pubblicato
in "Quotidiano" della Calabria 4/3/2005
OTTO MARZO: PER
AMORE DELLA VERITA'
di
Franca Fortunato
Quando
nel lontano - vicino 1987, uscì, per la prima volta, il libro 8 Marzo
- storie, miti, riti della giornata internazionale della donna, per opera
dell'Udi (Unione donne italiane), suscitò scandalo e polemiche, ebbe l'onore
delle prime pagine dei quotidiani e citazioni alla radio e alla televisione. Tutto
questo perché le autrici del libro avevano scoperto, attraverso una seria
ricostruzione storica, che, contrariamente a quanto si è andato raccontando
negli anni, alle origini dell'8 Marzo non c'è nessun incendio, che nei
diversi paesi si sono date nel corso del tempo spiegazioni diverse delle origini
della giornata, che quella data è stata fissata nel 1921, dalla Conferenza
internazionale delle donne comuniste, per ricordare il giorno della prima
manifestazione del 1917 delle operaie di Pietrogrado contro lo zarismo. Manifestazione
con cui si avviò la prima fase della rivoluzione russa.
Nel libro,
le autrici, ripercorrono il lungo cammino di questa Giornata, dietro cui c'è
una storia di donne, di un movimento politico di donne, che abbraccia quasi tutto
il secolo passato e che va dagli Stati Uniti alla Russia, dall'Europa all'Italia,
dove la storia dell'8 Marzo, fino agli anni '80, si identifica con quella dell'Udi
che, costituita nel 1944, ha incominciato a festeggiarlo nel secondo dopoguerra,
mettendo al centro i temi dell'emancipazione e, poi, col femminismo il tema della
liberazione sessuale.
Dagli
anni '70, in poi, l'8 Marzo è divenuto, sempre più, la giornata
di tutte le donne, segno di quel <diffuso femminismo> per cui, oggi, il
movimento non c'è più, ma c'è l'8 Marzo (al
di là e nonostante le banalizzazioni e il folklore istituzionale) e c'è
femminismo, nell'orgoglio di essere donna e nella libertà femminile.
Cosa
racconta l'incendio, quando e perché si incominciò a legare l'8
Marzo ad esso?
Forse qualcuno, ancora, in questo 8 Marzo, racconterà
che la giornata internazionale della donna sarebbe stata istituita da Clara Zetkin
nella Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen nel
1910 e fissata l'8 marzo per ricordare la morte di alcune operaie americane (il
numero, sempre incerto, oscilla dalle 29 alle 129) avvenuta in un incendio nel
corso di uno sciopero, due anni prima di quella data. In verità, in quella
conferenza, la Zetkin propose la giornata internazionale, visto che già
da tempo, in date diverse, avveniva negli Stati Uniti e, qua e là, in alcuni
paesi europei, con al centro la lotta per il suffragio femminile, portata avanti,
da molto prima, anche dalle < femministe borghesi>.
La proposta,
in verità, allora, non fu neppure discussa e nelle carte dell'Internazionale
non c'è traccia dell'incendio, per il semplice fatto che non era ancora
accaduto, visto che avverrà l'anno dopo nel 1911.
Fissata la data, a
partire dal 1921, fu 8 Marzo per tutte.
E' a partire dal 1952 che, in Italia,
la giornata viene associata al racconto dell'incendio, perché nel quadro
politico che si era venuto a creare, dopo il '48, la vicenda tragica delle operaie
morte in un incendio, per colpa di un cattivo padrone, si prestava meravigliosamente
per veicolare messaggi di denuncia contro il capitalismo oppressore e di solidarietà
nei confronti della classe operaia oppressa e chiamata alla rivoluzione.
La
giornata internazionale della donna, sin da quando fu promossa, agli inizi del
secolo scorso, e quando fu ripresa dall'Udi nel dopoguerra, fu intesa come un
grande appuntamento che rendesse visibile la presenza delle donne, che facesse
conoscere i loro obiettivi di lotta.
Gratitudine
va a quelle donne che tennero vivo l'8 Marzo anche nei bui anni cinquanta, quando,
nel clima di scontro e di repressione dentro la guerra fredda, era vietato dare
la mimosa alle donne (fiore scelto per quella giornata dalle romane dell'Udi nel
1946), i cortei di donne erano vietati e si rischiava di essere condannate per
turbativa dell'ordine pubblico, per occupazione di suolo pubblico e per manifestazione
non autorizzata.
Il primo 8 Marzo del 1945, tutte le donne chiesero la
fine della guerra e la pace e le 21 deputate all'Assemblea Costituente, nel '46,
si batterono perché nella Costituzione l'Italia scrivesse il proprio ripudio
della guerra e, intanto, allora, si affermava la tradizione delle cene di sole
donne.
Oggi, 8 Marzo 2005, in un mondo segnato ancora dalla violenza della
guerra, di fronte al caos creato in Iraq da una guerra ingiusta e da
un' ingiustificabile
occupazione da parte delle truppe americane, italiane, inglesi ed altre, dedico
questa verità storica a due donne, che dell'amore della verità ne
hanno fatto una passione e, consapevolmente e coraggiosamente, ne hanno corso
il rischio per informare su
< una realtà che altrimenti finirebbe
solo nei bollettini di guerra o nei pamphlet di propaganda >.
Donne
a cui essere grate per il loro lavoro, i loro articoli, per l'attenzione che hanno
avuto per le donne dell'Iraq, dell'Afghanistan, del Kosovo, dell'Algeria: Giuliana
Sgrena, Florence Aubenas.
Che tornino al più presto, le aspettiamo.