanarsi il suo grande amore che ci racconterà le ha dato i momenti più belli di tutta la sua vita.>>
Commenta L.M.:<< Il film "Love story", documentario di questa stupenda storia d'amore, portato al festival di Bologna (Immaginaria) con successo, trasmesso dalla televisione svizzera, e da noi come Associazione Lucrezia Marinelli riproposto più volte proprio per l'interesse che incontra ogni volta che lo proiettiamo, non ha nulla a che vedere con il film ("Aymée and Jaguar) presentato alla Berlinale e riproposto a Milano al Festival gay di due anni fa; come ha ben poco anche del libro, sul quale è stato basato invece il film di fiction appena accennato e girato da un regista.
Cosa voglio dire? Non so, ma ho in me chiara l'idea che spesso (e non dico sempre, purtroppo!) le registe quando entrano dentro ad una storia con la loro differenza sessuale, riescono a trasmetterci storie vere, come appunto quella raccontataci, semplicemente con foto, interviste ai protagonisti superstiti, nel documentario di Katrine Clay.>>

Olimpia I e II
Di Leni Riefenstahl, Germania, 1938

La celebre regista riprese le Olimpiadi del 1936 a Berlino, dove aveva vinto Owen, un afroamericano.
Ciak: <<La prima parte inizia con immagini di templi e statue della Grecia classica. Poi si vedono atleti impegnati nel lancio del peso e del giavellotto. Seguiamo il viaggio della fiamma olimpica da Olimpia a Berlino. Nello stadio tedesco sfilano le varie delegazioni. I commentatori iniziano le radiocronache delle gare di atletica. Assistiamo anche alla sfilata notturna nello stadio. La seconda parte si apre con immagini del villaggio olimpico. Riprendono le gare: schema, boxe, equitazione, ciclismo e decathlon tra le altre. La parte finale è dedicata alle gare in piscina. Al termine, dopo una suggestiva immagine dello stadio, la fiamma olimpica si spegne.
Le note di Ciak: Il documentario si segnala per le importanti innovazioni che introdusse: la Riefenstahl impiegò macchine da presa insonorizzate e automatiche, nella maratona sistemò una cinepresa sul petto dei corridori, si mise a punto un congegno che permetteva di passare da un totale a un primo piano senza cambiare obiettivo anticipando il moderno zoom. La troupe impegnata era imponente: oltre quaranta operatori e circa cinquanta assistenti per un budget elevatissimo. In Italia il film fu distribuito in due parti intitolate "Olimpia" e "Apoteosi di Olimpia", con un montaggio diverso da quello voluto dall'autrice. Questa versione invece è quella voluta dalla Riefenstahl.

La Donna nella Resistenza
di Liliana Cavani, Italia, 1965

Questo bellissimo documentario e di grande commozione è stato commissionato alla regista in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione. E' composto da una serie di interviste a donne che hanno partecipato alla Resistenza. Bisogna ricordare che in quegli anni la presenza femminile nel movimento di liberazione era ancora ritenuta dagli storici marginale benchè molto importante. E' con la Resistenza taciuta di Rachele Farina e di Anna Maria Bruzzone che questa presenza acquista tutta la sua evidenza. Il documentario quindi precede questa scoperta della storiografia. Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Modena, Vicenza, Belluno, Bergamo, Brescia, Milano, novara, Cuneo, Torino: l'inchiesta si propone di puntualizzare , attraverso una serie di interviste, il significato e la portata dell'adesione delle donne italiane alla lotta contro i nazisti e i fascisti, dall'estate 1943 all'aprile 1945. Queste donne sono state staffette, responsabili anche di alto livello, oltre che sorelle, mogli, amiche di caduti e prigionieri. Nel documentario si scopre che la liberazione di Pertini da Regina Coeli è stata organizzata da Marcella Monaco, moglie del medico del carcere. E' altrettanto interessante il modo di raccontare atti che si definirebbero di estremo coraggio, con la semplicità dovuta alla consapevolezza che essi non sono essenziali per la definizione di sè, perchè l'eroismo è la capacità responsabili di agire giorno per giorno per il bene di coloro a cui riconosciamo la nostra stessa umanità. Non è l'atto riconosciuto come eroico che rende eroi, ma l'eroismo quotidiano. Testimonianze di Germana Boldrini ( Bologna), Norma Barbolini (Modena), Adriana Locatelli (Bergamo), Gilda Larocca(Firenze), Tosca Bucarelli (Firenze), Marcella Monaco (Roma), Maria Giraudo, Anna Maria Enriques Agnoletti e sua madre, Suor Gaetana del carcere di Santa Verdiana (Firenze), Maria Montuoro ( Milano)

Nadia e Vincenzo
di Rony Daopoulos, Italia, s.d.

