Donne e conoscenza storica
     

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Nadia e Sarra di Moufida Tlatli, Best Time, Lullaby e i documentari

 

 

 

 


Ho visto in Nadia e Sarra un film significativo della maturità artistica di una regista che ha oltretutto circa gli anni della protagonista, un'analisi dove le immagini hanno densità e pienezza mentre raccontano un tema inedito e difficilissimo che potrebbe non attrarre -

Come dice Laura Modini: la regista è riuscita a fare parlare una donna dall'interno con profondità e passando attraverso quello che le succede nei minimi particolari. Dispiace che la regista non abbia trovato altri modi di fare finire il film se non con il ricovero, l'esclusione di Nadia - ma quali altre scelte poteva fare? - non poteva certo andare ai corsi creativi, che frequentava la figlia.

A proposito riporto una bella intuizione di Laura - secondo lei, la ragazza - che nel corso del film lavora a un'opera in creta - stava facendo un corpo maschile, è un corpo abbozzato che diventa invece, nel finale, un nudo di donna. La ragazza è passata anche lei attraverso la crisi della madre, l'ha vissuta, prima con distacco, poi con sofferenza, dibattendosi fra l'identificazione e la libertà dell'alterità. L' interpretazione di Laura supporta la scena dove Nadia dice alla figlia: tu non mi hai mai amato, perché hai sempre preferito a me, tuo padre?

La crisi sotto questo punto di vista coincide con la non accettazione del corpo della madre che - in maniera affatto tranquilla - riempie lo spazio dell'immaginario, non più astrazione nè interiorizzazione inconscia, è un visibile simbolo artistico.

continua