Donne e conoscenza storica
         

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Venezia a Milano. Osservazioni sul catalogo della selezione di film della 59° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia in visione a Milano.

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Altri testi sulla storia del cinema delle donne e i festival 2001-2002

Manijeh Hekmat

 

Kathrin Bigelow fuori rassegna milanese, addirittura gira con un cast solo maschile per 'amore' e per 'forza': K-19: The Widowmaker.
Liliana Cavani è regista, e poi cosceneggiatrice con un uomo, di Ripley's Game, soggetto è il romanzo omonimo di Patricia Highsmith. La regista, nell'intervista trasmessa su RAI3, ha detto che, in questi anni ha diretto opere liriche perchè non offrivano più film e che comunque a lei i film "del tinello" non piacciono, inoltre oggi, causa questi accordi internazionali, il regista non può scegliere più niente. Finalmente è arrivata questa offerta figlia di una coproduzione italo-inglese.
Sono tutti uomini anche le collaborazioni a Julie Taymor in Frida, all'infuori della costumista. Julie Weiss è la creatrice quindi dei bellissimi vestiti della pittrice Frida Kahlo raffigurati nei suoi quadri; l'interprete è la celebre Selma Hayek. L'attrice, come è noto, ha conteso la parte a Madonna, estimatrice della pittrice e che di lei possiede una favolosa collezione di quadri. Il soggetto del film è la biografia, Frida di Hayden Herrera.
Doris Dorrie in Naked firma la sceneggiatura e il soggetto; al montaggio ci sono una donna e un uomo. Non è così per Claire Denis che in Vendredì soir, fuori rassegna di Milano purtroppo, è al centro di un gruppo di donne che si occupano con lei della sceneggiatura, del soggetto, della scenografia e del montaggio. La regista ha diretto Nenette et Boni film vincitore del Pardo d'oro al Festival di Locarno del 1996.
Tutti uomini, tranne le due produttrici Gabriella Martinelli e Elda Ferri, in Between Strangers di Edoardo Ponti figlio di Sophia Loren e Carlo Ponti.
L'iraniano Nasser Refaie si autorealizza, forse per necessità, come regista, sceneggiatore, costumista, scenografo e montatore di Emtehan, dove <<donne di ogni età e condizione sociale si raccolgono nel cortile di un istituto scolastico di teheran per sostenere l'esame di ammissione all'università>>, come si legge sul catalogo alla presentazione del film.
A me dispiace che non si vedranno a Milano i film delle due registe iraniane, Manijeh Hekmat, autrice di Zendan-e Zanan, La prigione delle donne e Fariborz Kamkari, nata in Kurdistan e che vive a Teheran, presente, come l'altra, alla rassegna di Venezia con Navare Khali, Nastro bianco: un diario di Tehran - Il nastro che Fariborz Kamkari ha trovato nella spazzatura. E' stato escluso anche il film sull'11 settembre con due documentazioni di Samira Makhmalbaf e Mira Nair.

Insomma a me non sembrano affatto casuali queste scelte che ho spiegato e se lo sono nei fatti, non lo sono quando si analizzano e si giudicano; soprattutto se il giudizio tiene conto della differenza sessuale e se la politica dei sessi pensiamo abbia un significato, quindi una pratica riconoscibile e scopi raggiungibili, parzialmente.