Donne e conoscenza storica  

 

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Scheda di Nilde Vinci

Presentato a Sguardi Altrove, Milano, 2001

 

"La saison des hommes"
di Moufida Tlatli, Tunisia, 2000

di D.M.


I siti:
http://www.france.diplomatie.fr/culture/france/cinema/FDSUD/FDS00/film07.html
http://www.fluctuat.net/cinema/chroniques/saison.htm
http://www.women.it/info/circola/tlatli.html

Il film è ovviamente eccezionale.
La vicenda ampiamente narrata dalle sintesi che lo presentano ha una rete di scene secondarie che
danno un significato particolare e importante per la storia delle donne.
Non è un film intrigante proprio per niente. Guardandolo si vive dal di fuori una società alla quale non si vorrebbe appartenere.
( almeno per quanto vale la proiezione soggettiva del giudizio)

Giustamente la regista non cerca di compiacere chi guarda nè di indorargli la pillola.
Le condizioni dei rapporti fra uomini e donne nella società tunisina sono durissime. E l'ha confermato la critica che ha presentato il film allo Spazio Oberdan.
Le donne sono in La saison des hommes la fonte di ricchezza della famiglia.
Le protagoniste vivono a Djerba, splendida isola semideserta negli anni '60,'70, avvolte dalla loro civiltà di lunghissima durata e da una condizione economica sufficiente senza essere mai buona.
Aicha la protagonista ha abbandonato i suoi studi e fa splendidi tappeti che il marito rivende a Tunisi. E' la stessa condizione delle altre donne lasciate sull'isola mesi e mesi da sole a aspettare il ritorno dei mariti.
La relazione e la struttura economica sono quindi due strutture dalle quali non si esce se non con l'espulsione e l'emarginazione.
La situazione delle donne è non molto diversa da Bouba la factotum nera, forse una ex schiava.
Ancora giovani aspettano sesso e emancipazione dal marito perchè le faccia madri e cittadine, lontane dell'isola, dal legame con la madre. Aspettano di diventare donne, angosciate dalla vecchiaia, dal non avere vissuto, non avere goduto del matrimonio. Le relazioni solidali del gruppo femminile non servono per staccare, per portarsi fuori in progetti di complicità e comunanza.
Aicha però lavorando i suoi tappeti spera di seguire il marito a Tunisi. Ci riesce, ma dopo anni ritorna alla casa e all'isola, con le figlie grandi e il figlio piu' piccolo bisognoso di cure .
Il potere maschile è in realtà quasi inesistente se non per il complesso di regole della vita civile del quale gli uomini sono il tramite.
Spicca invece l'autorità materna: della madre, della suocera, della donna isterica e il conflitto con le altre che non la riconoscono, la nuora, la figlia ribelle. Ogni donna ha desideri precisi che non si sottomettono e lottano per affermarsi.
La regista sta dalla parte di Aicha. Lei rappresenta tutti gli elementi positivi del progresso, dell'amore, della ragionevolezza e anche della volontà autonoma. Negativi sono i mariti, la suocera e il suocero ancorati alla società vecchia. Una società che un tentativo di stupro alla bambina affronterebbe togliendo la piccola dalla scuola. Ma Aicha ha altre idee e riesce infine a lasciare Djerba.
Allo stesso tempo il film autorizza a mettere in discorso bene e male. Una cucitura piu' fine di quella che tiene insieme la trama la offre a una lettura piu' complessa: la suocera sa anche amare le nipoti che ha allevato con la madre, il marito è innamorato della moglie e conserva il primo tappeto fatto da lei, anche il pazzo stupratore è inseguito da un altro uomo,.
La società tunisina non è allo sbando. La madre dice alla figlia sposata e traumatizzata che l'ha seguita a Djerba, lasciando il marito, di fare un figlio.
L'autorità materna con molta dolcezza e comprensione decide e riceve ubbidienza per fermarsi di fronte ai desideri completamente diversi dell'altra figlia.