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Il Manifesto 13 luglio 2001

L'Est espulso dal paradiso
Al festival ceco Karlovy Vary, "Espulsione dal paradiso" di Vera Chytilova, satira sul corpo nudo negli spettacoli e negli spot
SILVANA SILVESTRI - KARLOVY VARY

L' albergo Thermal dove una volta - ai tempi del comunismo - si svolgevano le proiezioni del festival e dove l'accesso era strettamente controllato adesso rispecchia i tempi nuovi: acquistato dagli arabi è restato uguale ma vi stazionano centinaia di giovani spettatori più o meno come in un bivacco cinematografico, all'assalto soprattutto delle proiezioni nazionali, qualcuno si addormenta sulle moquette dopo l'ultimo spettacolo, molti, dicono, nel parco che circonda la città, storico centro di acque di inizio secolo, conosciuta anche come Carlsbad. Centinaia di film e migliaia di spettatori, sponsor onnipresenti, tra Telecom, Unipetrol, Philip Morris anche il Ministero della cultura. La principale caratteristica del nuovo festival, gigantesco per quantità di film e di invitati e il suo anticomunismo, mai ci è capitato di vedere un tale concentrato di film di efferatezze dalla rivoluzione di ottobre ad oggi, impossibile che un regista comunista sia invitato. Ma neanche il presente del resto sembra molto rassicurante, almeno a giudicare dalle opere viste fino ad ora. Poiché, vera democrazia, le sale sono sempre strapiene e rischiavamo di non entrare neanche con la tessera stampa a vedere l'ultimo film di Vera Chytilová, Espulsione dal paradiso, ci siamo ricordati della parola magica - Italia - che qui ci faceva entrare dappertutto ai tempi di Paolo Rossi e del campionato del mondo.
Chytilová, caposcuola della novávlná, non perde certo la sua forza, ironica sotto qualunque regime, per quanti pochi siano i film che le hanno fatto fare, si può dire che é allenata al sarcasmo: questa sua ultima é una commedia che, come dice il titolo, ha a che fare con paradisi di vario tipo, siano anche quelli contemporanei. Tant'é vero che incede nella sua commedia con la consueta grinta di quando faceva a pezzi nelle Margheritine ('66) i pranzi ufficiali dedicati a pochi burocrati. I giovani la amano moltissimo, accolta con ovazioni prima della proiezione, negli ultimi anni ha ricevuto anche riconoscimenti ufficiali. Un film, dice, "controverso", parola che suscita grande ilaritá a sottindendere le polemiche che lo hanno accompagnato.
Certo girare un film con centododici nudisti solo a lei poteva venire in mente, sublime presa in giro dell'esibizione locale della nuditá negli spettacoli e nelle presentazioni di sponsor, molto diffuse anche qui, ci dicono, soprattutto negli anni passati. Polivka, il grande attore di teatro é ancora una volta il suo interprete, regista di un film che scava nell'essenza della natura umana primigenia - la cacciata dal paradiso, appunto - mentre il produttore, un ricco russo, freme perché ha in mente sesso e violenza e quelle duecento comparse gli costano un occhio della testa e per quanto nude non c'é verso che si sfiori il pornofilm. Tra i problemi con il produttorie e con una delle mogli piú rompiscatole della storia del cinema, si ritrova la Chytilová femminista con alcune delle piú tenere scene di nudo femminile di tutte le etá dalla compattezza di un'opera di body art. Se il film perde un poco la sua compattezza lo fa quando si sente il sospetto di un certo moralismo e un'autentica ricerca del significato dell'esistenza piuttosto fuori moda, caratteristiche difficili da cancellare per i registi di quella generazione, per quanto ben bilanciata da un umorismo nerissimo.