Nadia Ponti e Vincenzo Gugliardo brigatisti irriducibili sono intervistati dalla regista. C'è una frase bellissima che lei dice" le persone partecipanti alla lotta armata si dividevano in due categorie chi non voleva quel mondo lì e chi da quel mondo lì non era voluto"


Operai
a cura di Antonietta De Lillo

video n.9 di Diari del Novecento, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, 1998


Lavorare stanca

di Wilma Labate, Italia, 1998

La regista è stata incaricata di realizzare uno degli episodi di Alfabeto Italiano.
<<Gli spezzoni tratti da documentari della RAI girati a partire dagli anni Cinquanta e proposti senza commento, delineano una mappa dei "punti sensibili" dell'Italia al lavoro, facendo uscire dal dimenticatoio interviste a donne, contadine, del sud andate a raccogliere il riso in Piemonte, e bambini meccanici all'età di undici anni o pastori solitari. >>

Viva l'Italia
di Giovanna Gagliardo, Italia, 1995

E' il tv movie che inaugurò a Nizza il Festival televisivo FIPA dedicato ai programmi d'autore.
E' una sorta di musical parlato e ripercorre la storia del nostro Paese degli ultimi cent'anni attraverso le canzoni di protesta, pacifiste, di regime, patriottiche, rivoluzionarie


Sebben che siamo donne

di Danielle Turone, Italia, 1981, 100m

Una serie di interviste a donne che durante la 2a guerra in USA avevano sostituito gli uomini nelle fabbriche metalmeccaniche. Le donne raccontano del loro orgoglio e del piacere per il ricordo che hanno ancora del lavoro svolto anche se faticoso . E' molto bello e interessante per la maniera femminile di affrontare il mondo del lavoro. E' ricco di ricerca d'archivio di filmati d'epoca.

Un mondo senza povertà
di Ilaria Freccia, Italia, 2001, 60m

Ambientato nel Bangladesh dei nostri giorni, il documentario racconta - l’attivita’ svolta nell’ambito del microcredito dalla ‘Grameen Bank’, conosciuta come ‘la banca dei poveri’.
Il racconto si svolge attraverso le storie di donne incontrate dalla giovane Sofia Akter, studiosa di sociologia in Nuova Zelanda ed ora nel suo Paese d’origine per realizzare una tesi universitaria. Seguendo Sofia nelle sue ricerche nei villaggi e nelle campagne, si scoprono le luci e le ombre dell’attivita’ della ‘Grameen’, la banca che oggi conta il 95% di clienti donne, in un Paese prevalentemente  musulmano. Indubbiamente il credito concesso a queste donne, seppure in maggioranza analfabete, permette di riscattare le situazioni di povertà totale del Bangladesh. Queste donne con il microcredito si comprano i beni necessari a avviare un piccolo commercio. Le donne coinvolte dall'etica della banca, fatta di duro lavoro, disciplina oltre che di restituzione dei debiti, sono obbligate a investire tutti i guadagni nelle attività intraprese. In questo modo le donne scoprono una consapevolezza di sè e un'autonomia sconosciuta. Interessantissimo il documentario ci mostra la 'fine del patriarcato' e forse l'inizio della globalizzazione in un paese dove le donne hanno sempre lavorato e adesso scoprono di essere anche più affidabili degli uomini. Certo che è duro accettare che queste donne non possano esercitare alcuna libera scelta sui loro guadagni, fino a negarsi la cura di una figlia, in un paese dove anche per fare curare chi ha due anni di vita occorre pagare.
Si è occupata del microcredito Marianella Sclavi
links sul documentario nel sito dell'Associazione Lucrezia Marinelli