Donne e conoscenza storica  

 

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Venezia 2001

 

sta in Il Manifesto 6,9,2001

In concorso una pièce settecentesca tutta dialogo e tensione emotiva, "Trionfo dell'amore" di Clare Peploe. E le emozioni si fanno scienza
MARIUCCIA CIOTTA - INVIATA A VENEZIA

Notte movimentata al Lido scrosciante pioggia mentre lo schermo ardeva dei colori marziani di John Carpenter e i cinephiles battevano alle porte del Palagalileo come in Distretto 13. I festivalieri erano rimasti tutti in sala, affollatissima, ad applaudire le ultime note immagini del Trionfo dell'amore sulle note di Jason Osborn con le variazioni moderne del chitarrista David Gilmour. Un passaggio brusco dal Settecento di Pierre de Marivaux alle "cronache marziane" su percussioni heavy-metal carpenteriane. Macchine dell'emozione, i due film però si sono avvinti e intrecciati. Sottotesto e ipertesto, saccheggio di memoria e fantamemoria, scrittura, teatro, recitazione mozzafiato, scenografie per immaginare passato e futuro...
Clare Peploe (Miss Magic, '94) mette al lavoro un doppio corpo della seduzione, Mira Sorvino, alla quale "nessuno può resistere". In un'operazione transgender proiettata all'indietro nel 1732, Il trionfo dell'amore (concorso) confonde i percorsi sentimentali uomo/donna, tanto che lo spettatore è costretto a ridefinire la sua identità sessuale ad ogni istante. E alla fine non saprà più se è stato sedotto da Phocion o da Aspasie, alias Mira Sorvino nelle vesti setose di uno studente di filosofia e di una Cenerentola disneyana, con tanto di carrozza d'oro e cavalli piumati. Il testo di Marivaux sgretola l'illuminismo, le certezze della scienza, chiusa in se stessa, eremita disincantato, e nell'interpretazione di Clare Peploe rimanda a oggi, dove il comando si affida al razionale. Invece, le emozioni umane sono scienza, dice il film, commedia esultante di inganni e furbizie d'amore, e gioco sofisticato di cinema/teatro.
Prodotto e co-sceneggiato da Bernardo Bertolucci (insieme a Peploe e a Marilyn Goldin) il Trionfo dell'amore si muove nella cornice di un giardino all'italiana con i suoi nascondigli-siparietti, quasi in tempo reale, con la cinepresa leggera super16 che insegue i suoi personaggi saltellanti, di fronte a un pubblico ogni tanto inquadrato a sorpresa. In un montaggio (Jacopo Quadri) con stacchi interni e un andamento veloce e intermittente, il film racconta della Principessa decisa a restituire il trono al principe Agis (Jay Rodan) e a rubarne il cuore, rapita dalla visione del suo corpo nudo spiato tra le fronde. Il trono infatti non le appartiene, perché suo padre lo usurpò. Agis, poi, è stato allevato di nascosto nella più totale avversione per l'amore e le donne dal filosofo Ermocrate (Ben Kingsley), che vive tra i suoi alambicchi con la sorella Leontina (Fiona Shaw), scienziata anche lei. Travestita da Phocion, la Principessa penetra nella villa di Ermocrate con l'intenzione di far capitolare tutti, e ristabilire la giustizia. Mira Sorvino è inarrivabile nei suoi monologhi forbiti da sophisticated comedy del Settecento, impertinente dolce aggressiva, e si candida per questo film (insiene a Nicole Kidman) al premio per la migliore interpretazione. Spiritello ossessivo e manipolatorio, Phocion/Aspasie esprime tutta la violenza e il potere della seduzione, ma anche la capacità di liberare talento, tanto che la depressa Leontine, sedotta e abbandonata dal falso dongiovanni, sarà alla fine "folgorata", e inventerà l'energia elettrica. Clare Peploe anima ogni angolo dello schermo in un marchingegno di magia, sensualità e umorismo, e sa "sedurre" i suoi attori (compreso i due "servi" Ignazio Oliva e Luis Molteni e la damigella Rachael Stirling) ancor meglio della Principessa.

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