Donne e conoscenza storica
         

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Nel sito:

Altri testi sul cinema delle registe

I film delle registe a Venezia e Locarno

 

Venezia. Stagione 2004

di Donatella Massara

 

Film recensiti:

Antonietta DE LILLO, Il resto di niente

Pirjio HONKASAL, The 3 Rooms of Melancholia

Antonia BIRD, The Hamburg Cell

Spike Lee, She hate me

Amos Gitai, Promised land

FILM e FILM: donne e uomini

I film che ho visto quest'anno nella selezione milanese della Mostra del Cinema di Venezia mi hanno colpito favorevolmente quando e perchè ho trovato in gioco la differenza sessuale. Bisogna quindi parlare non solo dei film delle registe ma anche di quei film di registi che si sono posti il problema. Preciso: quasi tutti i film parlano della relazione fra gli uomini e le donne e in quasi tutti i film non è difficile fare una lettura critica del 'ruolo' femminile, dell'immaginario maschile sulla donne o viceversa. Il taglio della differenza è a mio parere un'altra cosa, identificabile nella coscienza dichiarata che quando si parla di esseri umani occorre distinguere fra i sessi e non tanto perchè il corpo lo impone, considerazione puramente antropologica. Impone di pensare la differenza piuttosto il discorso politico, ed è tutta una cosa diversa. In altre parole il discorso politico della differenza è la coscienza che il mondo lo fanno sia gli uomini che le donne e non sempre questo lavoro lo fanno in comune. Il modo di essere delle donne e degli uomini è cosa diversa, non per un destino di ruoli ma per uno stare che mette in movimento 'qualcosa' che occorre percepire, fare venire a galla. E' una commistione di temi politici quindi che mette in conflitto o in rapporto maschi e femmine e configura uno stare nella diversità, sapendo che quel modo di essere nasce nella reciprocità non sempre ravvicinata ma si nutre comunque del seme disincantato della sessualità che è maschile o che è femminile. E' questa che imbastisce i suoi inganni se non è comprensibile quando alle donne non sta bene il mondo politico maschile e che questo conflitto o aperta opposizione non necessariamente passa per le marce, le leggi, i dissensi parlamentari.

Questa differenza gli uomini la stanno scoprendo, scollando l'essere femminile dove gli riesce dal proprio immaginario e idealismo. Ho visto questo sforzo in film di uomini, interpreti le donne e in film di donne con interpreti gli uomini e non sono stati pochi. Oltre alla tensione a dare corpo alla differenza, rivolgendosi al proprio contrario sessuato, ho visto anche le donne parlare delle donne, e anche gli uomini parlare degli uomini, rimanendo nella storia del presente e non tornandone indietro.

Mi sono domandata, quindi, se Amos Gitai o Spike Lee - per citare due film maschili che ho visto e mi hanno interessata - non meritino lo stesso interesse che ha suscitato la lettera di Ratzinger sulle donne, tanto in discussione fra le femministe; tanto più che sia per gli uni che per l'altra, la Chiesa, non siamo di fronte a un cambiamento epocale ma a un confronto con una storia delle donne che evidentemente non si puo' più ignorare.

Amos Gitai affronta in Promised land il discorso sulla prostituzione aggravata con la tratta delle donne ridotte in schiavitù. Lo sforzo del regista è di non scadere nel sentimentalismo e nel sensazionale attraverso l'uso di una regia attenta e rigorosa dove i ritmi concitati della macchina da presa spesso tenuta in mano servono a ribadire la clandestinità e per le vittime il divieto di pensare e anche di lasciarsi andare. Come dice Ferrone nel sito di drammaturgia.it <<il carattere semidocumentario del film, è soprattutto un viaggio in una delle manifestazioni più bestiali dell'animo umano.>>

E' il finale che fa vedere qualche cosa in più non ascrivibile semplicemente come dice Ferrone alla <<personalissima operazione di riscrittura della storia dello Stato ebraico.>> a cui si rivolge il regista in ogni suo film. Una delle ragazze schiave ritrova la libertà affidandosi a un'altra, una creatura misteriosa e bellissima, nella notte dell'attentato alla discoteca mentre tutto prende fuoco nell'inferno dove non ci sono più confini fra i due popoli le due ragazze riescono a fuggire.

E' una fantasia risolutrice un po' romantica che riesce a rappresentare una parte orrenda della storia delle donne abbinandola alla liberazione che avviene solo attraverso le donne medesime e dove il male della guerra fra i popoli apre insperati spazi per chi ne vive la totalità dell'oppressione.
Sono molte le donne che hanno cooperato a questo film Marie-Jose' Sanselme firma la sceneggiatura con il regista e la
fotografia è di
Caroline Champetier.

Il film di Spike Lee She hate me racconta la storia di un giovane nero laureato a Harvard che coinvolto in uno scandalo finanziario nella company dove lavora in mansione di alto dirigente, deciso a denunciare i soprusi, si trova senza lavoro. Per continuare il suo tenore di vita è convinto a donare il suo sperma per ingravidare lesbiche desiderose di prole. La mente organizzatrice del trust è la ex fidanzata desiderosa di maternità in comune con la sua compagna. Tutt'altro che esilarante il film si rivela triste e depresso e tuttavia fila liscio, leggero a volte divertente facendo intuire a chi vuole che la faccenda è seria, che alla fine il padre compartecipe a 19 gravidanze supplicherà di potersi occupare almeno dei figli avuti con la ex fidanzata e la sua compagna. Il finale è una battuta in mezzo a 19 madri e relative compagne campeggia il padre di tutte le gravidanze, in un improbabile harem dove il ruolo paterno è alla lettera un posto per fare qualcosa nel mondo, dopo avere denunciato la truffa sul lavoro al seguito delle prime valorose Coleen Rowley, Cynthia Cooper e Sherron Watkin che denunciarono i falsi in bilancio della Enron, Worldcom e FBI.

Lee narra una storia e dove potrebbe farci ridere non lo fa perchè restando sul registro della commedia, a corto di alti argomenti simbolici - il senso della storia è che le donne piacciono anche alle donne - si sente che non è affatto contento e che solo alla fine accettando la superiorità femminile riesce a convertire la sua rabbia in una posizione conveniente e accettabile.

Di ben altro sepssore è il rapporto delle registe con la storia delle donne.

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