Donne e conoscenza storica

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Da: Lo schermo insolito
Gauche/Droite Sinistra /destra
Lab 80Film
a cura di Michele Fadda e Roberta Parizzi

La Voleuse de Saint Lubin di Claire Devers

Con i suoi 4478 franchi ai mese Francoise Bamier non riesce a offrire alle due figlie che una vita di stenti e di miserie. Tutte le sue richieste di lavoro supplementare vengono rifiutate. Del resto lei ha già un lavoro: fa le pulizie in una ditta di macellazione carni. C'è gente che non ha neppure quello, le rispondono invariabilmente. E poi Francoise è una donna di principi ed è contraria a fare debiti. Cosi, una volta pagati coscienziosamente tutti i conti, non le resta molto per vivere. Ma il Natale s'avvicina e lei non ne può più dei piatti di pasta che è costretta a servire alle figlie
Un giorno, senza neanche sapere come tutto cambia. Francoise ruba 1500 franchi di carne in tre supermercati Ai poliziotti che l'arrestano non riesce neppure a spiegare le ragioni del suo gesto. Ma i supermercati sporgono denuncia e la giustizia prende a fare il suo corso. Al processo una donna giudice decreta con sensibilità il non luogo a procedere, basandosi su una sentenza precedente che invocava la necessità. Se queli del supermercato non avessero fatto appello, tutto si sarebbe risolto...

Intervista a Claire Devers

Qual'è stata la sua reazione nel momento in cui ARTE le ha proposto di girare un film sui temi della politica e del sociale?


La proposta era stimolante e inquietante assieme. Stimolante perchè da tempo nessuno si era posto il problema in maniera così diretta. Almeno in Francia. Inquietante perché ogni finzione comporta spesso un rischio, quello relativo al lato inconscio e incontrollabile di un progetto. Trattando l'argomento della politica, questa cosa mi preoccupava. Inoltre Pierre Chevalier mi aveva chiesto di affrontare la questione da un punto di vista poliziesco. Un limite ulteriore che mi è sembrato all'inizio in contraddizione con la proposta originaria che prevedeva una grande libertà. La mia prima reazione è stata così negativa. Poi, una volta prese le distanze, ho cominciato a rifletterci e, piano piano, a ritornare sui miei passi per una via personale. Da subito si è imposta l'idea di parlare di un processo. Il rapporto con la legge è centrale per ogni poliziesco. Così ho centrato la mia riflessione all'interno della legge. Credo che il film poliziesco sia passato da un'opposizione manichea tra il bene e il male, separati dalla legge, a una forma di commistione dialettica: la legge stessa può essere criminale e un criminale può venire assolto. Sono partita da un fatto di cronaca per mettere in scena il momento in cui la giustizia, per farsi, ha bisogno di reintepretare la legge. Cosa vuoi dire essere fuorilegge oggi? Come vede le società un fuorilegge? Quali sono i punti di vista di sinistra e destra sulla giustiizia? E' da questo che sono partita.

Scegliendo di raccontare un reato, non un crimine..,

Ho subito pensato a un reato minore, il più anonimo possibile. Per evitare 1'atto criminale che troppo spesso è singolare. Per uscire dall'ambito individuale e indagare il rapporto collettivo con la giustizia, attraverso un gesto quasi anonimo, molto banale, un furto. Allora m'è tornato in mente un fatto di cronaca di cui i giornali avevano parlato a lungo. E non tanto per i commenti dell'epoca - una sorta di dramma sociale alla Zola - quanto perché riguardava una persona molto normale, rappresentativa di una gran massa di persone che vivono all'interno della legge sul limite di una precarietà instabile, difficile da mantenere. E' il personaggio di Francoise: nulla la predispone a uscire dall'anonimato, ma la situazione in cui si trova può spingerla in ogni rnomento fuori dalla legge. Lei fa di tutto per restare nella norma. Ma il suo caso dimostra come all'interno della legge ci siano delle ingiustizie. Esistono svariati supporti in Francia che dovrebbero permettere a questa persona di uscire da quella situazione. Ma questo avviene al prezzo di una grande rigidità, di una strozzatura. Cè una morbosità terribile a dipendere fino a quel punto dalla propria paga.