Il mondo a nudo di Vera
Silvana Silvestri - KARLOVY VARY

Due sono i personaggi che attirano di piu i fans al festival di Karlovy Vary 36 edizione (5-14 luglio), che si affollano intorno ai monitor quando ne ripropongono le immagini: uno e Vaclav Havel, il presidente che sempre fa il suo arrivo al festival accolto con ovazioni, l' altro è Emir Kusturica che é stato qui con il suo gruppo dei No Smoking.
Terribilmente famosa, cosí la definivano e cosí è ancora, Verá Chytilová, glamour intatto da indossatrice e forza di carattere da intellettuale, si ostina a procedere controcorrente. Lo ha fatto negli anni '60 quando esplose con inaudita vitalitá, tanto piú in quanto si trattava di splendido cinema, affermazione di femminismo vincente, non c'è bad girl che stia al confronto delle sue Margheritine. Se frequentiamo questi festival é perché si incontrano leggende del cinema come lei senza che intorno ci sia il clamore delle infernali macchine per fare soldi. Eppure lei era famosa per il suo carattere non certo facile. Parliamo un po' con la regista in uno dei tanti bar all'aperto che sono spuntati, prima la notte era buia e silenziosa. La prima volta che l'abbiamo incontrata faceva il bagno nella piscina della sua casa sulla collina, una scena alquanto cinematografica, certo una sfida per immagini, al regime.
Espulsione dal paradiso, il film che ha presentato qui, ha suscitato parecchio clamore nel paese, lo ha ripetuto presentandolo al pubblico: "É un film controverso non per quanto riguarda il pubblico, ma perché ha suscitato una quantità di critiche da parte della stampa. Voleva essere un film che parlava dell'esistenza, dell'umanitá, parlare di come è fatto veramente l'uomo con le sue diverse debolezze e anche della battaglia che accompagna la creatività, ma senza metterci al di sopra dell'argomento, con un tono sarcastico: non so se questo tono è stato colto, sempre ho l'impressione che si guardi solo in superficie. L'inizio del film è un esempio di questo nostro stile: i protagonisti discutono di filosofia, con argomentazioni se l'uomo sia buono o cattivo, un angelo o un diavolo e poi tutta la scena diventa improvvisamente prosaica e cambia tono". Quando usa il plurale, Chytilova allude al suo lavoro con Boleslav Polivka, il grande attore e regista ceco che ha portato i suoi spettacoli anche in Italia piú di una volta, interprete e creatore ideale di una attitudine surreale nei confronti della realtá: "E il quarto film che faccio con una sceneggiatura scritta insieme a Polivka dopo Calamity dell'80, Il buffone e la regina dell'87 e l'Eredità del 92.
In Calamity, lo ricordiamo, appena il regime cominciò ad allargare leggermente le maglie della censura e permise ai suoi registi piú pericolosi di ricominciare a fare film, Chytilová racconta praticamente la storia di quello che era successo a tutti loro, molto precisamente: una valanga di neve che imprigiona un treno e il capo-treno cerca di capire cosa può fare. Il gelo era precisamente quello del lungo periodo in cui tutti gli intellettuali e i dissidenti erano stati bloccati, il capotreno, interpretato da Polivka, forse evocava quei "treni strettamente sorvegliati" di Menzel. "Soprattutto evocava un luogo che conoscevo bene, il ristorante sulla stazione dove lavorava mio padre, in Moravia. Un ambiente e un posto ideale per osservare la gente. Per tornare al film, é stato visto come una bruttura, qualcosa di non abbastanza estetico, di negativo nei confronti delle persone rappresentate, mentre per me si trattava di raccontare con pazienza l'essere umano".
Nel suo film, composto da 112 attori nudi, si vedono donne di tutte le etá e misure, riprese con una tenerezza inedita, ognuna con la sua forza e bellezza, bambina o vecchia, trasformate poi nei personaggi sempre un po' comici di moglie o amante non appena indossano abiti e ruoli... "Noi abbiamo visto in questa utilizzazione oceanica del nudo anche una presa in giro di un certo modo di concepire il nuovo corso, il mito del nudo come moneta di scambio: era una questione di estetica, di mettere insieme una composizione stilizzata, come quando tutte le donne sono sdraiate sulla sabbia. Il concetto era realizzare in video secondo l'ottica o meglio, la presa in giro di Dogma".
La ammiriamo per la sua forza di andare controcorrente sotto qualunque regime... "Penso che l'individuo non é libero. Uno é sempre con gli altri, non si é mai veramente autonomi sia nel totalitarismo. Non sono contenta di quello che succede ora, faccio sempre una battaglia per come è condotta la politica culturale. Siamo infatti l'unico stato in Europa a non avere nessun supporto da parte dello stato. Anzi sì, per ogni biglietto venduto una corona va al Fondo del cinema. Al di fuori circolano molti soldi, anche fondi neri, ma solo quelli che sgomitano riescono ad accedervi. Questo crea conflitti anche tra di noi. E' una situazione pessima perché c'è una battaglia per i finanziamenti. Oltretutto non sono d'accordo con questa politica attuale, bisognerebbe usare la ragione invece di scontrarsi tra partiti. Esplusione dal dal Paradiso é un film fatto completamente senza soldi, girato in digitale e nessuno di noi é stato pagato. Poiché non avevamo finanziamenti, non avevamo neanche la pubblicità, cosí è passato un po' inosservato".
Ma, le ricordiamo, senza essere annunciato da nessuna parte, neanche in puro ceco, si potevano vedere in segreto, insieme agli altri magnifici film della nová vlná (nuova onda) intorno agli anni ottanta anche i suoi classici degli anni sessanta come Strop del '62. Quando c'era una porta chiusa senza programma attaccato fuori era il segno che lí si stava proiettando qualcosa di interessante. Cosí i suoi film che parlano di pura trasgressione ad alto livello, fastosi in quanto a immaginazione e vivacitá sono praticamente censurati in Italia e, fatto ancora piú grave e indice di pesante arroganza nei confronti di chi non aveva la possibilità di difendersi, piratati, come ci racconta, é successo al suo Praga, cuore inquieto d'Europa dell'84 che è stato distribuito dalla Rai con i titoli che lo attribuiscono a Jiri Menzel. Il film faceva parte di una serie in cui ogni famoso regista firmava il suo film su una cittá europea, Zanussi il Vaticano, ad esempio. "Ho un grande conflitto con la Rai. A Menzel è stato proposto il film, in quanto il suo nome è legato all'Oscar, ma lui non aveva voglia di farlo, non sa niente di Praga, diceva e così mi ha chiesto se volevo farlo io. Il film compare adesso nella filmografia di Menzel, c'è anche un avvocato per risolvere questa assurda causa con la distribuzione. Il giudice per emettere la sentenza, pare abbia chiesto una nota medica in cui Menzel dovrebbe dimostrare che in quel periodo era malato e non poteva girare. In ogni caso non posso avere la copia che è in possesso della Rai e non posso presentare il film a nessuna mia retrospettiva. In Cecoslovacchia poi il film è stato vietato a lungo perché non glorificava il comunismo". Arroganza dell'ovest e surrealismo dell'est: per sopravvivere a queste situazioni ci vuole una bella tempra. Però ha ricevuto parecchi premi ufficiali negli ultimi tempi... "Sí, prima di questo film. Ho ricevuto il Globo di Cristallo per il mio apporto alla cinematografia - non alla carriera - a Karlovy Vary l'anno scorso e il Leone ceco per lo sviluppo della cinematografia. Qui non siamo tanti e si vede che non c'era piú nessuno da premiare. In ogni caso ero all'ultimo posto".