Donne e conoscenza storica
         

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Bibliografia e antologia di testi

1993: un anno di produzione femminile

Dieci anni fa: Lezioni di piano di Jane Campion, 1993


foto 9


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foto 11

 


Ada non sa infatti di essere stata spiata; intanto i maori hanno fatto irruzione nella loro casa, hanno strimpellato sul pianoforte, rovistato fra i loro oggetti. Gli scozzesi fortificano casa.

Giunge notizia che Baines vuole andarsene. Ada per salutarlo definitivamente, vorrebbe rimandargli il tasto del pianoforte, lo stacca e lo incide ulteriormente dichiarandogli il suo amore e firmandolo (foto 6). Chiede alla figlia di portarlo alla capanna, Flora esita, anzitutto perché sta giocando con la bambola e poi perché i fatti nuovi successi - le minacce degli indigeni e la censura sessuale del nuovo 'padre' - l'hanno convinta a chiamare Stewart papà e a condividere le sue ragioni. Decide di consegnare al 'padre' il tasto avvolto in un tovagliolo; l'uomo legge la scritta, reagisce con violenza, afferra la partner la trascina al ceppo della legna e le taglia con l'accetta l'indice della mano destra. Ada è paralizzata e finisce in uno stato di semicoma, inaspettatamente il marito le diventa devoto.

Dopo il fatto Flora scappa a casa di Baines e lì passa la notte straziata (foto 9). Baines condivide adesso la sua casa con una donna maori che capisce la disperazione della bambina; ecco un'altra scena dove sentiamo l'accordo della regista con i nativi. Sono questi strani personaggi dunque che, benché siano i perdenti, gli spodestati senza potere forte, in realtà, regolano l'ansia e la passione, portano in gioco il senso comune, più accettabile, e svelano quali sono i retroscena, le coperture fittizie.

Durante la notte il marito tradito e pentito si reca - luce a petrolio in mano - alla capanna, punta una pistola contro Baines, per potergli parlare senza che l'altro reagisca, spaventato, e gli dice che ha sentito nella mente la voce di Ada che gli dice di lasciarla andare, così sarà però devono lasciare l'isola. E' la scena secondo me meno risolta e che lascia non sciolto il sospetto che il marito trasferisca all'altro una moglie non sua, né che mai lo sarà ma che è stata marchiata.

Il clima di pietà che si crea intorno a Ada corregge il sospettato scambio; la vediamo, capelli sciolti sulle spalle, incontrare Baines e la figlia; al momento di partire la gente mormora intorno <<poverina>>. E' una scena che risveglia nella mente Adele H. di Francoise Truffaut; uno dei primi registi contemporanei a portare in scena le donne romantiche.

Sono utili tutti questi momenti per capire il finale oltre il sospetto di uno scambio fra uomini. L'imprevisto incontro di Ada con George, di cui è stato inconsapevole artefice il non ancora marito, ha già smentito l'atto patriarcale con cui il padre aveva consegnato la figlia a un altro uomo. Vediamo la storia delle donne e degli uomini collocata fra passato e presente senza soluzione di continuità, depistate le volontà patriacali, nella nuova terra i desideri femminili ridescrivono la realtà materiale e provvida.

Ada, Flora e George si trasferiscono lontani, finalmente Ada sta imparando a parlare, vive felice con George e Flora, suona ancora. Ha un piano nuovo, l'altro è in fondo al mare, e - come ci dice - ora insegna a suonare: vediamo solo la mano di Ada muoversi sulla tastiera. Sentiamo distintamente il dito d'argento, che prima che arrivi la nota tocca con il suono metallico il tasto.

Aveva ragione dunque George che soppesava "the arms" di Ada e nudo ne studiava i muscoli delle spalle (foto 8), l'energia immessa nella pressione sui tasti, mentre l'altra continuava a eseguire la sua melodia. Il fastidioso peso metallico del dito finto sostituisce il tocco deciso e leggero dell'indice. Ada sapeva che cosa poteva togliere al suo piano: l'ignoranza del marito e la sua legge selvaggia.

C'è contrasto fra la pretesa patriarcale di 'possedere' una moglie come esito della civiltà e l'applicazione della legge del taglione. Eppure c'è in comune fra le due porzioni di storia - quella civile e quella ancestrale - un'immagine non appropriata della soggettività.

L'inadeguatezza di Stewart la racconta la fotografia che lui e Ada si fanno scattare in abito nuziale, è prima che queste nozze avvengano; così il vestito della sposa è posticcio, appoggiato all'abito che indossa quotidianamente. Ada e George sono sostanzialmente inadeguati e lontani, la nudità di George mentre Ada continua a suonare è assurda per una donna sessualmente evoluta ed emancipata. Eppure questa incoerenza, questo narcisismo caparbio e frigido di Ada ci riporta a un qualcosa di molto più promettente della disinvolta parità fra i sessi che vincerebbe nei nostri tempi.

Silvia Vegetti Finzi ha visto, invece, in Ada le donne del post-femminismo, dice che <<noi siamo Ada>>. La interpretazione della castrazione riporterebbe a un narcisismo guarito, Ada ferita diventa << un'altra donna rispetto alla cocciuta egocentrica proprietaria dell'irrinunciabile piano>>.

A me sembra che Stewart faccia troppo conto sui diritti formali e gli sfugga il nesso elementare per applicare una legge: la parola per comunicarla attraverso le maglie della soggettività; perché forse veramente, come dice Lacan e ci ricorda Chiara Mangiarotti, le donne sono attaccate al particolare e diverse una per una. E' la stessa regista a condividere questa prospettiva.

Prendiamo dunque per felice il finale di Lezioni di piano dove lei sta imparando a parlare, con il volto coperto per la vergogna dei suoni gutturali (foto 10), dove si baciano Ada e George (foto11); non saprei immaginarne un altro migliore, se l'ispirazione di Jane Campion è stata nei romanzi delle sorelle Bronte. Cime Tempestose di Emily Bronte è uscito nel 1847.

E' stato detto che Lezioni di piano è un film 'freudiano' e vuole rappresentare la percezione della sessualità fra donne e uomini dell'età vittoriana. Prima dei titoli di coda si legge: for Edith, la madre di Jane Campion.

Ho visto in questo film la rappresentazione storica complessiva, e ho sentito la tenerezza che suscita un vecchio armadio di due secoli fa, con i ripiani che sprofondano e lasciano passare gli oggetti, come se passare attraverso il tempo avvolgesse la memoria di malinconia.