Come ha affrontato la definizione dei personaggi? Ha condotto un inchiesta personale sull'episodio reale?
Per il personaggio di Francoise ho cercato di distaccarmi il più possibile dalla realtà. Ho cercato di sbrigare rapidamente la sua caratterizzazione psicologica. Ridurla al minimo indispensabile. E' per questo che ho forzato le sue caratteristiche. Volevo reinventarla, farla entrare nella finzione. In compenso sono andata a trovare il giudice Laurence Noel. Non tanto per definire meglio il suo personaggio, quanto per raccogliere elementi più concreti sulla giustizia e sul suo funzionamento. Non avevo una grande conoscenza dell'ambiente giudiziario.

La giustizia è davvero uno dei personaggi del film. Come ha scritto la messinscena del processo?

Nel film. più che la giustizia, è la parola della giustizia ad essere in questione. Come a teatro. La giustizia è già estremamente sceneggiata e teatralizzata. Non ho avuto bisogno né voglia di aggiungere una spettacolarizzazione alle sequenze del processo che sono già, nella loro realtà, decisamente teatrali. Non ho dovuto far altro che filmare, ovvero organizzare il confronto tra le parole dei protagonisti. Gli attori si sono trovati subito a loro agio. Denis Podalydès mi ha raccontato, durante le prove, che la vocazione d'attore gli era venuta frequentando il tribunale di Versailles, in particolare ascoltando un'arringa di Robert Badinter. Inevitabilmente c'è una messa in scena della parola giudiziaria perché c'è una convinzione da trasmettere, ma anche un'intrepretazione della legge da fare. Spettacolarizzando il processo, spingendo sulla rapidità degli scambi di battute, in breve dialogando, quel che si perde è proprio la parola giudiziaria. Durante un processo non ci sono dialoghi, ma parole che si succedono, storie che si raccontano, fino a quella conclusiva: il verdetto.

Il film dice anche che Francoise non avrebbe mai dovuto essere processata.

Questo è uno dei problemi maggiori della giustizia in Francia. Quando è giusto processare e quando no? I magistrati inquirenti dovrebbero usare il buon senso in queste scelte, ma non sempre succede così. Fortunatamente esistono dei giudici particolarmente sensibili agli squilibri sociali, che sono capaci di tener conto sia dell'individuo che dell'interesse generale. Sono i giudici dei processi per direttissima. Prima di cominciare il film sono andata a osservare il loro lavoro. I1 problema, nel caso di Francoise, non è tanto il furto. Se avesse rubato della pasta non sarebbe stata neppure processata. Il problema sta in quel che mangiamo. La pretesa di mangiare delle proteine rimanda la società a uno squilibrio troppo forte E' il sintomo dello squilibrio delle ricchezze, delle disuguaglianze sproporzionate che bisognerebbe ridurre. Per evitare questo si fa appello al diritto, alla legge dell'uguaglianza che è la peggiore. Un concetto che maschera tutte le disuguaglianze, senza modificarle. Tener conto delle disuguaglianze per poterle ridurre. vuol dire accettare l'idea di una giustizia che non sia ugualitaria.

Esiste un legame tra quel che dice il suo film sul furto in determinate condizioni e l'appello alla disobbedienza firmato da lei e da altri registi riguardo ai sans-papiers?

ll diritto alla disobbedienza in nome di un diritto superiore è oggi fondamentale. Non è neppure un'idea nuova. E' semplicemente il tentativo di tornare allo spirito della legge ogni volta che la sua applicazione alla lettera conduce a delle ingiustizie. Era quello che sostenevamo al momento in cui stava per essere votata la legge Pasqua-Debrè. Francoise Barnier dice esattamente questo. Anche se non me ne sono resa conto subito. C'è un legame fra il film e l'appello alla disobbedienza. la nozione d'obbedienza si avvicina a quello dell'abdicazione da sè. Francoise rifiuta col suo gesto di cedere il suo diritto a mangiare decentemente. E' un atto violento ma anche la sottomissione a un diritto ingiusto è criminale. E qui entra in gioco lo stato di necessità evocato al momento della sua prima assoluzione. Per entrare nel quadro di questa giurisprudenza ( per trovarsi in quella situazione) bisogna avere affrontato un dilemma, un dibattito contraddittorio con se stessi. E' il caso di Francoise che oscilla tra il rispetto della legge, il rispetto di beni altrui, il pagamento dei debiti e un valore che le sembra superiore e dunque necessario: il diritto a un'alimentazione equilibrata per le sue figlie. Con il suo reato disobbedisce alla legge, ma contemporaneamente dimostra il suo senso morale e il suo profondo attaccamento alla legge.